Problemi nella Discesa

 

 Spezzare la nostra "fissità", rompere e sciogliere noi stessi, quello che siamo soliti definire come il nostro io è cosa assai difficile. Separare le nature che ci compongono, sciogliere il "misto" che vive in noi a detta degli autori alchemici è « cosa difficilissima, è una fatica d'Ercole » al cui confronto le restanti operazioni sono considerate come « lavoro da donna » e « giuoco da bambini »: tanto è tenace il vincolo irrazionale che stringe insieme gli elementi del « misto » umano. Gli autori esortano quindi alla tenacia, alla costante pazienza, all'instancabilità; sconsigliano dall'aver fretta, ripetendo che « ogni precipitazione vien dal diavolo » (1) ; dicono di lavorare senza scoraggiarsi, con ardore, ma senza lasciarsi in alcun modo trasportare, pena la rovina dell'Opera iniziata.

La difficoltà sta anzitutto nello spezzare ed aprire l'Oro, cioè la chiusura della personalità, sì che è detto esser più difficile disfare l'Oro, che non farlo; essa sta poi nel conservare malgrado tutto, in siffatto stato di distruzione, una « quintessenza », un principio attivo, sottile ed essenziale di quest'Oro stesso. Finché predomina la coscienza esterna legata al cervello e alla salda individualità organica ci si sente persona, « lo », ma si è chiusi a tutti gli altri stati dell'essere profondo. Si spezzi l'Oro e si passi in questi stati incorporei e « fluidi »: allora s'incontra una condizione negativa per il senso dell'« Io ». Così, non appena essi si affacciano, per l'esperienza interna quasi di un sentirsi mancare la terra, sopravviene una reazione istintiva irresistibile (2) una forma organica di paura che con uno scatto fa rimbalzare al punto di partenza  cioè al « fisso », al « corpo » o « Terra » - sì che le porte tornano a chiudersi.

 Bisogna proceder dunque pazientemente, tenacemente e sottilmente, imparando la simbolica « scienza delle bilance » o delle « dosi », cioè la quantità di attività e di passività che bisogna congiungere insieme ed equilibrare; limando a poco a poco il « Ferro » tanto da evitare gli scatti anzidetti, che arresterebbero il processo di separazione ma in pari tempo badando a che resti una quantità sufficiente dell'elemento   sì da non finire in forme di coscienza ridotta le quali invece che alla realizzazione ermetica condurrebbero a stati negativi di transe, di sonnambulismo e di medianità.

 Così si può presentire che cosa siano quelle peregrinazioni e corse affannose nelle tenebre, con terrori e brividi, sudori e spaventi, prima di giungere a veder la Luce, di cui nella letteratura misterica ; che cosa sia inoltre quel passar attraverso gli elementi, una volta raggiunto il confine della morte e varcata la soglia di Proserpina , e che cosa sia quell'analogo disciogliersi della Terra in Acqua, dell'Acqua in Fuoco, del Fuoco in Aria, dato in un testo tibetano come l'esperienza interveniente subito dopo morte. Si tratta di successivi mancamenti dell'appoggio solido (la Terra, cioè il Corpo), che contrassegnano le fasi del distacco: perder appunto il senso della terra, e sentirsi di colpo nel vuoto - precipitare o sprofondare - trovarsi come disciolto in un gran mare o in una dilatazione vertiginosa nell'Aria. Ed occorre che il Leone Rosso, cioè l'irresistibile e selvaggio istinto di autoconservazione dell'Io animale, sia « spossato sino ad estrema debolezza », affinché simili prove siano sorpassate e si possa portare a fondo il processo di « mortificazione » e di « separazione » (3)

Ma oltre alla difficoltà di « aprire » mantenendo la coscienza e arrestando le reazioni che ricondurrebbero al corpo animale vi è quella di non farsi soverchiare dall'esperienza stessa, di giungere a padroneggiarla facendo uso di quel « seme » o « spirito sottile » dell'Oro; che si deve aver saputo estrarre e conservare ( V. CD ). E’ come l'aprirsi di una diga. Chi, essendo vissuto sempre in un ambiente tenebroso, fosse messo di colpo in mezzo alla luce più sfolgorante, potrebbe esserne accecato: così pure la potenza intera e libera della vita potrebbe riuscir letale a chi conosce solo la vita in mescolanza con la morte e col sonno.

Tale è il pericolo, considerando il quale gli alchimisti raccomandano di star ben attenti a che il « sottile » non sfugga dal suo « vaso » risolvendosi in Aria.

Nel loro scambievole uccidere ed esser uccise le due Nature ( Zolfo e Mercurio - Fisso e Volatile ) si mutuano l'una con l'altra, fino a compenetrarsi interamente. I « due nemici » si abbracciano. Le due serpi del Caduceo si intrecciano - il maschio con la femmina - intorno alla verga di  Ermete. Nell'Acqua divina o Mercurio dei Saggi ha inizio lo stato di unità, che è la «Materia prima » e vera da cui si possono avere tutti gli « Elementi » e i « Regimi » della Grande Opera.

Disciolto il Corpo, la Natura comincia ad operare e lo Spirito a manifestarsi nel corpo metallico  «congelato ».

E' l'« Opera al Bianco ».

Preparazione

 

 

 

 

 

 

 

Nel detto di GEBER (Libro della Clemenza, CMA, III, 136): « Vi raccomando di agire con precauzione e con lentezza, di non aver « fretta e di seguire l'esempio della natura » ‑ tale « esempio » può anche interpretarsi come attenzione a quei processi, nei quali il distacco si pro­duce in via naturale (sonno, ecc; vedi più sotto). [ Ritorno ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Forse non vi è lettore che non conosca quei bruschi soprassalti che i verificano all'atto di addormentarsi, appunto come se venisse a mancare la terra. Si tratta di una reazione del genere, all'inizio della separazione che ogni Sera si produce spontaneamente nel sonno. [ Ritorno ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 FILALETE, (Introitus, XXV) parla dei regime « volto a spogliare il Re « dai suoi vestimenti dorati [si tratta dell'Oro volgare] ed a stancare il Leone con siffatte lotte, da ridurlo ad estrema debolezza. Allora appare il regime di Saturno... Non vi è più segno di vita nel composto. Questo triste spettacolo e questa immagine di morte eterna è di tanto più gradita all'Artista ».

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