L'Azione Magica

 

In questa pagina  saranno proposte delle << verità >> da assumere in una data fase dello sviluppo ai fini di una preliminare liberazione e purificazione dell'animo.

IL superamento di sè, oltre che oggetto dei riti, si lega ad una rinnovata, sensazione del mondo e della vita, non come un astratto concetto della mente, ma come qualcosa che vibri nel ritmo dello stesso sangue. E’ la sensazione del mondo come potenza, la sensazione del mondo come atto sacrificale. Una grande liberta, con l’azione, per unica legge dappertutto, esseri fatti di forza e, simultaneamente, un respiro cosmico, un senso di altezza, di aereità.

L'azione va liberata. Va realizzata in sé, monda dalla febbre mentale, detersa da odio e da brama. Queste verità debbono compenetrare l’animo: non vi  è dove andare, non vi è nulla da chiedere, nulla da sperare, nulla da temere. Il mondo è libero: scopi e ragioni, << evoluzione >>, fato o provvidenza, tutto ciò è nebbia, è cosa inventata da esseri che non sapevano ancora andare da sé e abbisognavano di dande ed appoggi. Ora, sarai lasciato a te stesso. E devi giungere a sentirti un centro di forza, fino a conoscere l’azione che non si determina più per questo o quell'oggetto, ma per sé stessa. Ecco: non sarai più mosso: distaccato, ti muoverai. Intorno, gli oggetti cesseranno di essere oggetti di desiderio per te - diverranno oggetti di azione. Roteando intorno a cose che non esistono più, gli impulsi di una vita irrazionale alla fine si estingueranno: e cadranno anche il senso dello sforzo, la mania del correre, del fare, dell'arrivare nell'azione, la serietà dolorosa ed il bisogno, il sentimento tragico e il vincolo titanico; cadrà insomma la grande malattia - il senso umano della vita. Subentrerà una calma superiore. Appunto da essa potrà riscaturire l'azione, l'azione pura e purificante: è l'azione pronta in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, ad assumere qualunque direzione; l'azione labile, inafferrabile, riaffermatesi continuamente di là da sé stessa, libera rispetto a sé stessa, superiore al vincere ed al perdere, al successo e all'insuccesso, all'egoismo e all'altruismo, alla felicità e alla sventura; l'azione disciolta dal vincolo, disciolta dalla identificazione, disciolta dall'attaccamento.

In una tale azione potrai trovare la purificazione, perché per essa « individuo » non conta più e perché essa ti porta di là sia dalla conoscenza astratta, sia dall’impeto irrazionale delle forze inferiori. Non spettri di concetti e di idee e di « valori » - ma visione senza segno, avente per unico, diretto oggetto la realtà. In più, appunto l'azione, ridestata come una cosa elementare, semplice, inattenuata. Potenza di comandare e potenza di obbedire: l'una, assoluta quanto l'altra, da quintessenziarsi fino al modo che è richiesto per le evocazioni e le identificazioni, così come per quegli istantanei, immateriali incontri di « presenze »,  nei quali gli uni potranno ascendere e scomparire, possenti ed invisibili, e gli altri precipitare in arresti corporei.

Ma a tanto già nella vita comune va seguita una disciplina, atta a far realizzare l'inutilità di ogni sentimentalismo e di ogni complicazione affettiva. Al loro posto, lo sguardo lucido e l'atto adeguato. Come nel chirurgo, al luogo di compassione e di pietà, l'intervento che risolve. Come nel guerriero o nell'uomo di sport, al luogo della paura, dell'agitazione irrazionale davanti al pericolo, la pronta determinazione di tutto quel che è in proprio potere fare. Pietà, paura, speranza, impazienza, ansia - sono tutti sfaldamenti dell'animo, che vanno a nutrire poteri occulti e vampirici di negazione. Prendi la compassione: non rimuove nulla del male altrui, ma fa che esso conturbi il tuo animo. Se puoi, agisci, assumi la persona dell'altro e comunicagli la tua forza. Se no, staccati. Così pure l'odio: odiare degrada. Se vuoi, se giustizia lo vuole in te, abbatti, stronca, senza che il tuo animo si alteri. Inoltre: odiando decadi: l'odio altera, impedisce di controllare l'influenza dell'avversario, anzi ti apre a questa stessa influenza: che puoi conoscere e paralizzare, se invece resti senza reazione. Per il « bene » così come per il « male », deve uccidere la « passione » chi vuole la scienza e la potenza del bene e del male. Saper dare con un atto puro, con un dono assoluto, non nella voluttà della simpatia o della pietà.

Volgendo lo sguardo alle cose, cerca di intendere la voce dell'inanimato. « Come sono belle, queste libere forze non ancora macchiate di spirito! » (Nietzsche). Tu non dire: « non ancora », ma « non più » macchiate di « spirito » e come « spirito » intendi, qui, appunto l’« irreale »: tutto ciò che l'uomo con i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue paure e le sue speranze ha proiettato nella natura per rendersela intima, per farle parlare la sua stessa lingua. Lascia ciò: e cerca appunto d'intendere il messaggio delle cose, proprio là dove appaiono straniere, nude, mute,  là dove non hanno un’anima perché sono qualcosa di più grande dell'« anima ». Questo è il primo passo per la liberazione della visione del mondo. Sul piano della magia conoscerai un mondo ritornato allo stato libero, intensivo ed essenziale, in uno stato, in cui la natura non è natura, né, lo spirito, « spirito », in cui non esistono né cose, né uomini, né ipostasi di « dèi » - ma poteri - e la vita è una vicenda eroica di ogni istante, fatta dì simboli, di illuminazioni, di comandi, di azioni rituali e sacrificali.

Ciò che è « umano » qui si dilegua come un ricordo oscuro di miseria e come lo spettro di un lungo incubo. Sorge l'Angelo, l'ANTICO GELO: immobilità e lentezze vertiginose vanno a risolvere ogni tensione, e questa è appunto la soglia, questa la trasfigurazione: di là da ciò - il mondo dell'eterno.