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L'oro dei gioiellieri |
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Chi ci ha seguiti sa che l'Alchimia non può ridursi ad una chimica allo stato infantile, superata dalla chimica moderna. Nella sua essenza essa resta una scienza « tradizionale » a carattere magico ed iniziatico. Data la natura sintetica di tali scienze, essa poté anche includere un lato chimico. Anzitutto, come base di trasposizioni simboliche. Sennonché col diffondersi dell'alchimia in Occidente queste conoscenze subordinate si separarono dal resto e si disanimarono. E il desiderio e la cupidità per l'oro puro e semplice, per l'oro spendibile, fecero il resto. E’ così che nacque quell'alchimia che può esser considerata come lo stadio infantile della chimica scientifica. Non è per nulla l'alchimia ermetica e tradizionale - rileva giustamente il Guénon - che ha dato origine alla chimica moderna, « ne è invece una deformazione, nel senso più rigoroso della parola, alla quale dette luogo, forse a partir dal Medioevo, l'incomprensione di certe persone che, incapaci di penetrare il senso vero dei simboli, presero tutto alla lettera, e credendo che in tutto ciò non si trattasse che di operazioni puramente materiali si dettero ad un più o meno disordinato sperimentare ». Anche queste persone, prese ormai dall'ossessione della fabbrica dell'oro, fecero qua e là, per caso, delle scoperte e proprio esse sono gli autentici precursori della chimica moderna. Per cui - rileva ancora il Guénon - non è con una evoluzione o un progresso che dall'ermetismo e dall'alchimia iniziatica si giunse alla chimica, ma proprio all'opposto, con una degenerescenza. In questo, come in altri campi, « la scienza moderna si è costruita per mezzo di residui di scienze antiche, con materiali respinti da queste ultime e abbandonati agli ignoranti e ai profani ».Che poi la scienza moderna sia giunta alla conoscenza sperimentale esatta e al padroneggiamento tecnico di una quantità di fenomeni naturali e in meno di un secolo abbia cambiato la faccia della terra in una misura non riscontrabile in nessuna delle civiltà antiche; che, in particolare, essa abbia risolto praticamente il problema della trasformazione dei metalli vili in oro mediante la disgregazione dei nuclei atomici - tutto ciò può essere assai interessante, e può far colpo sul profano, ma non dice nulla a chi abbia un senso di ciò che è conoscenza e potenza vera e delle condizioni per l'una e per l'altra. La scienza moderna conosce delle acquisizioni generali alla portata di tutti. Per tutto ciò che si è potuto realizzare nel mondo antico le cose stanno diversamente perché, ripetiamolo, ogni fenomeno, conquista o realizzazione era segno e simbolo. Esso testimoniava un livello spirituale e una tradizione sacra, diceva di ciò che si rende eventualmente possibile - in una culminazione - a chi aveva seguito una via di superamento della condizione umana e di elevazione fino al supersensibile, e apriva nel contempo spiragli su significati trascendenti. Alcuni misteriosi Adepti ermetici apparvero ancora, qua e là, talvolta a sconvolgere, col miracolo dell'oro fabbricato sotto ai loro occhi, l'edificio intellettuale di ricercatori dalla mentalità già « positiva », talaltra ad illuminare chi stava per esser vinto dal dubbio e dalla disperazione, tal’altra ancora per dare tutto un altro corso ad una esistenza umana mediante doni in apparenza irragionevoli e capricciosi. La « fabbrica dell'oro » rimase tuttavia un mistero per coloro che pensavano si legasse ad una data segreta ricetta, all'indicazione di questo o quel procedimento attentamente occultato e di speciali sostanze, invece di capire che bisognava rivolgere altrove l'attenzione, altrove l'azione, che bisognava comprendere per primo il mistero della trasmutazione interiore. Può contemplare anche la trasmutazione dei metalli, ma non come una operazione puramente materiale. Fra tanti, Artefio e Morieno dicono nei termini più chiari che l’« operazione che compie il magistero è un'operazione che non si fa con le mani » e che richiede invece nell'artefice « disposizioni e procedimenti sottili »; e tutti gli altri ripetono che le sostanze e gli elementi di cui parlano non sono quelli a cui l'uomo comune può riferirsi. A differenza della chimica profana, l'alchimia presuppone dunque una « metafisica », cioè un ordine di conoscenze sovrasensibili, le quali a loro volta presuppongono la trasmutazione iniziatica della coscienza umana. Fra questa trasmutazione e la trasmutazione dei metalli in senso non più simbolico, esistono dei rapporti di analogia. Così certi principi e certi insegnamenti, che anzitutto hanno un senso cosmologico e metafisico, sono suscettibili a valere non solo per l'una, ma anche per l'altra trasmutazione - per quella dell'uomo e per quella dei metalli: « pechè unica è la fornace, unico il cammino da seguire, unica anche l'Opera ». Per le opere dell'alchimia fisica occorrono forze differenti, spirituali e corporali. « L'Opera nostra è interna ed esterna » - conferma un testo arabo. Non si tratta, cioè, di procedimenti che si esauriscono in un insieme di determinismi esterni; in essi l'energia psichica e la « dignità » dell'operatore hanno invece una parte, esercitano una influenza efficace sulle forze minerali, mercé un rapporto interiore con queste che cade assolutamente fuori della coscienza normale. Circa la tecnica, Il primo insegnamento è: Cambia la natura del corpo su cui vuoi agire. Massime equivalenti: « Estrai la natura nascosta all'interno »; « Rendi manifesto l'occulto e occulto il manifesto »; « Togli l'ombra »; « Denuda »; « Fa col visibile l'invisibile e con l'invisibile il visibile ». Citiamo una delle più antiche redazioni di questo motivo: « Se non rendi incorporee le sostanze corporee e se non rendi corporee le sostanze incorporee nessuno dei [risultati] attesi si produrrà ». E’ chiaro che questo cambiamento nelle sostanze su cui si deve agire non è farle passare da uno stato fisico ad un altro, ma invece farle passare dallo stato fisico ad uno stato non-fisico. Ciò equivale a dire che la vera operazione preliminare riguarda l'operatore più che non le sostanze stesse Chiaramente, Zosimo ci dice che la « tintura » in Oro (la trasmutazione metallica) non può avvenire nello « stato solido » (cioè materiale) dei corpi: « essi debbono essere prima sottilizzati e spiritualizzati », tanto da rendere efficaci « le forze spirituali, quelle che non si possono cogliere con i sensi [fisici] ». Bisogna « dissolvere » le sostanze e ciò che allora va trasmutato per poter trasmutare fisicamente sono le nature celesti ».
E’ noto, tuttavia, che fino ad ora questa conquista non è stata praticamente sfruttabile, perché le spese per produrre l'oro in laboratorio sono superiori al valore dell'oro ottenuto. Vi è cosí quasi da applicare - ironicamente - la verità intuita da Bernardo Trevisano alla fine di una vita di lotte, di pene e di vani tentativi: « Per far dell'Oro bisogna già averne ». Ma il Trevisano intendeva l'Oro ermetico, presupposto per fare, eventualmente, quello fisico. [ Ritorno ]
Il noto chimico van Helmont e Melvetius, medico del Principe Guglíelmo d'Orange, ricevettero la visita di sconosciuti, che eseguirono la fabbrica dell'oro; dopo di che, essi cessarono di nutrire ogni dubbio sulla « scienza sacra delle trasmutazioni ». Lo stesso si ripeté col fisico Poisson il quale tuttavia, benché l'operazione fosse stata anche controllata dal Boyle, contrariamente all'« Eppur si muove » galileiano, mantenne le sue idee antialchimistiche. Altri casi sono positivamente attestati. [ Ritorno ]
Gli alchimisti greci dichiaravano che ciò che opera come la « polvere di proiezione » la quale muta i metalli vili in argento e oro - è lo spirito. Essi aggiungevano che solo la Pietra (cioè: solo l'organismo umano) nella quale risiede il Farmaco dalla giusta potenza - può produrre il « Mistero mithriaco », cioè, il Sole e l'oro, qui in senso reale. [ Ritorno ]
AGRIPPA « Bisogna saper intellettualizzare esattamente le proprietà sensibili a mezzo di una analogia segreta ». [ Ritorno ] |