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Alchimia Fisica |
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Si può
aggiungere qualcosa sul senso delle corrispondenze fra metalli, dèi e
centri di forza dell'uomo dal punto di vista della pratica. - Come le
energie di un « dio » si esprimono nei processi che nel grembo della
terra formano quelle metallità che gli furono tradizionalmente
consacrate; e come d'altra parte esse si manifestano anche sotto le
specie di energie di vita che nell'uomo agiscono in determinati organi e
centri così fra certe forze chiuse nel corpo e certi metalli esistono
relazioni analogiche di tipo « magico » (simpatico) oltre che
simbolico, che fanno da base a tre possibilità pratiche distinte: 1) L'introdurre nell'organismo in date dosi e forme certe sostanze metalliche, quando la coscienza è abbastanza « sottilizzata » per poter accompagnare e sorprendere ciò che ne segue dietro le quinte della corporeità più greve, può servire per introdurre la coscienza stessa nei « centri » corrispondenti, che per via di quelle sostanze vengono anormalmente dinamizzati. Inoltre, quando la fantasia si trovasse in una certa indipendenza dai sensi corporei, è possibile che l'esperienza risultante si drammatizzi sotto forma di visioni di figure e di divinità, spesso utilizzando le immagini che l'operatore per via della sua fede o tradizione reca latenti nel suo subcosciente. Come si vede, ciò riporta, in un certo qual modo, e a meno di una più precisa direzione di efficacia, al metodo con le « bevande sacre » e le « acque corrosive » in genere. 2) Viceversa, una volta giunti ad estrarre le coscienze dormienti in determinati centri o organi del corpo umano, si può, da ciò, essere introdotti nei « misteri » delle forze che agiscono occultamente nelle metallità corrispondenti o, in termini più mitologici, può esser propiziato il contatto con gli dèi sotto i cui influssi queste ultime si formano. Noi qui abbiamo uno dei presupposti fondamentali per le operazioni di alchimia in senso stretto, cioè proprio come trasmutazione di metalli reali a mezzo del potere ermetico. 3) Infine, mediante certi riti conosciuti dalla magia cerimoniale e dalla teurgia, o mediante altri metodi, senza escludere infine casi che presentano l'aspetto di fenomeni spontanei o di « rivelazioni », è possibile che si giunga per primo ad una esperienza, sotto la forma di un dio dal quale poi si è introdotti ai « misteri » sia del corpo, sia di determinati metalli: tanto da far quasi nascere l'illusione di una trasmissione di sapienza da parte di un essere ritenuto reale e esistente in sé stesso. Questo, in ogni caso, è il fondamento delle già ricordate, antiche tradizioni, secondo le quali certe divinità avrebbero insegnato agli uomini le scienze e le arti, rimanendo i detentori dei segreti di queste (un'eco di ciò si è conservata nel cristianesimo sotto le specie dei Santi « protettori » di determinate forme della attività umana).E’ questo, uno degli aspetti di quella concezione unitaria e organica dell'universo in virtù della quale nel mondo tradizionale ogni arte o scienza aveva una sua iniziazione, la quale le conferiva qualcosa di sacro. Per tal via, anticamente la fisiologia era anche una teologia mistica; e la teologia era a sua volta una « fisica », una introduzione alla conoscenza reale interiore della natura, e una « medicina », nel senso applicato contingente così come in quello trasposto. E questa convergenza, inconcepibile per la mentalità moderna tradiva il punto di vista sintetico della Scienza Sacra, non raggiungibile che attraverso lo spirito. |