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Riassunto |
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L’albero
rappresenta la vita immortale, vita che è protetta da draghi e serpi. I miti che riguardano l’albero ci insegnano che esiste un potere o una forza sovrannaturale ad appannaggio di dei ( intesi come forze ) che può essere conquistato. Adamo ci ha provato e non è riuscito a completare la sua impresa eroica ma qualcosa ha guadagnato: è diventato Uomo ed ha insegnato che la rivincita è sempre possibile. L’Alchimia insegna il percorso spirituale che si deve compiere per conquistare il secondo Albero, cioè quello che la forza-dio ne ha impedito la conquista ad Adamo. Ma questa Arte è stata volutamente nascosta dai suoi maestri. Credo che i motivi di questo occultamento siano molteplici. Di sicuro, leggendo le poche righe soprascritte, ci si può render conto che chi avesse preso le difese di un “peccatore” che voleva spodestare dio, qualche secolo fa avrebbe conosciuto fuochi non certamente alchemici o spirituali. Far capire, in secoli dominati dall'errore che qualcosa d'altro è possibile; cioè che ciò che gli uni ( clero ) tenevano per un sicuro possesso e gli altri ( i fedeli ) per una gratuita speranza era una vana utopia. Far capire che, come nel mondo dei determinismi della materia e dell'energia, così pure nelle operazioni di quest'Arte ( Alchimia ) la morale, la fede, la devozione e il resto sono elementi inefficaci rispetto alla caducità umana (« agli dèi bisogna farsi simili, non già agli uomini da bene: non l'esser esenti dal peccato, ma l'essere un dio è il fine » aveva già detto Plotino; dichiarar dunque la relatività di tutto ciò che è religione, speculazione e morale umana per additare il punto di vista della realtà nella sua trascendenza rispetto ad ogni costruzione mortale, parlar di Dio come di un simbolo per l'altro stato di coscienza; dell'attesa del Messia come della melior spes nutrita da chi tentava l'iniziazione; della «resurrezione della carne » come di un altro simbolo per una rigenerazione nei principi stessi dell'organismo, la quale può compiersi già in vita, darsi a tentativi di questo genere, sarebbe stato ormai vano. E come sarebbe stato possibile evitare il più triste degli equivoci usando le stesse parole, gli stessi simboli primordiali? Molto meglio parlar dunque di Mercurio e di Solfo, di metalli, di cose sconcertanti e di operazioni impossibili, ottime per attrarre l'avidità e la curiosità di quei « soffiatori » e di quei « bruciatori di carbone » dai quali doveva nascere la chimica moderna, e per non lasciar sospettare agli altri, nelle rare ed enigmatiche allusioni, che si trattasse, nell'essenza, di un simbolismo metallurgico per cose dello spirito, per far credere invece (come ancor oggi gli spiriti positivi che fanno la storia della scienza lo credono) che si trattasse di un allegorismo mistico per cose metallurgiche e per opere di una scienza da dirsi naturale e profana di fronte al dominio sovrannaturale della fede e del dogma E
questo basta e avanza. Da qui il ricco simbolismo “naturale” a cui
allude l’alchimia. Nei secoli dei roghi la scienza naturale, che amava
gli elementi della natura, non era invisa ha chi poteva accendere le
pire. E’ già tanto che i
maestri alchimisti facevano notare una certa
distinzione fra gli « elementi
volgari » e «
morti »
e
quelli
«
viventi »
i quali sono gli « elementi nostri »
: la « nostra Acqua », il « nostro Fuoco »
non sono quelli del « volgo » cioè « non sono quelli comuni
». Se il cibernauta ha letto alcune delle pagine precedenti, si è reso
certamente conto che l’alchimia è principalmente una dottrina
magico-spirituale che mira ad una radicale trasformazione di sè e la
piena comprensione di essa non può avvenire senza l’intervento di «
un movimento, una impetuosità dello spirito ». Gli alchimisti dicevano che era molto più facile fare l’oro che distruggerlo e per fabbricare l’oro bisogna prima distruggere quello che ognuno di noi ha già. Nella seguente parte accenneremo alle tecniche necessarie per la distruzione e per la fabbricazione dell’oro. |