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Tecniche Corrosive |
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Ancora una volta dobbiamo precisare che un punto da rilevare è la differenza assoluta delle esperienze con le "acque corrosive"e del loro orientamento, rispetto all’uso diffusissimo profano che di queste stanno facendo le ultime generazioni, con effetti che possono solo essere di degradazione e di autodistruzione! Per qualsiasi specie di droghe, compresi i semplici eccitanti, non per un uso profano ma per finalità superiori, bisogna considerare anzitutto la cosiddetta equazione tossica personale. Essa è stata definita come « la reazione funzionale psico-fisica ad una data sostanza di un dato individuo, che decorre diversamente che in altri individui, non solo per quantità ma anche per qualità ». Si deve pensare, che si tratti essenzialmente di stimoli, i quali possono interessare strati assai diversi dell’essere, provocando reazioni che dipendono dalla struttura di tali strati nell’individuo di cui si tratta. Nella misura in cui all’individuo sia dato di agire su questi strati, cioè di predisporli nell’uno o nell’altro senso o di avviare lo stimolo verso l’uno o l’altro di essi strati, l’equazione tossica personale diverrà variabile, ossia ci si può attendere, o un genere speciale di effetti che in altri non si produrrebbero affatto, ovvero effetti diversi da quelli che si avrebbero nello stesso individuo per effetto dell’una o dell’altra droga, quando egli affrontasse in modo passivo queste esperienze. In
ciò devesi vedere il principio fondamentale di ogni impiego non profano
delle droghe. Nell'uso non profano delle droghe è dunque da
considerarsi: 1)
la predisposizione naturale dell’individuo; 2)
la preparazione, che crea un orientamento ben determinato, il quale a
sua volta condizionerà la disposizione di efficacia delle sostanze
usate e il decorso delle esperienze; 3)
il canale costituito dall’aggregazione dell’individuo ad una catena
o tradizione, aggregazione che può provocare l’innesto di una
corrente psichica specifica, ed anche esperienze d’ordine superiore se
si tratta di droghe che, o per la loro natura, o per la loro alta dose,
o grazie ad un loro uso particolare portano oltre i contenuti e le
reazioni della coscienza e della subcoscienza soltanto individuale. Per
entrare nei dettagli è necessario tenere presente la suddivisione
corrente delle droghe in: 1) eccitanti; 2) euforici; 3) inebrianti; 4) allucinogeni; 5) narcotici. .............. .....Già riguardo la categoria degli euforici si deve mettere in guardia, perché si delinea la possibilità di quella deviazione dell’esperienza che in massimo grado si presenterà nell’uso delle droghe vere e proprie, degli stupefacenti e degli allucinogeni. Si tratta del pericolo di una euforia che investe il corpo di sensazione, suscitando un piacere, un senso diffuso di voluttà come tono di ogni sensazione. Nel considerare questo pericolo si entra anche nel campo di ciò che dipende dall’atteggiamento particolare del soggetto e dalla sua facoltà di controllare e di dirigere tutta l’esperienza. Infatti a lui è dato, se ha l’abitudine al controllo sottile di sé, di impedire che l’azione delle droghe investa essenzialmente o esclusivamente il corpo di sensazione, risolvendosi nella euforia di piacere....... Le due ultime categorie delle droghe sono gli allucinogeni e i narcotici. Essi hanno in comune la proprietà di interrompere la coscienza normale di veglia. Coi narcotici, fra i quali si possono far rientrare gli anestetici, questa interruzione può corrispondere alla pura e semplice perdita della coscienza, alla produzione del sonno profondo e della letargia. Altrimenti lo stato risultante è la liberazione della fantasia dai sensi fisici, sullo stesso piano di tutto quello che accade nel sogno. Le droghe in senso proprio hanno il carattere prevalente di allucinogeni; ma vi si può aggiungere un effetto parallelo euforico, con la variante predominante e pericolosa dell’indicato sentimento di voluttà ed anzi di beatitudine. Una di queste droghe, che è stata usata anche dagli indigeni americani a scopi magici, ( un ottimo uso è stato fatto da Carlos Castaneda ) perché si pensava che potesse far entrare in rapporto con la divinità o con gli dèi, è il peyotl. Da esso attualmente è stato ricavato l’ankalonium leivini, di cui anche Aleister Crowley ha fatto largo uso ( La grande bestia ). Gli effetti abituali (normali nell’uomo comune) sono descritti come « uno speciale risveglio di un piacere di una qualità particolare, unito alla percezione di fantasmi sensibili o della più alta concentrazione della vita interiore più pura, sebbene con aspetti assai speciali, superiori alla realtà, mai immaginati, tanto che il soggetto crede di essere trasportato in un mondo diverso e nuovo dei sensi e dello spirito ». Questa
descrizione indica le due facce possibili dell’esperienza. Effetti
dello stesso genere sono prodotti dal mescal, di origine egualmente
americana, da cui viene prodotta farmaceuticamente ed è in commercio la
mescalina. Come effetti, sono indicati visioni, allucinazioni e
sensazioni anormali del corpo, però la coscienza restando chiara e
attiva, e l’attività del pensiero svolgendosi nel modo normale. Con
la mescalina sono stati fatti anche esperimenti controllati perché il
soggetto mentre vive queste esperienze può mantenersi in rapporto e
comunicare con altri. Ciò apre la possibilità quando si ad assistere
un Maestro. Questi
dovrebbe però avere cognizioni circa il dosaggio della droga. Essa non
è facile da trovare senza prescrizioni mediche. Inoltre per essa, e per tutte le altre dello stesso genere, vi è da rilevare che praticamente è quasi impossibile trovarle direttamente preparate dalle sostanze (sono piante); si trovano delle preparazioni chimiche sintetiche, nelle quali diversi elementi sottili delle droghe vengono distrutti e non agiscono nel senso che a noi interessa. Il decorso nel caso del mescal è il seguente: Si
provano dapprima sensazioni anormali del corpo: grande leggerezza o
pesantezza, sentimento di volare o di sprofondare. Poi si hanno dei
fenomeni visivi, con figure prevalentemente geometriche. Più oltre si
presentano delle immagini e dei panorami, in genere con colori
fantastici. Tutte
queste fasi debbono essere osservate e lasciate dietro di sé. Segue una
fase di visioni simboliche, piene di un significato o palese o nascosto.
Per questo stato, valgono le stesse cose che si diranno più oltre
parlando degli effetti dell’etere all’ultimo stadio. Però i più
perdono la coscienza prima di raggiungere quest’ultimo stadio, che è
quello essenziale per fini spirituali. L’uso delle droghe ad effetto
esclusivamente di allucinogeni, come sarebbero l’oppio e l’hashish,
è assolutamente da sconsigliare al discepolo, per un uso magico.
L’effetto della dinamizzazione della fantasia è così diretto e
violento, che lo spirito cade in una condizione (avvertita, o ancor
peggio, inavvertita) di passività, divenendo il semplice
spettatore di una fantasmagoria. Per le droghe che hanno questa azione, il pericolo spirituale è costituito dalle deviazioni già dette, dall’attivazione vampirica del corpo di sensazione. Se non si ha una preparazione ascetica e magica molto sviluppata, e convalidata (messa alla prova) in modo severo, è difficile che lo spirito sappia resistere alla tentazione di cedere, di identificarsi e di immergersi nelle sensazioni di piacere estatico e di beatitudine. Da noi, questo viene considerato come uno stato regressivo e solamente dissolutivo, il quale conduce ad un livello spirituale più basso di quello del profano. Il
pericolo ora indicato è minore nell’uso dei narcotici in senso
proprio, perché essi in genere non destano quelle sensazioni. Essi
possono anzi a tutta prima provocare delle reazioni vive di ripulsa e
stati organici assai sgradevoli. La
facoltà di dominare queste reazioni e di vincere questi stati è però
già una garanzia per la presenza, nel soggetto, di una forza, che dà
affidamento per un susseguente decorso positivo e non deviato
dell’esperienza. La
difficoltà principale nell’uso dei narcotici è, naturalmente, quella
di mantenere la coscienza. Si
deve però notare che anche nell’uso dell’ankalonium Lewini e del
mescal (o mescalina) si presenta una difficoltà dello stesso genere.
Infatti a noi risulta che pochi riescono a raggiungere lo stato in cui,
dopo sensazioni fisiche anormali, le visioni, le allucinazioni, ecc. si
producono esperienze iniziaticamente interessanti. Spessissimo si perde
la coscienza prima di arrivare a tanto. Si interrompono anche i rapporti
eventuali con chi può assistere. Questa
difficoltà è poi quasi insuperabile per i piú, nel caso del
cloroformio. Inoltre è difficile somministrarsi il cloroformio da sé.
L’una e l’altra cosa, a cagione della sua azione non graduabile e
poco regolabile. Per esperienze individuali può servir meglio l’etere. La sostanza si può facilmente trovare. ( L'autore di questo scritto trovato su riviste di 80anni fa si è firmato con uno pseudonimo, ma il tempo della pubblicazione ci porta a pensare che oggi non è più così ). E’
consigliabile la qualità raffinata che si usa non per semplice
anestetico ma per la narcosi in chirurgia. La tecnica da usare è progressiva, e si può regolare da sé.
Il
tempo più propizio è la sera, a distanza dai pasti (a digestione
compiuta), a letto. La
prima fase, in un primo periodo di esperienze, è l’inspirare
lentamente e profondamente l’etere dalla boccetta per una narice
tenendo chiusa l’altra narice con un dito, e espirando l’aria per la
bocca. La
seconda fase, in un secondo periodo di esperienze, è l’inspirare
lentamente e profondamente con la bocca l’etere e l’espirare
l’aria col naso. Dal
punto di vista fisico, bisogna avere un controllo dell’organismo,
perché molto spesso al principio nei più si producono stimoli
improvvisi e violenti di nausea e di vomito. E’
importante restare assolutamente immobili, perché ogni movimento
favorisce i conati di vomito. Questi conati possono e debbono venire
arrestati sul sorgere. In seguito, non si manifesteranno più, a meno
che il soggetto sia assolutamente refrattario per la sostanza. In tal
caso si dovrà rinunciare all’etere. Bisognerà
calcolare che, nei primi tentativi, ad un certo momento si perderà la
coscienza e si cadrà nel sonno. A poco a poco si acquista la facoltà
di conservare sempre più a lungo, per gradi, la coscienza. Condizioni
interne: ‑ Occorre disporre di una particolare forza di
concentrazione, di raccoglimento e di vigilanza sulle sensazioni, oltre
ad un atteggiamento assolutamente attivo. Il
secondo requisito è la chiave di ogni decorso magico dell’esperienza,
anche per prevenire i pericoli della sua deviazione e, in generale, del
servaggio dalla droga. L’atteggiamento
attivo è simile a quello di chi, pronto, aspetta per spiccare un salto.
Perciò
non si deve attendere semplicemente che le sensazioni e i mutamenti
della coscienza si manifestino, ma come un ragno che sta attento al
centro della rete, occorre afferrarle subito e farvi corrispondere un
atto della propria coscienza. In
secondo luogo, l’atteggiamento di attività significa non lasciarsi
sorprendere e sopraffare dalle sensazioni, per quanto intense,
inaspettate, seducenti e meravigliose che siano; al loro presentarsi,
all’aprirvisi, vi si deve unire una forza propria. Per
esempio, se la sensazione ha la carica cinque, per l’aggiungervisi
dell’Io (che, però, ciò facendo non deve alterarla né
interromperla) la carica non dovrà essere, diciamo, sette. Si avrà così
un vantaggio di due di fronte allo stimolo. Questa
è, anzitutto, la condizione affinché non si passi al regime delle
sensazioni passive nelle quali viene attivato soltanto il corpo di
sensazione, con regresso della volontà, come nel corso normale
dell’azione degli stupefacenti sul profano. E’
in secondo luogo, la condizione per mantenere l’indipendenza dalla
droga. E’ stato verificato che quando il discepolo ha seguito per davvero questa linea, non è diventato lo schiavo delle sostanze. Si tenga però ben presente il pericolo, quando non si tiene la linea. Noi lo sottolineiamo. Il
decorso delle esperienze con l’etere (e con sostanze analoghe, anche
del tipo allucinogeno), è innanzi tutto una apertura della sensibilità
e della cenestesia, un senso di leggerezza estatica e di dilatazione, e
un, particolare suolo di risonanza che si unisce alle percezioni (dato
che per un buon tratto si resta ancora in contatto col mondo esterno). Si passa ad una coscienza interna, in cui i processi mentali
sono galvanizzati.
Poi
i processi mentali sono neutralizzati, divengono discontinui, si
presentano pensieri, idee o immagini isolati che di solito hanno una
intensità particolare. Bisogna
stare assai attenti, nel senso di mantenere la neutralità interna, o
impassibilità intellettuale, di fronte a questi pensieri perché essi
possono presentare una parvenza fallace di evidenza e verità, la quale
non riguarda affatto il loro contenuto ma dipende esclusivamente dallo
stato generale in cui ci si trova e in cui essi appaiono alla mente. E’
come un colore che può aggiungersi ad ogni cosa. Portando
oltre questa fase, si possono anche verificare allucinazioni visive o
uditive, a seconda della predisposizione del soggetto (immagini o voci).
Anche queste hanno un carattere accidentale, secondario. Sono prive di
un significato spirituale. Ma
vi è chi si arresta là.
La
fase successiva è una più alta libertà estatica, sgombra da contenuti
psichici. Essa corrisponde allo stato di sonno nell’uso comune. Di
solito il punto di passaggio è contrassegnato da un sentimento di
terrore o di angoscia. Si crede che se si fa un solo passo più avanti,
si morirebbe. Anche
immagini o voci possono rafforzare questa sensazione. Occorre avere una
intrepidezza e voler andare assolutamente avanti, « succeda quel che
succeda ». Se
la coscienza tiene fermo fino a questo stato (dopo il punto morto),
questo è lo stato in cui possono prodursi fenomeni d’importanza
magica, se lo sperimentatore ha il circolo esorcistico di protezione,
per crisma di catena, o per naturale dignità, o per acquisita
dignificazione. Devesi
tener presente che lo stato ora indicato è uno stato psichico di vuoto.
Il vuoto attira forze, influenze, « archetipi » dell’inconscio e del
regno intermedio, non materiale ma non divino. E’
già una valida garanzia se la coscienza si è mantenuta, se si è
conservata e non dissolta come coscienza dell’Io, fino a questo stato;
ciò sta a dire che delle tre condizioni protettive anzidette una è
presente. Allora lo stesso principio « lo » può avere una virtù
esorcistica, con la sua sola presenza. Ma,
in più, la condizione attiva deve conservarsi, non nel solo senso di
presenza a se e di affermatività coraggiosa, ma anche come facoltà di
invocazione: orientarsi verso l’alto, desiderare profondamente la
trasfigurazione. Se,
in questo stato, la soluzione negativa (dovuta alla mancanza del circolo
esoterico protettivo con virtù esorcistica) è una fantasmagoria
visionaria che si incontra con tutte le fantasie teosofiche, nella
soluzione positiva la realizzazione essenziale può proprio essere la
dischiusura iniziatica dell’Io, l’esperienza della seconda nascita. La
grandissima diversità delle disposizioni individuali non permette di
indicare ad estranei schemi generali, per tutto ciò che può
verificarsi, e che è possibile, in via di principio, in questo stato. Non
potendo esservi una guida in queste esperienze, perché, a differenza di
quelle col mescal o con l’anhalonium, non si può avere a fianco un
Maestro o assistente con cui restare in rapporto, ognuno deve cercarsi
la via da sé e organizzare da sé l’esperienza, seguendo le proprie
intuizioni e secondo la sua responsabilità, in ripetuti tentativi. L’uso
dei simboli viene da noi considerato. Nel passaggio a questo stato di
superiore libertà, la proiezione di un simbolo può essere un appoggio.
Il simbolo può fare anche da base per la dischiusura iniziatica della
coscienza dell’Io, se viene scelto così da avere questa funzione. La
tradizione a cui il discepolo appartiene per regolare aggregazione,
ovvero la linea coltivata nella propria seria e lunga via individuale
basandosi su affinità elettive adeguatamente verificate, indicheranno,
caso per caso, quale simbolo si presti a questa funzione. In
più, lo stato accennato rappresenta, in genere, quello in cui può
prodursi la dischiusura illuminativa o inspirativa del contenuto di ogni
simbolo in genere, grafico (visivo), verbale o concettuale: ideogrammi e
pentacoli. Si
vuol dire che chi ha padroneggiato adeguatamente questo stato, se,
trovandosi in esso, proietta un dato simbolo (s’intende: sempre di
quelli veri, non arbitrari, delle tradizioni sacre iniziatiche), di esso
può rivelarglisi il senso occulto sintetico e intuitivo, in un atto
della luce intellettuale, al di fuori di ogni elemento discorsivo
concettuale e interpretativo. I
simboli, in questa dimensione, sono realtà metafisiche. Hanno dunque un
contenuto sia conoscitivo, sia magico. Come
le esperienze dell’iniziazione e della teurgia, così anche questi
stati, provocati artificialmente, della coscienza possono dunque avere
un potere anche evocatorio. L’individuo
che opera da se, anche se protetto dall’orientamento del suo spirito o
da un crisma di catena, non si avventurerà però alla leggera in questo
dominio, perché non potrà mai avere la sicurezza che il suo circolo
magico non abbia archi di minore resistenza. Cosí i Maestri esortano a perseguire esclusivamente la ricerca della luce intellettuale e della dischiusura magica dell’Io quando si usano droghe, sulla linea dei narcotici e degli allucinogeni. ......... Ripercussioni:
‑ Bisogna guardarsi bene, si ripete, dal contrarre un’abitudine,
con l’uso di questa o di qualsiasi altra droga. Per
ottenere degli effetti, e già per allenarsi e superare le prime
difficoltà, è naturale che occorra un dato periodo di pratica serrata.
Ma saranno sempre periodi determinati, per i quali a volta a volta ci si
deciderà, lasciando passare intervalli di tempo. ........... Seguire invece esclusivamente la tecnica delle acque corrosive eleggendola a sistema di tutta la propria via e di tutta la propria vita, è l’altra possibilità, la quale è però così rischiosa, da potersi prospettare solo a individualità con una qualificazione, una costituzione e un sistema magico di sicurezza più che eccezionali. |