Esperienze Magico-Sessuali

 

Trovo interessanti, e qui riporto, delle esperienze magico-sessuali capitate ad un "viaggiatore" di un secolo fa in mezzo agli arabi.

.......L'avviamento decisivo doveva occorrermi diverso tempo dopo a Tert, località vicina a Derna. Sapevo che là risiedeva un misterioso vecchio dedito alla vita ascetica e godente di particolare prestigio, malgrado le sue misere condizioni economiche. Lo pregai di venire da me, cosa che egli a tutta prima declinò, dicendo che non si sentiva degno di avvicinare un grande capo italiano. Infine accondiscese. Ed avvenne qualcosa di singolare: un immediato comprenderci. Egli mi disse che mi riconosceva, che sapeva già che avremmo dovuto incontrarci. Quando ci separammo, volle che accettassi da lui un anello, da cui non avrei dovuto mai separarmi: d'oro, con due sfingi che serrano uno zaffiro.....

........Si trattava dunque di far fruttificare il germe in me deposto; e qui cominciò per me un periodo di vicende e di esperienze varie, sulle quali non è facile riferire. Da un ambiente passavo ad un altro, in luoghi lontani, ed io avevo il senso che per certi segni segreti l'uno mi segnalasse all'altro per saggiarmi in un senso o nell'altro, per interessarmi a cose che in apparenza non avevano alcuna relazione diretta fra di loro ma che penso dovevano integrarsi a vicenda per chi avesse potuto abbracciarle con un solo sguardo.

Accennerò ad esperienze tentate su tre diverse direzioni. La prima fu la direzione della magia cerimoniale (evocatoria). Il mio maestro d'arabo e di Corano, di nome Ibrahim, con cui da tempo avevo familiarità ma il cui aspetto modesto nulla avrebbe fatto sospettare di facoltà del genere, mi fu guida in esperienze di questo tipo. Come fenomeni, si ottennero frequentemente materializzazioni di fiamme, apparizioni di occhi immensi e strani, ecc. Mi si ammonì però di non interessarmi troppo ai fenomeni in sé stessi; ho l'impressione che si mirasse piuttosto a coltivare una forza di comando sull'invisibile e di controllo su ogni emozione. La pazzia - mi diceva Ibrahim - era il pericolo che si poteva incontrare ad ogni passo, se non si aveva il giusto orientamento (nyyah)......

...In secondo luogo vi furono esperienze di magia sessuale.  Di solito, si ammettono a queste pratiche persone che, per temperamento, sono particolarmente portate al sesso, inclinazione, questa, la quale viene usata come « materia prima ». La norma è di condurre l'unione con la donna così che in nessun caso si giunga alla soluzione terminale normale e animale di essa, costituita dalla eiaculazione del seme. Le organizzazioni con cui ero entrato in contatto disponevano di ragazze berbere specializzate per tali pratiche. Ritengo che esse ricevessero volta per volta una preparazione occulta. Inoltre erano date formule - dhikr - e nessuna ragazza acconsentiva a tali pratiche ove esse non venissero usate. In tutta la notte in cui doveva prolungarsi l'esperienza veniva fatto uso di un tè all'araba, cioè come una specie di forte decotto, al quale venivano aggiunte successivamente infusioni di erbe varie, le quali dovevano non esser prive di relazione con i gradi e l'andamento dell'esperienza.

 Lo scopo della pratica appariva esser duplice. Anzitutto era un dominio di sé, diverso dal semplice resistere alla tentazione, perché si accettavano tutte le condizioni normali, fisiche e psichiche, di ogni amplesso con una donna, né era prescritto di soffocare le sensazioni che abitualmente vi si legano, con la sola eccezione di dominare e inibire l'emissione del seme. Ora, le ragazze impiegate avevano invece l'istruzione precisa di metter in opera ogni mezzo a che ciò accadesse. Particolare bizzarro: mi accadde di veder piangere queste ragazze quando riuscivano in questo intento di « dirottamento », e scusarsi, dicendo che avevano dovuto obbedire ad un ordine.

Ma, a sua volta, questo fine da realizzare resistendo e dominandosi era anche un mezzo, perché le forze destate ed esasperate in una unione sessuale così condotta dovevano condurre a ciò che alcuni chiamano una « rottura di livello », con forme corrispondenti di illuminazione e di penetrazione in altri piani dell'essere.

Accennerò per ultimo ad una esperienza con lo specchio magico. Premetto che sia per questa che per ogni altra esperienza, nel candidato veniva richiesta, dalle organizzazioni che ho frequentate, una dote indispensabile: l'incapacità di essere ipnotizzato. E con ogni mezzo si verificò anche su di me se fosse presente questa dote. Un simile dettaglio è interessante, specie in relazione ad esperienze, come quelle dello specchio. Esso ci dice che il presupposto è una disposizione diametralmente opposta a quella del medium e di chi facilmente scivola in stati di coscienza ridotta e di semiveglia sognante. Quanto ai dettagli, anche per la pratica con lo specchio essi sono dettagliati nel CD. Per me fu usato uno specchio concavo di cristallo nero. ( vedi sezione oggettistica ). Durante l'esperienza, preceduta da recitazione di vari dhikr, un anziano della Zauia mi stava vicino. Mi era stata trasmessa una formula da usare in caso di pericolo. L'esperienza ebbe questo andamento: sospesa la percezione normale del mondo esterno, mi sentii in un ambiente di luce opalina diffusa, che poi divenne azzurra diafana, luce alla quale successe una sensazione di completa oscurità. Dopo un tratto di tempo, che non saprei valutare perché la sensazione del tempo era completamente sospesa, si manifestò di colpo una visione come di un'enorme cateratta di fiamme che m'investì come un turbine. Confesso di non aver saputo tener fermo. Terrorizzato pronunciai la formula che mi era stata data e immediatamente tornai allo stato della coscienza ordinaria. L'Arabo che mi assisteva mi disse sorridendo: « Peccato, è mancato poco e saresti riuscito. Ma sei abbastanza avanti. Non scoraggiarti ».

 Non molto tempo dopo fui richiamato in Italia. Così il capitolo delle mie esperienze fra gli Arabi si chiuse. Conservo l'anello d'oro datomi dal « Capo della Via » e così pure un manoscritto arabo di magia affidatomi da Ibrahim, il mio maestro di magia evocatoria.

Per i lettori di queste pagine non potrebbero dunque essere che oggetto di semplice curiosità. Forse potranno interessare i seguenti versi, che ho tradotto, e che si rifanno agli accennati ambienti arabi.

 Nulla ebbe inizio mai nel mondo, né il mondo. Nulla potrà mai finire. L'eternità non ti pesi, cerca d'empirla di te, sempre.

 Nessun attimo del tempo eterno può dire: lui il primo. Nessuno e niuna cosa può dire: sarò l'ultimo.

 La parola che dici, anche al tuo cane, s'ode in tutti i pianeti e nello spazio, pieno di vite, fra essi. Nessuna parola si perde.

 Quando nella tua mente si forma un pensiero, che è tanto misera cosa che t'addolori perché così piccolo sia, esso precipita lagg, come torrente in piena, e colma un nuovo mondo che in moto si pone.

 Né ad est, né ad ovest, né a nord, né a sud vi sono confini. L'infinito è infinito: spazio e tempo.

 Non fare pensieri vani, non dire vane parole, l'Eroe è quello che sa tacere. Sii buono, ma Prima d'esser buono

 SII TE STESSO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con questa rottura di livello s'intende sciogliere l'io, sciogliere quel rapporto "io qui e il mondo là"; si tratta di un perdersi mantenendo la consapevolezza di essere.... come chi si fa portare dalla cresta dell'onda, senza forzare, senza aver paura, andando sempre avanti fino al mare della luce.  [ Ritorno ]