L'ANTICHISSIMO CULTO DEL FUNGO

 

Di seguito è riportato un articoli estratto dal Giornale dei Misteri ( Giugno '74 a firma Alessandro Copecchi ) che inquadra alcuni importanti aspetti dell'uso delle "Acque corrosive".

I lettori di questo sito sanno già cosa intendiamo per "primitivi" cioè, non popoli che un giorno diventeranno come noi ( meno male ) ma resti degenerescenti di popoli decaduti da una regale spiritualità. Si noti nei miti elencati che moltissimi popoli, anche se con termini diversi, riportano lo stesso insegnamento magico-spirituale.

Il lettore accorto saprà estrapolare e creare analogie con altri scritti precedenti al fine di ottenere le informazioni necessarie a completare un altro aspetto ed un'altra via che potrebbe portarlo alla realizzazione magica così come noi l'intendiamo.

L'ANTICHISSIMO CULTO DEL FUNGO

 Lo studio comparato delle leggende, del folclore, delle sacre scritture e dell'archeo­logia, ha messo recentemente in evidenza che agli albori della civiltà quasi tutti i popoli della Terra hanno adorato alcuni funghi allucinogeni, dando origine a forme primitive di religioni e di miti che possono essere interpretati in modo diverso. 

Malgrado i progressi in ogni campo, molti sono i misteri che ancora oggi avvolgono il nostro passato ed è noto che le dottrine tradizionali più di una volta si sono dimostrate incapaci di dare una spiegazione esauriente. 

Per tale motivo in questi ultimi anni si è cercato d'impostare gli studi diversamente, con mente più aperta, non limitandosi al semplice reperto archeologico da classificare, ma prendendo in considerazione anche aspetti che finora venivano ritenuti solo oggetto di curiosità o materia di altro tipo di indagine. Così studiando il folklore, le religioni, gli antichi testi sacri, le leggende ed i miti dei popoli della Terra, si è visto che spesso si può inquadrare meglio una data civiltà, mettendo talvolta in evidenza sconcertanti punti di contatto tra genti lontanissime, tra loro, in ogni senso. Recentemente sono state poste le premesse per una nuova branca dell'etnologia: « l'etnomicologia », lo studio cioè del ruolo che hanno avuto i funghi presso i vari popoli. Questo potrà forse sembrare ridicolo, ma già sono stati scoperti diversi fatti che permettono di porre nuove ipotesi, di meditare su quanto finora veniva dato per scontato o ritenuto solo mitologia, e indubbiamente non mancheranno in futuro altre rivelazioni, visto che questo genere di studi è solo ai primi passi.

 I funghi allucinogeni

 Tutto è cominciato qualche anno fa ' quando i coniugi americani Gordon e Valentina Wasson, insieme ad un' équipe di etnologi e micologi, hanno avuto modo di partecipare ad una insolita cerimonia, in un villaggio del Messico completamente isolato dalla civiltà. Si trattava di un rito in cui si adorano e si mangiano particolari funghi, ritenuti « divini » perché capaci di provocare visioni ultraterrene e di far comunicare con gli Dei; gli Indios infatti dicono che « Le Ilevan ahì donde Dios està » cioè « portano dove c'è Dio ». Questa antica cerimonia, tutt'oggi riscontrabile nei più sperduti villaggi del Centro-America, è in genere condotta in lingua mizteca da una donna (« curandera »), che pulisce i funghi grossolanamente e, dopo averli passati nel fumo di un incenso resinoso, li distribuisce ai presenti, contandoli a coppie e tenendone per sé 13 paia; si spengono poi le candele con i petali di alcuni fiori ed al buio si masticano lentamente i funghi, intonando antichi canti, in attesa delle visioni o di essere posseduti dalla divinità.

 Già presso i popoli precolombiani era comune l'uso di funghi allucinogeni, da parte dei sacerdoti e di pochi eletti: gli Aztechi, ad esempio, li chiamavano « bambini delle acque » (quelli che crescevano sulle pendici del vulcano Popocatepetl) oppure « Teonanacatl » (« carne di Dio ») e scandalizzarono non poco i frati al seguito di Cortez. Questo impiego è confermato non solo da numerosi Codici, ma anche dagli affreschi della Valle del Messico, dalle antiche « pietrefungo » rinvenute nel Guatemala, erroneamente interpretate da qualcuno come simboli fallici, e da numerosi altri reperti. Del resto tracce di queste remote pratiche sono evidenti anche oggi in tutta l'America, in molte cerimonie religiose, magiche o folcloristiche, che risultano perciò un insolito connubio tra credenze pagane (antichi canti, divinità dimenticate ... ) e cristiane (prassi simile alla Comunione, immagini di Santi…). In seguito alla suddetta esperienza i coniugi Wasson ebbero modo di tutto dì classificare, con l'aiuto del famoso micologo Roger Heini del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, questi funghi, dato che molti di essi erano completamente sconosciuti perché reperibili solo in limitatissime zone del Messico; inoltre notarono molte analogie con cerimonie simili, praticate in altre zone della Terra o addirittura da popoli ormai scomparsi. Ebbero insomma l'intuizione che questi funghi allucinogeni, diffusi ed usati in tutto il mondo ed in ogni epoca finora trascurati dalla scienza, potevano forse essere più importanti di quanto si potesse immaginare.

Con l'aiuto di numerosi esperti, no­tarono che i funghi si trovano nei miti, nelle leggende, nelle favole, nelle ballate, nelle religioni e nel folklore di tutti i paesi, spesso accompagnati da nomi volgari molto eloquenti e da un alone di mistero del tutto ingiustificato per un semplice vegetale: è quel­lo che gli antropologi chiamano « Mana », cioè un'aura soprannaturale e magica. In seguito a lunghe e dettagliate ricerche, videro che quasi tutti i popoli della Terra in uno stadio del­la loro evoluzione, in genere corrispondente agli albori della loro civiltà, hanno adorato ed usato dei particolari funghi « divini », o almeno qualcosa che, alla luce di queste nuove supposizioni, potrebbe benissimo, essere un fungo! Non è una ipotesi azzardata affermare che molto tempo fa, prima della storia scritta, i nostri antenati abbiano mangiato questo tipo di vegetali e che in seguito li abbiano adorati e ci abbiano costruito miti e primitive forme di religione. E’ piuttosto logico che questi funghi siano stati spesso identificati con la divinità stessa, dato che provocavano visioni, infernali o paradisiache, e rappresentavano in un certo senso la chiave del tempo e dello spazio, per entrare in contatto con gli Dei. 

La « curandera » messicana Eva Mendez espone al fumo dei funghi allucinogeni durante un cerimoniale magico. Accanto: antica scultura messicana rappresentante un fungo allucinogeno.

 Il Soma o Ambrosia degli dei 

Così, studiando i vari popoli si è  visto ad esempio che gli Ebrei consideravano tutti i funghi velenosi, perché questo era una specie di « tabù » affinché alcuni di essi fossero riservati solo ai Sacerdoti, ai Re ed a pochi privilegiati.

 Per gli antichi Greci sembra che il colore del « cibo tabù » fosse lo scarlatto (come per gli Anglosassoni, che mangiavano solo i funghi bianchi malgrado fossero più facilmente scambiabili con quelli velenosi) e più precisamente un fungo scarlatto che era ritenuto altamente magico e divino. Quest'ultimo è stato oggi identificato con l'Amanita Muscaria e, dato che era riservato soltanto agli Dei, molti indizi fanno supporre che non fosse altro che la famosa Ambrosia (o Nettare se veniva spremuto), cioè il cibo degli Dei dell'Olimpo di cui parla la mitologia e la letteratura classica! Questa riporta anche che Dioniso, Dio dell'energia vitale e della mistica luce, era spesso identificato con l'Ambrosia e questo nome portavano le Feste in suo onore, che si celebravano in Ottobre, stagione dei funghi. Quindi è probabile che l'Ambrosia, Dioniso e l'Amanita non fossero altro che tre aspetti di una stessa cosa.

 Del resto l’ebbrezza che caratterizzava le Feste di questo Dio raggiungeva spesso dei livelli così esasperati da pensare che fosse dovuta più ad una droga che al vino od altra pianta, come sempre è stato ripetuto. 

Gli antichi Veda (scritti religiosi degli Ariani al tempo della loro conquista dell'India, nel 1500 a.C. circa) chiamavano invece il cibo degli Dei « Soma », che significa « immortale » ma è sempre la stessa cosa. Questi scritti infatti parlano dei sistemi usati dai Sacerdoti per ottenerlo, sistemi del tutto identici a quelli impiegati anche oggi dai popoli locali, dell'Afghanistan e dai Koryaks siberiani, che spremendo determinati funghi tra due assi, ottengono un succo magico che viene poi acidificato con latte. Agni, divinità Indù della mistica luce e del fuoco sacro, è identificato con il Soma, esattamente come Dioniso con l'Ambrosia; ed anche Agni fu generato in seguito ad un fulmine scagliato sulla Terra dal padre Indra, proprio come Zeus fece con Dioniso. Non è un caso forse che in tutto il mondo (nell'antica Grecia ed a Roma, in India, nel Pamir, nel Tibet, in Persia, in Cina, in Messico, nella Nuova Zelanda e perfino nelle Filippine) sia diffusa la credenza popolare che i funghi nascono per azione della folgore, mentre la scienza ha confermato che non c'è alcun rapporto! Forse quanto detto può dare una spiegazione a questa stupefacente credenza.

 Gli dei dalla testa di rospo

 Continuando l'esame dei miti e degli antichi testi, il « Libro dei Giudici » riporta che Sansone mandò 300 volpi, con torce legate alle loro code, a distruggere i raccolti dei Filistei. E’ stato notato che questo è praticamente impossibile perché la volpe palestinese non è mai stata gregaria, quindi trovarne 300 esemplari sarebbe stata un'impresa assai ardua; inoltre non è detto che assolvessero la loro funzione. E’ invece più probabile che il Libro si riferisca ad un battaglione di uomini, il cui numero convenzionale era per gli Ebrei proprio 300, e che, per diventare più coraggiosi e battaglieri, avessero mangiato qualcosa di « speciale ». Infatti tutt'oggi sulle pendici del monte Tabor cresce un fungo con potere allucinogeno, che per il suo colore viene volgarmente chiamato « volpe » (in Russia ci sono le « Lychenko = piccole volpi »). Questo spiegherebbe anche perché le « piccole volpi con il vino, fortificano e mandano in paradiso, quando i vigneti sono in fioritura », come si legge nella « Canzone di Salomone ».

 Sembra che lo stesso Budda, in occasione della sua ultima cena, abbia mangiato dei particolari funghi che in breve lo trasportarono nel « Nirvana ».

 Molto ancora ci sarebbe da riferire, ma è più interessante notare che ci sono stati anche popoli che invece non usavano questi funghi e che anzi li rifuggivano, chiamandoli con nomi, demoniaci o dispregiativi come « pane di rospo, sterco di rospo ». C'è un motivo: infatti questo animale, quando è attaccato o impaurito, libera dai pori della schiena una sostanza (la Bufonenina), che è la stessa contenuta nei punti bianchi del cappello della Amanita Muscaria!

 Il rospo era anche l'emblema dell' antica Argo, lo stato principale del Peloponneso, la cui capitale era Micene o « città dei funghi », poiché era stata costruita in una zona che ne era ricca.

 Tlalocan, Dio Azteco dell'ispirazione, appare in molte pitture murali raffigurato con la testa che ricorda un rospo (esattamente come Dioniso e Agni!) e circondato da funghi, a simboleggiare il Tlalocan, cioè il suo paradiso. Quest'ultimo del resto, stando a quanto affermano le varie religioni ed alle raffigurazioni che ce ne hanno dato i mistici, non è molto dissimile da quello dei Sumeri, degli Indiani, dei Messicani, degli Ebrei, dei Greci (il famoso « Giardino delle Esperidi ») e dei Polinesiani. Paradiso infatti significa, nelle lingue semitiche, « frutteto » e come tale appare nelle tradizionali rappresentazioni o nelle visioni provocate da sostanze particolari.

 Come si vede dunque il discorso sarebbe assai vasto, ma è troppo presto per poter affermare se tutte queste ipotesi siano valide o meno. E’ comunque certo che qualcosa di vero c'è, in quanto gli argomenti riportati si basano non solo su supposizioni, ma anche su reperti archeologici e storici, nonché su miti secolari che, anche se talvolta sono travisati dalla fantasia popolare, sono comuni a diversi popoli della Terra e perciò fondati senza dubbio su una base di verità.

Alessandro Capecchi