CONCENTRAZIONE  e SILENZIO  

 

La possibilità di giungere ad una completa realizzazione teurgica e magica, si basa sulla conoscenza diretta e sperimentale, che l’operatore ha di potenze spirituali costituenti l’intima essenza della realtà alla quale conoscenza si giunge col compiere un rito che aiuta a svelare proprie facoltà, ignote o troppo trascurate.

Chi, scelta la via da seguire, è forte in sé stesso e certo che la sua volontà sarà dura contro i moltissimi ostacoli che incontrerà sul cammino, ne mai un instante di debolezza sopravverrà, così che egli deroghi dalle fissate norme, inizi il rito.

Questa operazione, particolarmente nella sua duplice fase iniziale, insegna dapprima ad isolare lo spirito, rendendolo inattaccabile ad ogni influsso dall’esterno, finché, reso perfetto questo stato, lo spirito acquista la conoscenza di sé con modi percettivi affatto nuovi.

La CONCENTRAZIONE è facoltà essenziale e di immediata importanza dopo la determinazione volitiva adeguata allo scopo. A molti, abituati allo studio, sarà facile il concentrarsi, ricostruendo il processo psicologico dell’attenzione, che però, nel nostro caso, è, nelle prime fasi, libera da ogni oggetto; osservando in questo, come in ogni altro periodo, la norma generale di applicarvisi per un tempo di volta in volta maggiore e con intensità crescente.

E’ opportuno notare, anzitutto, che la concentrazione può essere eseguita in due modi: il primo, che possiamo chiamare esterno, ha un carattere puramente cerebrale e mentale; il secondo è essenzialmente un atto dello spirito.

Si cominci in un luogo possibilmente quieto e silenzioso, cercando di eliminare ogni ostacolo esterno alla buona concentrazione, e si assuma la posizione più comoda e più adatta, cosicché il corpo non abbia a risentire il menomo fastidio e non eserciti alcuno sforzo muscolare, abbandonandosi completamente, in posizione di assoluto riposo. E’ consigliabile l’uso di una poltrona con alto schienale e braccioli atti a sostenere completamente gli avambracci. Ci si può anche distendere supini, con la testa sul livello orizzontale del corpo, volta ad oriente. Nei casi di più persone insieme operanti si osservino le norme particolari descritte nel CD.

Tema iniziale della concentrazione è il liberarsi dal modo abituale di pensiero, sentendo il proprio pensiero come qualche cosa di reale, di fisso, di materiale, di massiccio che è nella mente, nel cervello, e si condensa e si raccoglie tutto là dove ha sede, ed acquista tale densità e consistenza che viene stretto, viene afferrato, dominato completamente, preso e posto fuori dal corpo e fuori mantenuto. In questo atto avviene una graduale divisione fra lo spirito cosciente, puramente cosciente di ciò che compie, e l’atto stesso, in quanto compiuto dallo spirito, come qualche cosa che dallo spirito è fuori, su un altro piano di « densità » e con altra e diversa natura; e lo spirito, a poco a poco, concentrandosi, nella tensione di determinare e di sentire il pensiero cosi concreto, se ne distacca come atto di coscienza.

All’uopo si possono usare vari artifici, come ad esempio gli specchi (v. Caduceo Ermetico); è comunque utile di rilevare l’opportunità di porre il pensiero ad una certa distanza. 

Un altro metodo di concentrazione, più perfetto, ma anche più difficile, consiste nel non occuparsi del pensiero, abbandonandolo a sé stesso, finché, privato della vitalità che gli deriva dall’attenzione, permanga inerte, né più turbi il puro atto di coscienza spirituale.

In tale stato è il SILENZIO.

Nel Silenzio lo spirito, libero da ogni legame, precipita in sé stesso, si conosce. Questo avviene in un succedersi di percezioni coscienti, che possono essere distinte in tre fasi successive. Iniziale è una percezione netta di isolamento, di solitudine, in cui lo spirito viene ad adagiarsi, come un fluttuare lieve di una massa inconsistente ed aerea in un mezzo leggermente luminoso. Lentamente si ha la percezione di sommergersi, di inabissarsi, di discendere in qualche cosa che, invece di essere più consistente, va a grado a grado diventando più tenue, e nello stesso tempo si ha la coscienza di un dilatare, come se quanto è intorno dilaghi lentamente fino a espandersi nell'infinito.

Prima percezione di infinito.

 Più, più ancora, la leggera impressione luminosa si va attenuando sino a perdersi completamente. Subentra l'oscurità, la tenebra fitta, e nello stesso tempo una vaga e sempre più precisa coscienza di maggiore densità del mezzo oscuro in cui si sprofonda: poi sembra che l'essere, divenuto solido e di una solidità nera, si estenda oltre i suoi limiti nell'universo.

Seconda percezione di infinito.

La consistenza diviene più densa, più massiccia, il buio si fa più completo sino ad un nero totale, sino ad una totale opacità: lo spirito si sprofonda sempre più. Ad un certo punto si ferma, e qui la solidità è perfetta. D'un tratto pare che tutta l'enorme massa pietrosa si sfasci impressione istantanea e, dopo, un nuovo abisso si apre, la massa si dissolve e lo spirito sprofonda. Vertigine assoluta nello spirito, che è solo domata dalla coscienza di sè come realtà intangibile, indistruttibile, tenace e vittoriosa. Oltre questo, l'impressione di buio è di buio sciolto: aria-buio. Ed ancora lo spirito consiste, sempre fisso e determinato a vincere le profondità abissali; e permane immobile. Dal fondo appare una nuova luce, che, tenue dapprima, diventa a grado intensa, fino ad essere percepita di una consistenza equorea, che scioglie e muta in oceano di latte l'infinità delle cose. Giunti a tal punto, il senso di infinità e di incondizionata libertà dello spirito è perfetto, né vi è uno stato migliore. « Requiem adeptus es ».