le Streghe e "i Primitivi"

 

I Primitivi non sono i resti dell'umanità delle origini; non rappresentano ciò che noi tutti già fummo, lo stato precivilizzato della stessa umanità che, « evolvendosi », è giunta al punto attuale. Fra la psiche e la civiltà dell'uomo d'oggi e quella dei primitivi esiste invece uno jato, un salto, insomma una differenza qualitativa essenziale. I primitivi non fan parte del ciclo moderno occidentale: fan parte di un'altra umanità, di una umanità arcaica di cui essi rappresentano le forme crepuscolari. Esprimono un tramonto, non una aurora, e recano residui e ultimi echi di realtà ancor più antiche, prive di riscontro nelle conoscenze, nella mentalità e nella sensibilità dell'umanità moderna.

 Ora, chi considera le scienze magiche, con tutto ciò che esse implicano, si trova dinanzi ad un sistema che anch'esso non appartiene alla « civiltà moderna ». Fra un tale sistema. e quanto sussiste nelle tradizioni dei primitivi, esistono dei punti di contatto.

Modernamente, molto è stato scritto sulla mentalità e sulle tradizioni dei primitivi: stanno al primo piano i nomi di Frazer, di Lang, di Moore, di Hubert e Mauss, di Durkheim, di Lévy Bruhl. Purtuttavia, in genere con ciò non si è andati troppo oltre una raccolta di materiali; né si deve sperare che passi ulteriori possano esser fatti, finché si resti sul cosidetto piano « etnologico ». Affinché il tutto non resti un semplice oggetto di curiosità, bisogna sapere qualcosa; avere avuto certe esperienze; essere stati introdotti in certi insegnamenti, la cui verità non si verifica con i metodi delle scienze moderne, né si inquadra fra le nozioni familiari a queste ultime. Solo allora si può vedere in tante cose; conoscere il piano su cui esse possono anche non essere fantasie e superstizioni.

 L'esperienza fondamentale del primitivo è identica a quella che sta a base di ogni concezione magica. Per la mentalità primitiva, sotto la diversità delle forme rivestite dagli esseri e dagli oggetti sulla terra, nell'aria e nell'acqua, esiste e circola una stessa realtà essenziale e mistica, una e multipla, materiale e spirituale ad un tempo.

E’ il mana o ímanu  ed è ciò che Eliphas Levi e Paracelso chiamano Luce astrale; il brabman e il prána degli Indù, l'« Acqua divina » o « Mercurio » degli alchimisti, il Khi dei Taoisti, e via dicendo.

Per il primitivo, questa realtà non è né una immaginazione, né un concetto così come non lo è per la strega o il mago: è un dato immediato della esperienza, una percezione che precede qualsiasi altra. Prima di esser natura, mondo, la realtà è Luce astrale. Forza impersonale, e tuttavia individuale negli individui, nessun essere, animato o inanimato, può esistere senza di lei. E’ l'anima delle cose... Intangibile, può tuttavia, come l'aria, come il vento, manifestare la sua presenza.

In quanto fatti di Luce Astrale, ecco che la mentalità primitiva pensa e sente ad un tempo tutti gli esseri e gli oggetti come omogenei.

E’ evidente la relazione di ciò con la visione magica del mondo come potenza. Ogni cosa, dal primitivo come dalla strega o dal mago, è realizzata come potere: il modo e l'intensità del potere, o Luce Astrale di cui è la manifestazione, costituisce il suo essere reale. E più è alta la quantità di Luce Astrale, più un essere è realmente. Pertanto « i primitivi vivono, pensano, si muovono ed agiscono in un mondo, che in numerosi punti non coincide con il nostro . Fatti di Luce Astrale, i « poteri », per lui, non sono idee prodotte da un ragionamento che si aggiunga all'esperienza: sono invece una apprensione diretta, una intuizione. Nel momento in cui percepisce ciò che è dato ai suoi sensi, il primitivo si rappresenta la forza mistica che si manifesta così.

Nelle loro rappresentazioni, il mondo sensibile e l'altro mondo non fanno che uno. L'insieme degli esseri invisibili è inseparabile, per essi, dall'insieme degli esseri visibili.

Da qui, gli equivoci in cui cadono i moderni ogni qualvolta essi non tengano conto che i termini dei primitivi designano ad un tempo rappresentazioni materiali di qualità immateriali e rappresentazioni immateriali di oggetti materiali. Spessissimo i termini non designano che i « doppi »  la forma sottile diremmo noi delle cose nominate.

Una conseguenza evidente è che l'esperienza dello spazio e del tempo non è la stessa nel primitivo e nel « civilizzato ». Lo spazio, per quest'ultimo, è  come una tela di fondo, indifferente agli oggetti che vi si disegnano. Invece per il primitivo esso è vivo, esso gli appare carico di qualità: le sue regioni avranno virtù proprie, esse parteciperanno delle potenze mistiche che vi si rivelano. Ogni luogo è, per così dire, un luogo fatidico, ha la sua individualità misteriosa e la sua « intensità ». Ma non diversa è la premessa delle « zone sacre », che ha sempre fatto parte delle scienze tradizionali. 

Del pari, il tempo non potrà essere sentito come composto di parti omogenee, come il semplice ordine di una successione irreversibile. Sarà invece percepito come ritmo, con periodi caratterizzati da manifestazioni tipiche dei poteri, fausti o nefasti, qualitativamente differenziati.

 Ora, la magia pratica rimanda precisamente a questo senso dello spazio e del tempo. La teoria delle terre o delle città « sante », dei centri tradizionali di influenze spirituali sulla terra, degli ambienti da « vitalizzare » con i riti e, parimenti, tutto ciò che, in intreccio con l'astrologia, ha relazione con determinati momenti, nei quali il rito può condurre ad innesti con le grandi forze delle cose, tutto ciò prende senso solo in tale presupposto.

Nel ciclo delle feste, di cui tuttora è costellata la nostra notazione calendarica del tempo, sussiste d'altronde a traccia dell'antica esperienza qualitativo-simbolica del tempo. Lo stato di coscienza, nel quale i metodi magici sono efficaci, è quello in cui il mondo di nuovo si anima, ed ogni cosa ridiviene maschera o simbolo di un « potere » più o meno direttamente intuito........

.......Ciò che, a questo riguardo, deve essere tenuto fermo, è che il primitivo non ricorre ai « poteri », perché ignora le cause naturali, ma viceversa: perché egli conosce i « poteri », perché in lui l'esperienza dei « poteri »è il dato immediato e primario, egli trascura la ricerca delle cause naturali, e quand'anche un « civilizzato » gliele metta sott'occhio, ricusa di riconoscere in esse qualche cosa di interessante e di sufficiente a spiegare l'effetto.......

 

....La prima conseguenza della diversa solidità del legame fra « anima » e « corpo » è che nel primitivo le facoltà e i procedimenti psichici non sono così limitati dallo spazio. L'anima primitiva come quella della strega ( ovviamente quella di un tempo che sapeva agire magicamente )vive simultaneamente in un ambiente psichico, nel quale i suoi elementi e le sue forze possono incontrarsi e combinarsi con quelli di altri esseri, ed altresì di cose « inanimate », di oggetti che noi consideriamo esterni.

 

« Nelle rappresentazioni dei primitivi, l'individualità di ciascuno non si arresta alla periferia della sua persona. Le frontiere ne sono indecise, mal determinabili, persino variabili a seconda che gli individui posseggano una maggiore o minore forza mistica, o mana » (AP, 133). Si può dire che oltre alla parte fissata al corpo, l'anima nel primitivo ha una parte libera eccedente, mobile, la quale può « attaccarsi » a questa o quella cosa. Nell'idea dei primitivi, gli abiti, i resti del cibo, le armi, gli escrementi o gli umori, gli oggetti che una persona abbia prodotto e lavorato, od anche soltanto toccato, possono trattenere qualcosa della sua « anima », sì da offrire una via per giungere occultamente sino ad essa, qualunque sia la distanza spaziale.......

 ... Vi è però un aspetto, cioè il fatto che, oggettivamente, le « partecipazioni » esistono: è vero, ad esempio, che certi oggetti mantengono un rapporto con chi li possedette, così pure tutto quanto ha fatto parte del suo corpo, ecc. Tutto ciò è reale sul suo piano, e non resta limitato allo psichismo dei selvaggi. Tuttavia è necessaria una condizione interna speciale, che si può raggiungere sia regressivamente (per dissociazione), sia integrativamente (come nel caso dell'alta magia), affinché quei rapporti siano avvertiti di fatto e da essi si possa anche trarre partito.

 In casi speciali di maggior labilità dei principi psichici e sottili (cause eventuali: emozione, esaltazione, ebbrezza generata da certe droghe, ecc.) ovvero quando un dato oggetto od essere presenta una supersaturazione di Luce Astrale possono verificarsi vere e proprie irruzioni del « potere » relativo a quell'oggetto o essere nell'individuo che vi entra in rapporto.

 Il caso estremo di queste irruzioni ossessive trova riscontro in una credenza costante dei primitivi delle regioni più diverse: il rivestire la pelle di un animale è reputato cosa capace di produrre una vera e propria trasformazione nella natura di esso. 

 

L'invasamento può avvenire quando l'anima si mantiene dentro il suo corpo, il quale, naturalmente, conserverà la propria forma (1); ma può anche avvenire nello stato di sonno, nel quale la parte sottile dell'essere è ancor più libera da quella corporale visibile. Allora può verificarsi un vero e proprio trasferimento dell'« anima » nel corpo di un dato animale e, così, una vera e propria bilocazione o bipresenza. Vi sono fatti precisi ‑ narrati da viaggiatori ‑ di animali colpiti, e di persone, che dormivano lontano, trovate ferite e perfino uccise nei loro letti. In determinate circostanze non si tratta dunque di « superstizione », né di «suggestione ».......

 Infine, è sempre l'instabilità del legame fra anima e corpo ciò che può rendere conto di una credenza singolare dei primitivi: cioè, che è possibile che l'anima di un uomo si congiunga più intimamente ad un altro corpo, e persino ad una cosa, che non al suo proprio corpo, così da essere alle dipendenze  di quel che accade a quella, più che non di quel che accade al secondo.

 Ciò può anche avvenire mediante la violenza di una operazione magica, la quale sottrae l'« anima » di un uomo a sé stessa, e la mette alla dipendemza della strega, con o senza l'intermediario di oggetti. Gli stregoni del Congo affermano che essi possono impadronirsi della personalità di un uomo, e fare del suo corpo un puro automa senza pensiero, simile ad una spiga di grano vuota. L'uomo può restare in vita, ma è come una conchiglia vuota, un fantasma la cui vita a poco a poco si dilegua, sino a che, alla morte, il mago resta interamente padrone della forza vitale, che egli fa servire ai suoi fini. In altri casi, può sostituirsi egli stesso, nel corpo altrui, all'anima scacciata.

......Il primitivo parla del doppio: il tiurunga degli Australiani, il kra degli Ewe, il ntoro degli Ascianti, l'« ononimo » dei Ba-ila. Il doppio è lui, e in pari tempo è qualcosa di altro e di più di lui: è la radice profonda della sua vita e mentre l'uomo muore, non lasciando che un’ombra, la quale a sua volta subirà il destino della dissoluzione (lo srahman), il « doppio » sopravvive: esso ha abitato in molti uomini, e abiterà in molti altri. E il totem e il « doppio » in moltissime credenze dei primitivi fanno una sola cosa.

Del pari, la particolare costituzione dei primitivi, come quella delle streghe, fa sì che essi si trovino in via spontanea in un rapporto quasi di catena magica. ......