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BARRIERE dello Spirito |
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Il
primo movimento dell’uomo che cerca la Via deve essere quello di spezzare l’immagine
abituale che ha di se stesso. Soltanto allora egli potrà cominciare a dire Io,
quando alla parola magica corrisponda l’immaginazione interiore di un sentirsi
senza limiti di spazio, d’età e di potenza. Gli
uomini devono raggiungere il senso della realtà di se stessi. Per ora essi non
fanno che limitarsi e stroncarsi, sentendosi diversi e più piccoli di quel che
sono; ogni loro pensiero, ogni loro atto è una sbarra di più alla loro
prigione, un velo di più alla loro visione, una negazione della loro potenza.
Si chiudono nei limiti del loro corpo, si attaccano alla terra che li porta: è
come se un’aquila si immaginasse serpente e strisciasse al suolo ignorando le
sue ali. E non
solo l’uomo ignora, deforma, rinnega sé stesso, ma ripete il mito di Medusa e
impietra tutto quello che lo circonda; osserva e calcola la natura in peso e
misura; limita la vita attorno a lui in piccole leggi, supera i misteri con le
piccole ipotesi; fissa l’universo in una unità statica, e si pone alla
periferia del mondo timidamente, umilmente, come una secrezione accidentale,
senza potenza e senza speranza. L’uomo
è il centro dell’universo. Tutte le masse materiali fredde o incandescenti
delle miriadi di mondi non pesano nella bilancia dei valori quanto il più
semplice mutamento nella sua coscienza. I limiti del suo corpo non sono che
illusione; non è solo alla terra che si appoggia, ma egli si continua
attraverso la terra e negli spazi cosmici. Sia che muova il suo pensiero o muova
le sue braccia, è tutto un mondo che si muove con lui; sono mille forze
misteriose che si lanciano verso di lui con un gesto creativo, e tutti i suoi
atti quotidiani non sono che la caricatura di quello che fluisce a lui
divinamente. Così pure deve volgersi intorno e liberare dall’impietramento
ciò che lo circonda. Prima di saperlo, dovrà immaginare che nella terra, nelle
acque, nell’aria e nel fuoco vi sono forze che sanno di essere, e che le
cosiddette forze naturali non sono che modalità della nostra sostanza
proiettate al di fuori. Non è la terra che fa vivere la pianta ma le forze
nella pianta che strappano alla terra elementi per la propria vita. Nel senso
della bellezza delle cose deve innestarsi il senso del mistero delle cose come
una realtà ancora oscura ma presentita. Poiché non soltanto quel che possiamo
vedere e conoscere deve agire in noi; ma anche l’ignoto coraggiosamente
affermato e sentito nella sua forza. E’
opportuno far notare la necessità di una speciale attitudine di fronte a questo
punto di vista come a qualsiasi altro dell’esoterismo. Si tratta di inaugurare
ciò che poi servirà tanto spesso nella vita dello sviluppo spirituale, un modo
di possedere un concetto che non è soltanto comprendere o ricordare. Bisogna
RITMIZZARE; vale a dire, presentare alla propria coscienza, che afferra con un’attitudine
volitiva, lo stesso concetto periodicamente e ritmicamente (
vedi nota ); e non solo come pensiero ma anche come sentimento. La
contemplazione del proprio essere e del mondo nel modo che è stato sopra
enunciato suscita un senso di grandezza e di potenza: bisogna trattenere in noi
questo senso in modo da farci compenetrare da esso intensamente. Così
potremo stabilire un rapporto realizzativo con questa nuova visione, la quale
dapprima si verserà nel subcosciente finché dopo un certo tempo verrà ad
inquadrarsi in modo sempre più definito nel sentimento di cui abbiamo parlato;
si presenterà allora una nuova condizione, in cui ciò che prima era concetto
potrà divenire presenza di una forza e si raggiungerà così uno stato di
liberazione su cui sarà possibile edificare la nuova vita. Tutti
gli esercizi di sviluppo interiore saranno paralizzati se non si rompe il
guscio-limite che la vita quotidiana forma intorno all’uomo e che anche a
visione mutata persiste nel subcosciente umano. |