Alchimia e Spagiria

 

 

 

 

 

 

 

 ......Abbiamo dato per certo, piú sopra, che gli archimici basavano i loro lavori sulla teoria ermetica,  o almeno sulla teoria ermetica come essi l'avevano capita, e che fu proprio questo un punto di partenza per delle esperienze feconde di risultati puramente chimici. Così essi prepararono i solventi acidi di cui ci serviamo e, attraverso l'azione di essi sulle basi metalliche, ottennero le serie saline che conosciamo. Poi, riducendo questi sali, sia per mezzo d'altri metalli, quelli alcalini o il carbone, sia per mezzo dello zucchero o i grassi, ritrovarono, senza trasformazione, gli elementi basici che avevano combinato prima. Ma questi tentativi, e con essi i metodi di cui ci si deve servire, non presentavano nessuna differenza con quelli che di solito sono seguiti nei nostri laboratori. Alcuni ricercatori, però, spinsero la loro ricerca molto piú lontano; essi estesero in modo singolare il campo delle possibilità chimiche, a tal punto che i loro risultati ci sembrano dubbi se non immaginari. Vero è che questi procedimenti sono spesso incompleti e avvolti da un mistero quasi altrettanto denso di quello della Grande Opera. Ma poiché è nostra intenzione, - come abbiamo annunciato, - essere utili agli studenti, ci addentreremo, a questo proposito, in qualche particolare e mostreremo che queste ricette di soffiatori sono piú sicure, sperimentalmente, di quanto si sarebbe portati a credere. Che i nostri fratelli filosofi, ai quali chiediamo indulgenza, si degnino di perdonare queste divulgazioni. Nonostante tutto il nostro giuramento si applica solamente all'alchimia mentre noi intendiamo restare strettamente sul terreno della spagiria, e quindi, d'altra parte, vogliamo mantenere la promessa fatta di dimostrare, attraverso dei fatti reali e controllabili: che la nostra chimica deve tutto agli spagiristi ed agli archimici, ma che non deve niente, assolutamente niente, alla Filosofia ermetica.

Il piú semplice procedimento archimico consiste nell'utilizzare l'effetto delle violente reazioni, - quelle degli acidi sulle basi, - per provocare, in seno all'effervescenza, l'unione delle parti pure, la loro irriducibile unione sotto forma di corpi nuovi. In tal modo si può produrre, partendo da un metallo vicino all'oro, - di preferenza dall'argento, - una piccola quantità di metallo prezioso. Ecco, nell'ambito di queste ricerche, un'operazione elementare di cui assicuriamo il successo. se le nostre indicazioni sono seguite esattamente.

 Versate in una storta di vetro, alta e tubolata, un terzo della sua capacità d'acido azotico puro. Collegate ad essa un recipiente provvisto di tubo di scarico e sistemate l'apparecchiatura in un bagno di sabbia. Operate sotto la cappa di ventilazione. Riscaldate l'apparecchio dolcemente e senza raggiungere il punto d'ebollizione dell'acido. Levate dal fuoco, aprite il tubo di scarico ed introducete una piccola frazione d'argento vergine, o di coppella, che non contenga tracce d'oro. Quando lo sviluppo di perossido d'azoto sarà cessato e l'effervescenza si sarà sopita, lasciate cadere nel liquore una seconda porzione d'argento puro. Ripetete così l'introduzione del metallo senza fretta, finché l'ebollizione e lo sviluppo di vapori rossi non manifestino poca energia, indizio di maturazione prossima. Non aggiungete piú niente, lasciate che depositi per una mezz'ora, poi decantate con precauzione, in una boccia, la vostra soluzione, chiara ed ancora calda. Troverete sul fondo della storta un sottile deposito che ha l'aspetto di sabbiolina nera. Lavatela con acqua distillata tiepida e fatela cadere in una piccola capsula di porcellana. Facendo le prove d'analisi riconoscerete che questo precipitato è insolubile nell'acido cloridrico ed anche nell'acido nitrico. Lo scioglie solo l'acqua regia, che forma, così, una magnifica soluzione gialla, assolutamente simile a quella del tricloruro d'oro. Diluite questo liquore con acqua distillata; fatelo poi precipitare per mezzo d'una lamina di zinco; si depositerà una polvere amorfa, molto sottile, opaca, di color bruno rossastro, identica a quella che produce l'oro naturale quando viene ridotto in tal modo. Lavate per bene, poi asciugate questo precipitato polverulento. Comprimendolo su di una lastra di vetro o sul marmo, vi darà uno strato brillante, coerente, con una bella luminosità gialla per riflessione e di color verde per trasparenza; questo strato ha l'aspetto e le caratteristiche superficiali d'un oro purissimo.

Per aumentare con una nuova piccola quantità il vostro minuscolo deposito, potrete ricominciare l'operazione a piacer vostro. In questo caso, riprendete la soluzione chiara e diluita di nitrato d'argento delle prime acque di lavaggio; riducete il metallo con lo zinco o il rame. Quando la riduzione sarà completata, decantate e lavate abbondantemente. Seccate questo argento in polvere e servitevene per una seconda soluzione. Continuando così, potrete accumulare abbastanza metallo tanto da rendere piú comoda l'analisi. Ed in piú sarete certi della sua effettiva produzione, - anche se si poteva supporre che l'argento di cui vi eravate serviti abbia contenuto alcune tracce d'oro.

 Ma questo corpo semplice, ottenuto così facilmente anche se in piccola proporzione, è veramente oro? Ad esser sinceri dobbiamo dire di no o, almeno, dire che non lo è ancora. Perché esso presenta una grandissima analogia esteriore con l'oro, ed anche la maggioranza delle sue proprietà e reazioni chimiche, però manca un carattere fisico essenziale, la densità. Questo oro è meno pesante dell'oro naturale, sebbene la sua densità propria sia già superiore a quella dell'argento. Possiamo dunque considerarlo non come il rappresentante d'uno stato allotropico dell'argento, piú o meno instabile, ma come oro giovane, oro nascente, come è mostrato dalla sua recente formazione. Del resto, il metallo da poco prodotto è suscettibile di assumere e di conservare, per contrazione, l'elevata densità propria del metallo adulto. Gli archimici utilizzavano un procedimento che assicurava all'oro nascente tutte le qualità specifiche dell'oro adulto; essi chiamavano questa tecnica maturazione o consolidamento, sappiamo che l'agente principale di questa operazione era il mercurio. La si può trovare citata in alcuni antichi manoscritti latini sotto il nome di Confirmatio.

Sarebbe facile adesso, a proposito dell'operazione che abbiamo testé indicato, fare parecchie osservazioni utili e conseguenti, e mostrare anche su quali principi filosofici è basata la produzione diretta del metallo mediante queste manipolazioni. Potremmo anche spiegare qualche variante capace d'aumentare il rendimento, ma oltrepasseremmo i limiti che ci siamo volontariamente imposti. Lasceremo quindi ai ricercatori il compito di scoprirle da soli e di sottoporne le deduzioni al controllo dell'esperienza. Il nostro ruolo si limita a presentare dei fatti; agli archimici moderni, spagiristi e chimici tocca trarre le conclusioni. Ma esistono, in archimia, anche altri metodi i cui risultati possono confermare le affermazioni filosofiche. Questi metodi permettono di realizzare la decomposizione dei corpi metallici, considerati per lungo tempo corpi semplici. Questi procedimenti, conosciuti dagli alchimisti, sebbene essi non se ne debbano servire durante l'elaborazione della Grande Opera, hanno per oggetto l'estrazione d'uno dei due radicali metallici, lo zolfo o il mercurio.

 La filosofia ermetica c'insegna che i corpi non hanno nessuna azione sui corpi, e che soltanto gli spiriti sono attivi e penetranti '. Sono soltanto essi, ali spiriti, gli agenti naturali che provocano, in seno alla materia, le trasformazioni che noi possiamo notare in essa. Ora, la saggezza dimostra con l'esperienza che i corpi sono capaci di combinarsi tra sé ma producendo soltanto dei composti facilmente riducibili. £ il caso, per esempio, di tutti i composti salini e delle leghe, alcune delle quali si separano per liquazione per mezzo della semplice fusione. Accade anche che i metalli della lega conservino le loro qualità specifiche nonostante che allo stato di miscela presentino delle proprietà differenti. Si può capire dunque di quale utilità possono essere gli spiriti nello sprigionamento di zolfo o di mercurio metallici, quando si sa che soltanto tali spiriti sono capaci di vincere la forte coesione che lega strettamente tra di loro questi due principi. Ma, per prima cosa, è necessario sapere che cosa indicavano gli Antichi con questo termine generico e piuttosto vago di spiriti. Per gli alchimisti, gli spiriti sono delle influenze reali, sebbene fisicamente quasi immateriali o imponderabili. Essi agiscono in modo misterioso, inspiegabile, sconosciuto ma efficace, sulle sostanze sottoposte alla loro azione e preparate a riceverli. L'irraggiamento lunare è uno di questi spiriti ermetici. La concezione degli archimici, invece, dimostra di essere di carattere piú concreto e piú materiale.......

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell'ambito di queste ricerche, si può notare un fatto curioso che rende impossibile qualsiasi tentativo d'industrializzazione. Infatti il risultato varia in ragione inversa alla quantità di metallo impiegato. Quanto piú grandi sono le quantità sulle quali si lavora, tanto piú piccola è la raccolta di prodotto finale. Lo stesso fenomeno è osservato con i miscugli metallici e salini dai quali, in genere, si estraggono delle piccole quantità d'oro. L'esperienza riesce, di solito, se si lavora su qualche grammo di sostanza iniziale, ma lavorando su di una quantità decuplicata, spesso si finisce con un totale insuccesso. Abbiamo cercato a lungo prima di scoprirla, la ragione di questa singolarità; essa sta nel modo con cui i solventi si comportano man mano che si saturano. Il precipitato appare poco dopo l'inizio, e fin verso la metà dell'attacco; ma poi si ridiscioglie, in parte o totalmente, in seguito, secondo la quantità del volume di acido. [ Ritorna ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Geber, nella sua Somma di Perfezione del Magistero (summa perfectionis Magisterii), cosí parla del potere che ali spiriti hanno sui corpi. « 0 figli della dottrina, esclama, se volete che i corpi subiscano vari cambiamenti, potete riuscirvi soltanto con l'aiuto degli spiriti (per spiritus ipsos fieri necesse est). Quando questi spiriti si fissano sui corpi, perdono la loro forma e la loro natura; non sono più ciò ch'erano prima. Ecco che cosa accade quando si opera la separazione: o gli spiriti sfuggono da soli, ed i corpi ai quali erano fissati restano, oppure gli spiriti ed i corpi sfuggono insieme, allo stesso tempo ». [ Ritorna ]