Sabba e Messe Nere

 

Qui riporto un estratto di alcune note d'appendice di J.Evola circa la Mertafisica del Sesso ed. Mediterranée che mi paiono interessanti. alla fine della monografia puoi scaricare il testo completo zippato.

In genere, la « demonologia » dei secoli passati è un interessante dominio che attende ancora di essere studiato secondo il giusto punto di vista. Un tale punto di vista non è né quello di coloro che mettono teologicamente ogni cosa a carico del satanismo, come già ne fu il caso pei giudici dell'Inquisizione, né quello di coloro che vorrebbero ridurre il tutto a pure superstizioni, ovvero a fatti della psicopatologia e dell'isterismo........

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Circa il Sabba, anche a voler lasciare largo margine a tutto ciò che può essere attribuito a superstizione e a suggestione (suggestione spontanea, o creata negli accusati nei processi), risultano attestati alcuni fatti di esperienza interna di struttura sufficientemente costante e tipica. Per propiziare queste esperienze in dati individui, predisposti o meno, venivano usate sostanze aventi effetti analoghi ai filtri. Dal lato materiale, vi figurano sia polveri afrodisiache, sia sostanze narcotiche e stupefacenti. I testi del tempo menzionano la belladonna, l'oppio, l'aconito, il quadrifoglio, il giusquiamo, foglie di pioppo, certe specie di papaveri, e via dicendo, oltre a grassi animali speciali per mescolarle e farne un unguento che per assorbimento cutaneo intossicativo provocava un duplice effetto: per un verso, un sonno profondo con liberazione della forza plastica della immaginazione, in produzione d'immagini, di sogni lucidi e di visioni; dall'altro, il risveglio della forza elementare del sesso e la sua attivazione su tale piano estatico‑visionarío e immaginativo. Gli autori menzionano però che una specie di consacrazione rituale delle sostanze impiegate ‑ viene detto, ad esempio: « n'oubliant en ceste composition l'invocation particulière de leurs demons, et ceremonies magiques instituees par iceux »1. Con il che si alludeva evidentemente a una operazione segreta intesa a dare una particolare « direzione di efficacia » all'azione delle droghe in discorso. Questo fattore, come è chiaro, in tale contesto doveva avere una importanza fondamentale. Riconoscere ad esso, o meno, una qualche realtà dipende dalla misura in cui si pensa, ad esempio, che i sacramenti non si riducono a semplici cerimonie simboliche. Verosimilmente a tale fattore si deve la differenza fra l'azione generica e disordinata che ancor oggi degli stupefacenti e degli afrodisiaci possono esercitare sul primo venuto, e quella specifica, legata a fatti evocatori, che dava luogo alle esperienze del Sabba. Fattore ancor più essenziale, qualcosa, come una « tradizione », doveva esser poi presupposta: un fondo fisso di immagini doveva essere portato da una corrente psichica collettiva, nella quale il singolo andava ad inserirsi nell'atto stesso di aggregarsi ai gruppi che si davano a tali pratiche: donde una notevole concordanza delle esperienze fondamentali.

 

Contro Bodin, già un Johannes Vierus nella sua « Daemonomania » aveva sostenuto la tesi, che codeste esperienze, pur avendo per base una influenza sovrannaturale (il « demonio »), avvenivano in uno stato di sonno o di transe, il corpo restando immobile dove si trovava quando il soggetto credeva di recarsi fisicamente al Sabba. Dal Görres sono stati ricordati certi esperimenti fatti fin dal XIV secolo da un benedettino (altri in seguito li ripetettero, fra cui lo stesso Gassendi) con persone che, dopo aver esauriti i preparativi rituali per recarsi al Sabba, furono legate al loro letto e osservate. Esse spesso caddero in un sonno profondo, letargico o catalettico, tanto che nemmeno bruciature o punzecchiature riuscirono a svegliarle. Comunque, un dato costante nelle notizie pervenuteci è che « per recarsi al Sabba » bisogna che, dopo essersi unti e aver pronunciato determinate formule, ci si addormenti. Così l'interpretazione più semplice sarebbe che si tratti di orgie della fantasia erotica vissute nello stato di sogno. Ma chi sa che questo stato comporta un cambiamento di livello della coscienza, il passaggio virtuale di essa al piano detto « sottile » nell'insegnamento tradizionale indù, può pensare a qualcosa di più di una fantasmagoria soggettiva non diversa da un sogno qualunque. D'altra parte, l'autore già citato, De Nynauld, nel parlare delle varie specie di unguenti a seconda della loro azione, ne distingue alcuni che provocherebbero « un transport qui ne se faít pas simp1ement par illusion estant endormy profondement », che avrebbero cioè per effetto se non una vera e propria dislocazione, almeno una bilocazione: quindi un « recarsi al Sabba » diverso da una semplice, solitaria allucinazione soggettiva. Quest'ultima possibilità può essere considerata nella misura in cui, in via di principio, si ammetta che i fenomeni di bilocazione in certi casi siano reali; come si sa, sono fenomeni menzionati nelle stesse vite di diversi santi cristiani. Comunque è da notare che nelle verifiche dianzi accennate furono almeno constatati casi di sdoppiamento, nel senso che chi giaceva immobile e inanimato sul letto per effetto delle droghe, poté talvolta riferire con esattezza ciò che avveniva nei dintorni. Così non si deve del tutto escludere la possibilità di esperienze che, pur restando essenzialmente « psichiche », non abbiano avuto il carattere di irrealtà dei sogni comuni e delle allucinazioni degli schizofrenici ma abbiano presentato una dimensione oggettiva sui generis.

 

D'altra parte non si deve escludere che nel Medioevo si fossero continuati residui di riti molto antichi, estatici, che culminavano nell'atto sessuale come in un sacramento avendo molti dei caratteri attribuiti al Sabba. Così vi figurava anche una divinità cornuta, chiamata Cernunnos; un altare ad esso dedicato è stato scoperto sotto le fondamenta del tempio della Grande Dea cristiana, di Notre‑Dame di Parig . E quale fosse il piano su cui si svolgeva l'esperienza, devesi notare che vi furono confessioni spontanee, senza tortura, di partecipanti alla cerimonia, reale vissuta in una transe lucida, i quali morivano senza timore rimorsi essendo convinti di essersi assicurata la vita immortale. Delle giovani donne affermarono di essersi recate al rito per rapimento, nel cuore e nel volere, da parte del dio, che esso era la « suprema religione », che il Sabba era il vero paradiso elargitore di piaceri estatici tali da non poter essere descritti; che perdevano il peso del corpo e acquistavano un corpo nuovo, come «quello degli angeli »; delle loro esperienze andavano fiere e affrontarono la morte con la stessa tranquilla fermezza dei primi Cristiani.

 

Ma, in genere, quanto al contenuto delle esperienze del Sabba in senso proprio, si tratta essenzialmente di evocazioni torbide di archetipi e di situazioni rituali rifacentisi appunto a culti orgiastici antichi. Volendo, ci si può riportare alla subcoscienza collettiva considerata come ricettacolo di immagini già vissute capaci di riattualizzarsi, di essere rivitalizzate sul piano sottile: mescolandovisi però scorie d'ogni genere del subcosciente individuale, anche perché si deve tener presente che, di massima, i soggetti di simili esperienze appartenevano al semplice popolo e non avevano né una preparazione né una tradizione regolari paragonabili a quelle degli antichi Misteri. In più, qui si deve far entrare in linea di conto il fatto di una distorsione o degradazione specifica dovuta alla presenza di una tradizione diversa, come quella cristiana, che, per giunta, a tutto ciò che è sesso dava un carattere peccaminoso......

......Il De Guaita, sulla scorta delle notizie fornite dagli autori che nei secoli passati si sono occupati di questo argomento ‑ il Buguet, N. Remigius, il Bodin, il Del Rio, il Binsfeldius, Dom Calmet, ecc." ‑ ha effettivamente ricostruito nei seguenti termini la strutturazione prevalente delle esperienze del Sabba. Nel convegno diabolico appariva la « regina del Sabba » come una giovane donna nuda, spesso una vergine, di particolare bellezza portata da un ariete nero (Pierre de Lancre: « Toutes celles que nous avons vues qualifiées du tittre de Roynes estoient douces, de quelque beauté plus singulières que les auttres »). Dall'ufficiante la vergine veniva iniziata con successivi sacramenti, veniva unta e poi stuprata su un altare, il che, secondo una testimonianza, le faceva vivere « un meraviglioso e orribile tormento ». Seguiva un'orgia generale, ove il modo antagonistico, di manifestarsi di un eros elementare, cioè allo stato libero e disciolto da ogni forma, spesso si drammatizzava in rapporti adulterini, incestuosi o contro natura ‑ a parte l'esperienza di un possesso carnale polimorfo simultaneo vissuto dalla nuova sacerdotessa. Sul corpo disteso di lei, come su di un altare palpitante, il re del Sabba ora in figura umana o semiumana ufficia, offrendo grano allo « Spirito della Terra », principio di ogni fecondità, talvolta liberando anche degli uccelli come rito simbolico di una liberazione pei convenuti alla tregenda (evocazione del « demone della libertà » ‑ ma un nome di Dioniso a Roma era anche Liber). Viene talvolta impastata una focaccia per procedere ad una confarreatio, ossia a una comunione per mezzo della consumazione di parti di essa distribuite ai convenuti. Si vuole che per ultimo la regina del Sabba si alzasse e, quale vittima trionfante, gridasse formule, come questa: «Folgore di Dio, colpisci, se l'osi » (in un rito analogo a fondo sessuale, attestato fino al XII secolo in Slavonia, si vuole che la formula fosse: « Rallegriamoci oggi, perché Cristo è vinto »). Un elemento a suo modo oggettivo sarebbe costituito dal fatto, che chi partecipava a tale iniziazione orgiastica avrebbe ottenuto la rivelazione di segreti e di procedimenti, come quelli per la composizione di filtri, veleni o elixir. Il possesso di simili doni sembra essere sufficientemente attestato. Secondo le notizie di alcuni processi, nel Sabba, spesso era Diana a venire evocata (fino al Cinquecento ire ad Ludum Dianae fu sinonimo di recarsi al Sabba); insieme ad essa, Lucifero, evidente trasposizione « invertita » del dio maschile luminoso. Come è noto, nell'area germanica una figura centrale era Vrowe Holda, coi tratti ambivalenti, soavi e terribili, di largitrice di grazie e di distruggitrice, considerate nell'archetipo femminile; mentre qui il monte della tregenda e della notte di Valpurga si confondeva con quello in cui Venere avrebbe preso dimora, monte trasformatosi, secondo le prospettive cristiane, in un luogo demonico e di peccato. Nel caso di riti reali non è privo di significato che essi spesso venissero celebrati presso rovine di templi pagani e di ruderi antichi (ad esempio, la vetta del Puy-de-Dôme in Alvernia, dove si trovano i resti di un tempio di Ermete) di dolmen e di altri monumenti megalitici......

.....Abbiamo già accennato alle cause tecniche della « diabolizzazione » dell'esperienza e anche alla parte che in essa può aver avuto un fattore specifico, cioè la repressione e la condanna teologica della sessualità proprie al cristianesimo.....

....In questo contesto si può accennare ad un dettaglio. Nella descrizione del Sabba si vuole che un bacio osceno, l'osculum sub cauda che i partecipanti avrebbero dovuto dare al dio del rito, all'immagine o a chi lo rappresentasse come ufficiante, fosse un crisma della loro fede « satanica ». Però in alcune testimonianze fu chiaramente affermato che nessun rito del genere era richiesto, Comunque, può trattarsi di una versione incredibilmente e oscenamente distorta di cosa affatto diversa. Lo stesso De Lancre riferisce che ciò di cui effettivamente si trattava poteva riguardare un secondo volto, nero, che l'idolo o l'ufficiante aveva dietro, eventualmente come una maschera attaccata sulla nuca, quasi come in una testa di Giano.....

......Su queste ultime, se le notizie di cui disponiamo intorno a casi di loro effettive celebrazioni sono scarse e spurie, pure la tecnica di una inversione « diabolica » del rituale cattolico vi è sufficientemente attestata. Dalla impostazione puramente blasfema, grottesca e sacrilega propria a descrizioni, come quella romanzata dell'Huysmans, qui si può prescindere. Il poco che si sa riguarda, poi, operazioni a fini non tanto estatici quanto bassamente magici: come nel caso della messa nera che Caterina de' Medici avrebbe fatto celebrare. Comunque nella struttura della cerimonia riaffiora quella dei riti antichi del Mistero afroditico in parte ciò che veniva vissuto nella fantasmagoria del Sabba venendo qui operato sul piano della realtà. Il centro del rito era infatti costituito da una donna nuda distesa sull'altare e facente essa stessa da altare. La posizione talvolta indicata - con le gambe divaricate in modo da mostrare il sesso, Pos sacrum, la « bocca sacra », secondo l'espressione di un testo ermetico - è quella stessa delle raffigurazioni di alcune antiche divinità femminili mediterranee. A parte la celebrazione invertita della messa, sembra che il rito comportasse gli stessi sviluppi descritti poco su parlando del Sabba. Il dettaglio più nefando, cioè l'eventuale sacrificio di un bambino dinanzi all'altare, oltre l'idea di una contraffazione demonica del rito sacrificale eucaristico della messa, come motivo riporta ai sacrifici e all'effusione di sangue di cui la Dea, in alcune forme del culto antico, si compiaceva, mentre, per un altro lato, poteva trattarsi di una tecnica magica intesa a fornire un corpo per la presenza reale di essa in un dato luogo. Non soltanto in relazione a questo particolare punto, ma in genere, un dettaglio importante è poi il seguente: si riteneva assolutamente necessario che il rito complessivo venisse compiuto da un sacerdote regolarmente ordinato......

Sembra che la divinità delle pratiche di magia nera dei secoli XVII-XVIII fosse prevalentemente di sesso femminile. Si chiamava Astaroth, nome che ha la stessa radice di Astarte, Ashtoreth, Attar, Ash-tur-tu, ecc., il che fa supporre una sua relazione con Astante-Ishtar (nelle lingue semitiche oth - Astaroth - è la desinenza del plurale) anche se il sesso di quella divinità era indeterminato. Talvolta le messe nere erano officiate da donne.....

........ Come ultima considerazione riguardo il solo Sabba, accenneremo che, anche ad usare gli stessi mezzi, esperienze di tal genere sul piano sottile, non riducentisi a semplici orgie oniriche della fantasia erotica individuale, ma implicanti contatti e evocazioni reali, difficilmente sono concepibili per l'uomo moderno. Il clima psichico necessario non è più presente e un processo di crescente fisicizzazione ha chiuso l'individuo umano in sé stesso, nella sua semplice soggettività. Eccettuati casi veramente d'eccezione, oggi il solo piano di esperienze possibili di là dai processi psichici normali è tale che, di massima, ad esse possono applicarsi interpretazioni banali sul tipo di quelle dello Jung o rientrano nel campo oggi detto « psichedelico », nella sua relazione ad un uso profano e disordinato di alcune droghe.