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Liberiamo la Natura |
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A completamento di queste pagine che parlano di una Tradizione e della Natura, riportiamo alcuni pensieri che si riveleranno utili a chi intendesse costruire quell'ambiente interiore di cui accennammo qui. Queste vedute circa la Natura sono state scritte da uno dei più grandi maestri occidentali del secolo scorso : il barone Julius Evola. Al di là delle sue vedute politiche di cui questo non è il luogo per un dibattimento, Evola, secondo noi, è stato un grande Uomo, distaccato dall'essere umano quanto il giorno è staccato dalla notte. Morì a Roma circa vent'anni fa e ai suoi "discepoli" disse: il tal giorno alla tal ora venite a prelevare il mio cadavere. Poi fu bruciato e le sue ceneri sparse sul monte Rosa. IL punto fondamentale è
che bisogna accorgersi che abbiamo dipinto di umano la Natura. Abbiamo
imbrattato di sentimentalismi, lirismi e vedute poetiche la Natura. La
Natura "è al di là delle nostre leccate pittoriche" Cavalcare la Tigre di J. Evola ......non si tratta, per noi, di passare a quelle forme di rivolta o di protesta che, nell'idea di difendere i « valori umani », sboccano in un « ritorno alla natura », partendo dall'antitesi fra città e natura, fra « civilizzazione » e natura. Ma si ripresenta, nel quadro di quella che possiamo chiamare la primitizzazione « fisica » dell'esistenza...... ...Le cose stanno però diversamente quando intervengono fattori, per così dire, spirituali, in termini prolematici; quando, cioè, si pensa che l'uomo in un clima di vita in natura e di rafforzamento fisico si trovi più vicino a sé stesso che non nelle esperienze e fra le tensioni della vita « civilizzata »; quando, soprattutto, si suppone che sensazioni più o meno fisiche di benessere e di ristoro abbiano a che fare con qualcosa di profondo e con ciò che da un punto di vista superiore è da considerarsi come integrità umana. E' da accusare, in genere, l'equivoco proprio alla formula di un « ritorno alle origini » confuso con un ritorno alla « Madre Terra » e, appunto, alla « Natura ». ...perché una conseguenza particolare del rigetto di questa visuale è il superamento dell'antitesi fra « città » e « natura » nel genere di comportamento che deve essere « naturale » pel tipo di uomo da noi considerato ( Mago ). Quanto al « sentimento della natura », si deve considerare la natura come parte di un tutto più vasto e « oggettivo »: natura sono sia le campagne, la montagna, i boschi, le marine, sia dighe, turbine e fonderie, sistemi tentacolari di gru e di scali di un grande porto moderno o un complesso di grattacieli funzionali. Questo è lo spazio per una superiore libertà. Mantenersi liberi, presenti a sé stessi, di fronte sia all'una che all'altra « natura » e in mezzo a steppe o su cime alpine quasi inviolate non meno che in locali notturni europei o americani.... ...La controparte dell'« ideale animale », è la banalizzazione del sentimento della natura e del paesaggio. Ciò valse già per la natura idilliaca di cui si fece un mito nel periodo dell'enciclopedismo e di Rosseau. Più tardi, vi è stata la natura cara al borghese, su una non diversa linea: la natura arcadica o lirica caratterizzata dal bello e dal grazioso, dal pittoresco, dal riposante, da ciò che nelle cose inspira « nobili sentimenti »; la natura coi ruscelli e i boschetti, i tramonti romantici e i patetici chiari di luna; la natura in mezzo alla quale si dicono versi, si tessono idilli, si evocano i poeti che parlano delle « anime belle ». ...Per noi si tratta invece di precisare la funzione che il contatto autentico con la natura può avere per la spersonalizzazione attiva dianzi considerate. A tale riguardo il Matzke ebbe a scrivere: « La natura è il grande regno delle cose, di quelle che nulla vogliono da noi, che né ci incalzano, né chiedono reazioni sentimentali, che ci stanno dinanzi mute come un mondo a sé, esternamente estraneo. E' questo, proprio questo che ci abbisogna... quella realtà sempre grande e lontana, riposante in sè stessa, assai al di là di tutte le piccole gioie e i piccoli dolori dell'uomo. Un mondo di oggetti, in sé conchiuso, in cui noi stessi ci sentiamo come un oggetto. Distacco completo da tutto quanto è solamente soggettivo, da ogni vanità e nullità personale: questa è per nei la natura ». Si tratta dunque di restituire alla natura allo spazio, alle cose, al paesaggio quei caratteri di lontananza e di estraneità all'umano che erano stati coperti nell'epoca dell'individualismo quando l'uomo proiettava i suoi sentimenti, le sue passioni, i suoi slanci lirici nella realtà per rendersela vicina. Si tratta di riscoprire la lingua dell'inanimato la quale non si manifesta prima che l'« anima » abbia cessato di versarsi sulle cose. Su questa linea, la natura può parlare della magia. Verrà da sé, allora, lo spostarsi dello sguardo da alcuni aspetti precipui della natura ad altri, più propizi per l'apertura sul non-umano e sul non-individuale. ...per noi è questione di non cercare nella natura quel che essa offre di « artistico », di raro, di caratteristico, che nella natura non cerca più il « bello », ciò che alimenta confuse nostalgie e che parla alla fantasia. Anche per questo non vi saranno paesaggi più « belli » di altri, ma paesaggi più lontani, più sconfinati, più calmi, più freddi, più duri, più puri di altri: il linguaggio delle cose, del mondo, non è colto fra alberi, ruscelli, bei giardini, dinanzi a tramonti oleografici e a romantici chiari di luna, ma piuttosto in deserti, rocce, steppe, ghiacciai neri fjords nordici, soli implacabili dei tropici, grandi correnti appunto in tutto ciò che è primordiale e inaccessibile. Ed è cosa e che l'uomo che ha questo differente sentimento della natura si ponga, di fronte ad essa, in un rapporto più di azione, quasi per induzione di quella stessa forza pura percepita, che non di una vaga, molle e divagante contemplazione.Ed è cosa e che l'uomo che ha questo differente sentimento della natura si ponga, di fronte ad essa, in un rapporto più di azione, quasi per induzione di quella stessa forza pura percepita, che non di una vaga, molle e divagante contemplazione. Il cedro nel cortile, una
nuvola che proietta la sua ombra sulle colline, la pioggia che cade, un
fiore che sboccia, il monotono rumore di una risacca: tutti questi fatti
« naturali » e banali possono suggerire l'assoluta illuminazione:
proprio in quanto fatti sono senza un senso, una finalità, una
intenzione, proprio in quanto tali hanno un senso assoluto. Così appare
la realtà, nella pura qualità dell'« esser-cose-così-comesono ».
La controparte morale è accennata da detti, come questi: « L'asceta
puro e incontaminato non entra nel nirvána e il monaco che viola i
precetti non va nell'inferno », ovvero: « Non hai da cercare la
liberazione dai vincoli, perché mai sei stato vincolato ». In che
misura queste linee di vetta della vita interiore possano essere
raggiunte nel quadro dianzi indicato, resta indeterminato. A noi
interessava soltanto indicare una convergenza tendenziale di temi e una
direzione. |