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Siamo Diversi |
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Bisogna
partire dal presupposto che noi, persone del XXI sec. siamo una razza
molto diversa, direi radicalmente diversa, dalle persone che qualche
migliaio di anni fa vivevano sul nostro pianeta! Vediamo il mondo in modo
diverso e di conseguenza così ci comportiamo. Noi non possiamo
“sentire” e “vedere” ciò che le streghe e i magi vedevano e
sentivano. Dall’antichità e fino a tutto il medio evo e parte della
rinascenza storica, il loro “Io” era spostato s’un piano diverso
dal nostro. Appartenevano ad altre civiltà completamente diverse dalla
nostra; anche se erano umani erano completamente diversi da noi! Le
immagini della natura a loro parlavano. Negli
ultimi tempi, contro la concezione progressistica secondo la quale la
storia rappresenterebbe lo sviluppo evolutivo più o meno continuo
dell'umanità collettivamente concepita, è stata affermata l'idea della
pluralità e della relativa incomunicabilità delle forme di civiltà.
Secondo questa nuova veduta la storia si frantuma in epoche e cicli
distinti. Ad un dato momento in una data razza ( alla quale p.es
appartenevano le streghe) si afferma una specifica concezione del mondo
e della vita, da cui segue un certo sistema di verità, di principi, di
conoscenze e di realizzazioni. E’ una civiltà che sorge, che via via
raggiunge un vertice e che poi decade, tramonta, talvolta sparisce. Un
ciclo si è chiuso. Un'altra civiltà sorgerà, altrove. Potrà anche
riprendere temi di civiltà precedenti, ma le corrispondenze fra l'una e
le altre saranno solo analogiche. Il passaggio da un ciclo di civiltà
ad un altro implica un salto, il superamento di ciò, che in matematica
si dice una soluzione di continuità . Se
questa concezione rappresenta un salutare réattivo contro la
superstizione storicistico-progressistica venuta in moda più o meno
insieme al materialismo ed allo scientismo occidentale è pure essa
stessa soggetta a cauzione, poiché di là dal pluralismo delle
civiltà devesi riconoscere, un dualismo delle civiltà. Si tratta
della civiltà moderna da un lato e, dall'altro, dell'insieme di tutte
le civiltà che l'hanno preceduta (per l'Occidente, diciamo fino a tutto
il Medioevo). Qui la frattura è completa. Di là dalla varietà
molteplice delle sue forme, la civiltà pre-moderna o, come la si può
anche chiamare, « tradizionale » rappresenta qualcosa di
effettivamente diverso. Si tratta di due mondi, dei quali l'uno
( il nostro ) si è differenziato fino a non aver più quasi nessun
punto spirituale di contatto col precedente. Col che, anche le vie per
una effettiva comprensione di quest'ultimo alla grandissima maggioranza
dei moderni restano precluse. Questa premessa è necessaria per proseguire. Per comprenderne lo spirito del mondo nel quale operavano le streghe, bisogna portarsi interiormente da un mondo ad un altro. Si riempirà la testa soltanto di parole, di segni e di allegorie stravaganti chi ne intraprendesse lo studio senza essersi prima fatto capace di superare la mentalità moderna e di destarsi ad una nuova sensibilità che lo rimetta a contatto col tronco spirituale generale che ha dato vita a tale tradizione. Peraltro,
non si tratta di una semplice condizione intellettuale. Bisogna ritenere
che l'uomo antico aveva non solo un diverso modo di pensare e di
sentire, ma altresì un diverso modo di percepire e conoscere.
Rievocare, grazie ad una certa trasformazione della coscienza (
e qui servono gli esercizi ), questa diversa modalità, è la base di
tutto nella materia di cui ci occuperemo, sia come comprensione, sia
come realizzazione. E’ allora che in certe espressioni si desta una
luce inaspettata; è allora che certi simboli divengono vie per un
risveglio interiore; che nuovi vertici di umano compimento possono
essere ammessi; che si comprende come certi « riti » possano
acquistare un potere « magico » e operatorio e comporsi in una scienza
che, peraltro, nulla ha a che fare con quel che oggi va sotto questo
nome. Per
le streghe del passato la NATURA era VIVA Il
punto fondamentale concerne l'esperienza umana della natura. La natura,
oggi, si esaurisce in un insieme di leggi puramente pensate circa vari
« fenomeni », luce, elettricità, calore, ecc. che ci sfilano
dinanzi, privi di ogni significato spirituale, fissati unicamente da
relazioni matematiche. Per contro, nel mondo tradizionale, antico,
la natura era non « pensata » ma vissuta come un gran corpo animato e
sacro, « espressione visibile dell'invisibile ». Le conoscenze intorno
ad essa erano date da ispirazioni, intuizioni e visioni, e venivano
trasmesse « magicamente» come « misteri » vivi, si riferissero pur
esse a cose che oggi, che se ne è perduto il senso, possono sembrar
banali e di comune dominio, per es., l'arte del costruire, la
medicina, la cultura del suolo, e così via. Il mito, allora, non era
una trovata arbitraria e fantastica: scaturiva da un processo
necessario, ove le stesse potenze che formano le cose agivano sulla
facoltà plastica dell’immaginazione parzialmente discioltasi dai
sensi corporei, così da drammatizzarsi in immagini e figure, che si
insinuavano fra la trama dell'esperienza sensoriale e la completavano
con un momento di « significato ». Queste
che seguono, sono “preghiere” antiche,molto antiche, recitate da
altrettanto antiche streghe. «
Universo, sii attento alla mia preghiera. Terra, apriti.
Che la massa delle Acque mi si apra. Alberi, non tremate.
Che il Cielo si apra e i venti tacciano! Che tutte le facoltà in
me celebrino il Tutto e l'Uno! » Questo
era il "grido" a cui esse sapevano elevarsi e che in modo
anche più grandioso risuona in quest'altra formula: Le porte del Cielo sono aperte;
Le porte della Terra sono aperte;
La via della Corrente è aperta; Il mio spirito è stato inteso
da tutti gli dèi e i genii; Dallo spirito del Cielo, della Terra, del
Mare delle Correnti ». « Innalzati oltre ogni altezza,
discendi oltre ogni profondità; raccogli in te tutte le sensazioni
delle cose create, dell'Acqua, del Fuoco, del Secco, dell'Umido. Pensa
di essere simultaneamente dappertutto, in terra e mare e cielo: che tu
non sii mai nato, che sii ancora embrione: giovane e vecchio, morto e
oltre la morte. Comprendi tutto insieme i tempi, i luoghi, le cose: le
qualità e le quantità ». Queste possibilità di percezione e di comunicazione, questa attitudine ai « contatti », ad onta di quel che oggi si crede, non erano « lirismi », ènfasi di eccitazioni superstiziose e fantastiche. Facevano invece parte di una esperienza così reale, quanto quella delle cose fisiche. Più precisamente: la costituzione spirituale dell'uomo delle civiltà « tradizionali » era tale che ogni percezione fisica aveva simultaneamente una componente psichica, che la « animava », aggiungendo alla nuda immagine un « significato » e in pari tempo uno speciale e potente tono emotivo. La scienza naturale era simultaneamente una scienza spirituale e i molti sensi dei simboli rispecchiavano i vari aspetti di una conoscenza unica. Le manifestazioni della natura vibravano dentro lo spirito… ma allora lo spirito era forte, pulito da scorie di moralità e da debolezze: allora
le streghe e i maghi comandavano e si chiamavano Dee e Dei. |