UNO SCONGIURO MAGICO PAGANO

 

 Secondo una relazione uscita sulla « Civiltà Cattolica », il giorno 23 dicembre 1851 il Padre Marchi e il Cav. G. B. De Rossi erano vicino a Roma per esplorare un sotterraneo nella località posta tra le vie Appia e Latina nella parte sinistra della via Latina stessa. Mentre essi stavano sui margini degli scavi, uno dei terrazzieri mise allo scoperto una lamina di piombo piegata a diploma, tutta accartocciata e guasta. La lamina plumbea fu portata a Roma e con molta diligenza fu svolta; si trovò così che su questa lamina erano scritte 11 linee da una parte e 7 linee dall'altra e che la scrittura era sabina.  

Nella prima parte della lamina si leggono queste undici linee:

Quomodo mortuos qui istic sepultus est nec loqui nec sermonare potest seic Rhodine apud M. Licinium Faustum mortua sit nec loqui nec sermonare possit ita uti mortuos nec ad Deos nec Rhodine apud M. Licinium accepta sit tantum valeat quantum ille mortuos quei.

Come il morto che qui giace sepolto non può né parlare, né discorrere, così Rodine davanti a Marco Licinio Fausto sia come morta, né possa parlare, né discorrere, e nella stessa guisa che il morto ripugna sia a Dei che ad uomini, così Rodine presso Marco Licinio susciti gli stessi effetti. Sia a lui ciò che il morto è a quelli.

Nel rovescio della lamina vi sono queste sette linee:

Istic sepultus est: dite pater tibei commendo uti semper Rhodine Odio sit M. Licinio Fausto item M.Hedium Amphionem item C. Popillium Apollonium item Vennonit Hermiona item Sergia Clycinna.

Qui è sepolto: Padre dell'Inferno, a te mi raccomando perché Rodine sia in odio eterno a Marco Licinio Fausto. Parimenti a Vennonia Fimione e Sergia Clicinica rispetto a Marco Tedio Anfione e Caio Popillio Apollonio.

Nel testo vi sono molte forme arcaiche e si presume che lo scongiuro risalga ai primi tempi della paganità romana. E'  uno dei pochi scongiuri magici autentici che ci siano pervenuti e il valore magico dello scongiuro, fatto nel tempo e nei modi voluti deve essere stato notevole; se ne può sentire ancora la forza.

 La lamina dello « Scongiuro » si può vedere e leggere anche al presente perché tutti gli oggetti dell'epoca furono collocati. dal Museo del Collegio Romano, al Museo Nazionale di Villa Giulia. 

Il documento non ci dice, né da chi né in quali condizioni è stato fatto lo scongiuro; ma a quelli che hanno letto attentamente la terza legge riportata qui sarà facile immaginarne le condizioni.

 In questo scongiuro figurano la « volontà » dell'Operatore, il « morto » come base e potenza dell'analogia e le parole imprecatorie; forse anche qualche oggetto di Rodine doveva essere presente.

 La forza magica dell'Operatore avendo modo di esplicarsi, l'effetto doveva essere sicuro.