Opera al Rosso

L'Opera al Bianco, e l'Opera al Rosso sono due momenti successivi dello stesso processo di « fissazione ». Per arrivare al Rosso, occorre solo accrescere il Fuoco stesso che si congiungerà al Corpo direttamente in virtù della sua natura, ad una profondità a cui l'opera precedente non era giunta: a quella, dove dorme il « cadavere », il « titano onnipotente ». Arrestandosi all'Opera al bianco, si è congiunti con la Vita, ma in questa v'è una certa forma, data immediatamente, una specie di legge interna di cui si segue e si esegue l'atto, senza però esserne propriamente l'origine: come chi possedesse nella mente una idea o un significato, sapesse presentarselo ed esprimerlo con una libera attività senza però potersi sentire in stato creativo rispetto ad esso.

L’insegnamento concorde e caratteristico di tutta la tradizione che non ci si debba arrestare al « Bianco ». « L'elisir al bianco non è l'ultima perfezione, perché gli manca ancora l'elemento Fuoco » come resurrezione del Fuoco primordiale che ha sede nella telluricità del Corpo. Si può riandare alle varie citazioni già fatte circa la preziosità di scorie, ceneri, fecce ed altri residui di terrestrità, che in realtà celano il « titano », l'« atto compiuto del tutto », il « Diadema del Re », il vero Oro dei Filosofi. Qui il corpo minerale, per dir così, riporta l'Io alla coscienza del suo atto primordiale ed assoluto di cui esso corpo esprime l'impietramento, il sonno, lo stato di tacitazione e di oscura schiavitù. L'Argento, allora, è trasmutato in Oro: non solo come vita e « luce »  , Spirito e Corpo ora fanno una sola cosa, ma anche come puro Io .

Eliphas Levi dice che il potere che si sviluppa dall'Oro è paragonabile ad una folgore che, sul principio, è una esalazione terrestre secca unita al vapore umido, ma poi, esaltandosi, assume una natura ignea, agisce sull'umidità che le è inerente, attraendola e sommovendola nella propria natura, finché precipita rapidamente in Terra ove una natura fissa simile alla sua (corrispondenza della « proiezione » con l'atto primordiale che ha determinato l'essenzialità della forma fisica) l’attira. Con la « discesa » la sostanza aerea comincia a coagularsi ed allora si forma il Fuoco divorante, dal quale procede la distruzione dell'umidità radicale delle Acque, l'ultima calcinazione e fissazione . Il basilisco filosofale - dice Crollio - a guisa di folgore in un istante penetra e distrugge i « metalli imperfetti ».Con l'« imperfezione dei metalli » si vuol significare specificamente, debolezza, insufficienza (l'« incurabile malattia della privazione ») rispetto all'atto totale: quello dell'identificarsi col potere originario, richiesto per non essere « fulminati » e per reintegrarsi sovrannaturalmente.

Tale è la perfezione della Grande Opera.

 Secondo alcuni testi, le due operazioni al bianco e al rosso continuano in una certa misura l'una l'altra. In ogni caso, solo dopo che la coscienza sia stata « sottilizzata », tanto che l'Io abbia appreso quel suo modo d'essere che non si appoggia più al corporeo e quell'azione che, parimenti, è percepita direttamente e non per via di sensazioni o emozioni legate al corpo solo allora è concepibile giungere sin nel profondo della Terra e non trovar in essa un limite, ma il principio per l'onda più alta, per un auto-congiungimento assoluto, per una resurrezione senza residuo. Le singole fasi sono sempre: prima la tintura, cioè infusione di  o  in  , poi penetrazione, che si esegue per via di  il quale introduce nelle forme da esso animate; infine fissazione, al pieno manifestarsi delle forze primordiali chiuse in tali forme.