La legge del tre

 

Ci sono due modi per osservare la natura : il modo moderno-scientifico e il modo magico-spirituale. I due modi sono le facce di una stessa medaglia. Per poter usare il modo magico bisogna avere sciolta quella “convinzione” che non siamo una cosa nella natura e staccati da essa ma siamo la natura. Una volta capito l’errore di questa separazione “io qui e invece la natura fuori da me” io e la natura diventeremmo tutt’uno. Cosa non semplice! Ma si può riuscire, anzi, si deve riuscire!

In ogni caso, sia che si usi il modo di osservazione moderno-scientifico o quello magico, la natura ha comunque delle leggi che in ultima analisi sono sempre quelle dell’io.

Ricordiamo che più volte abbiamo evidenziato nelle pagine del sito che la forma spirituale, l’essenza della natura è in noi. Ma dicevamo delle leggi. Queste leggi sono impersonali e non possono essere etichettate come buone, cattive, malvagie ecc. Se avviciniamo la mano al fuoco ci scotteremo e non perché il fuoco ci ha punito o perché è malvagio. Nelle leggi della natura si muovono delle forze e la magia studia queste forze naturali ma da un punto precedente da come le vediamo fuori da noi. Mi spiego. Se abbiamo un peso alla sommità di una collina basta imprimergli una spinta, e ce lo troviamo giù alla fine della nostra collina. Sappiamo che questo è dovuto alla forza di gravità. I maghi, le streghe, i “primitivi”, che avevano il rapporto io-natura non scisso come noi moderni, vedevano queste forze come degli “Enti”. E tutta la natura era ( ed è ) popolata di Enti, cioè di campi di forze impersonali ma con una propria autonomia che si comportano secondo la loro volontà: da qui la legge. Questi Enti non sono solo l’altra faccia delle leggi fisiche della natura ma sono anche forze che presiedono i rapporti tra persone. Sono Enti, forze vive, psichiche “sottili” invisibili. Sembra che nel mondo degli « enti » esista una legge di necessità, paragonabile a quella fisica dell'azione e della reazione. Quando si crea una resistenza di contro al vortice di un ente, si crea la causa di un effetto; tanto più, quando si opera un'azione magica. L'effetto è una reazione, cioè una forza dell'ente, che si volge contro chi resiste od agisce. Se l'operatore sa resistere, la forza si scarica altrove, MA IN OGNI CASO SI SCARICA. Le « linee di minor resistenza » allora sono costituite dalle persone strette da un legame di simpatia, od anche di sangue, o di comunità d’intenti con chi agisce. Il mago o la strega vedono queste forze e possono indirizzarle, dirigerle verso o contro qualcuno. I casi sono due: o chi compie l’azione magica ( l’operatore ) è “sganciato” da quel vincolo dell’esser “umano” e di conseguenza ha sciolto il vincolo Io non-io e l’effetto voluto dall’azione magica è realizzato, oppure, o, se l’operatore è ancora preso nella sfera “umana”, i risultati sperati restano confinati nell’ambito della pura speranza. Molte “aspiranti streghe o maghi” si crucciano pensando, credendo, o fingendo di credere, che non si deve fare “quel tale incantesimo” perché danneggerà la tal persona. Crediamo che tutti questi aspiranti maghi o streghe possono fare tutto quello che vogliono perché i loro incantesimi resteranno relegati nell’ambito del folclore fin tanto che il loro “io” non abbia subito un cambio di “polarità”. I desideri resteranno desideri, le fantasie resteranno fantasie. Tutto questo fin tanto che non si spezzi quel rapporto Io-Natura di cui abbiamo detto più volte.

E’ altresì certo che statisticamente su cento tentativi di “incantesimo” qualcuno di essi andrà a buon fine ma non per presunte capacità dell’operatore ma perché la legge matematica dei grandi numeri include  tutte le possibilità e quindi anche i risultati sperati.  Per cui, secondo noi, tutti gli “aspiranti” potrebbero benissimo non temere la legge del “compri uno e porti a casa tre”.

Questa legge dice più o meno così ( copiato da un altro sito ): 

Anche in stregoneria ci sono delle regole.

Ricordatevi sempre di non fare agli altri quello che non volete fosse fatto a voi, poiché esiste la legge del tre. Questa legge fa si che tutto quello che fate vi torni indietro moltiplicato per tre. Vale dire che chi scaglia una forza usando la magia avendo in mente un danno contro terzi riceverà di ritorno la stessa forza moltiplicata per tre. 

 

Chi scrive ha trent’anni di studi e pratiche magiche e per tanto che abbia cercato le basi di questa legge non ha trovato un minimo fondamento nelle tradizioni da cui sono nate le varie correnti magiche. I siti che riportano questa legge l’hanno, si presume, accreditata da altri e quest’ultimi fanno riferimento ad autori recenti. Gli insegnamenti antichi della magia, quelli impartiti da chi aveva sciolto quel legame io non-io di cui sopra, sono stati tramandati tramite i Miti. E per tanto che noi si abbia cercato questa legge nei miti non ne abbiamo trovato traccia. Stimerei grande fortuna che qualcuno leggendo questa pagina mi informi di miti antichi che accennino a questa legge del tre per uno. Se accettiamo che la natura ha delle proprie leggi sia visibili ( fisiche ) con le relative controparti sottili e la magia è la scienza che insegna a conoscere e ad usare queste leggi occulte ( nascoste invisibili ), non si può presupporre, senza un minimo supporto logico-metafisico, che questa legge del tre per uno sia vera. Sarebbe come dire che scagliando un sasso verso un oggetto questo sasso ritorni con effetto boomerang per tre volte.

 Abbiamo precedentemente detto che qualsiasi forza se scagliata da una strega ( non dalle aspiranti streghe )  se fallisce il suo obiettivo da qualche parte si scarica, comunque si scarica. In linea di massima si scarica, come dicevamo, colpendo le linee di minor resistenza. Non trovando nemmeno queste linee di minor resistenza può tornare all’operatore che l’ha scagliata e se questo non ha uno “scudo magico” è costretto a subirla. Ma sempre in un rapporto uno per uno non uno per tre!

Un’ultima osservazione. C’è un’altra possibilità in merito a questa legge. E’ anche probabile che chi abbia partorito questo “dettame o dogma” del tre per uno abbia avuto in mente il bene della coscienza morale degli “aspiranti”. In questo caso, riferendosi alla sfera “umana” condizionata dalla morale moderna ( gli antichi non conoscevano una morale! al limite un’etica ) ha fatto molto bene a spacciarla per vera. Ma qui siamo nel campo della pedagogia psicologica non certo della magia.