Io nel Cuore

L’elemento fuoco è considerato come il più importante, quantunque non il solo, nell’ordine del rituale magico.

E’ opportuno accennare, tra i moltissimi simboli che al fuoco si riferiscono, quello analogico dell’ignis centrum terrae, il fuoco centrale, comune ad ogni tradizione. Nell’uomo, il cuore è al centro, rosso di caldo san­gue che di là parte fino a penetrare della onda di vita tutto l’organismo: ed è raffigurato fiammeggiante e luminoso. Fiamme e luce d’amore, è detto; ma per comprendere ciò più esattamente, si ricordi che il cuore è indicato nell’antico Egitto come l’organo dell’intelligenza, facoltà esclusivamente spirituale, e che dello spirito è la più perfetta ed immediata manifestazione, inviolabile nel suo carattere peculiare di assoluta spontaneità armoniosa.

Negli ultimi venti secoli, si è persa questa sapienza fino ad attribuire al cervello non solo la funzione organica del pensare ordinario, ma anche quella dell’« intelligere ». E' stata tuttavia precisamente detta nell’intelletto d’amore dantesco. Si noti ancora come nel linguaggio moderno vi sono forme che a ciò si riferiscono, circa una particolare funzione dell’intelligenza, nel termine: ricordare, e nelle frasi: apprendre par coeur, to learn by heart, ecc., e si noti altresì la differenza tra tra ricordare e rammentare.

Il rito cui qui si accenna si innesta sulla pratica del respiro, che viene eseguita sulla formula 2n (inspirazione), n (ritenzione), 2n (espirazione), n (ritenzione), in una prima fase; 2n, 4n, 2n, n in una fase ulteriore. Si avverte però che può anche essere compiuto sulla prima di esse.  Di ciò sarà detto particolarmente altrove ( CD ); per ora basti conoscere il significato, assunto nella Concentrazione e nel Silenzio, dello spirito che, in quanto essenza animatrice e sostenitrice dell’uomo, ha per simbolo il respiro, indispensabile alla vita corporea, così come il fuoco è indispensabile a qualsiasi forma di vita fisica donde il « respiro di fuoco » nei vari simbolismi.

Supini, dopo avere realizzata la perfetta ritmicità della respirazione nelle fasi suaccennate, sì che tale funzione organica permanga egualmente con assoluta spontaneità, senza ormai più richiedere attenzione alcuna, si discenda alle radici dell’essere con la « concentrazione » ed il « silenzio ». Raggiunta la fase suprema, liberato lo spirito, questo si determini, sia realizzato come una piccola fiamma ardente nel cuore. Il corpo lo si sperimenti come pervaso da un’onda di tepore sottile che fluisce per le vene, per i nervi. La fiamma arda: « IO SONO ». Il cuore sembrerà bruciare e dissolversi nell’elemento del FUOCO magico.

In questo, la difficoltà maggiore che vi può essere (se difficoltà è il termine più adeguato in relazione ad un atto dello spirito) si trova nel discendere della coscienza, dello spirito o dell’Io che dir si voglia, nel cuore. Si è infatti abituati a sentire, a vivere sé stessi nel cervello: taluno può anche sentirsi in un organo di senso, quando la percezione è di tale violenza ed intensità da attrarre verso un determinato punto del corpo ogni attenzione, cosicché sembra, per un attimo, di essere sprofondati là dove è suscitata la sensazione di dolore o di piacere. Analogo è il processo di discesa nel cuore, salvo che non è percepita alcuna delle ora accennate sensazioni

Si ricordi« il senso di infinità e di incondizionata libertà dello spirito » che è l’ultimo stato del silenzio rituale. Non vi dovrebbe, quindi, essere difficoltà alcuna ad operare perfettamente, determinando lo spirito ad accentrarsi, coagularsi ovunque voglia. Tuttavia l’abitudine della coscienza vincolata ad uno strumento quale il cervello, è tale che lo spirito viene come automaticamente attratto là dove gli si attribuisce sede normale. E’ quindi necessario, in questo caso, di realizzarsi e sentirsi come una massa di lieve consistenza che, dal cervello, scenda attraverso i centri della laringe e della faringe, giù, fino al cuore, lentamente, seguendo una linea ideale e non corporea, dolcemente e senza alcuno sforzo. La spontaneità stessa si attua nell’azione magica e nella sua forma più perfetta e completa.

Silenzio tepido e vagamente luminoso il corpo, all’atto del determinarsi dello spirito, acquista una consistenza bituminosa, i cui limiti sono indeterminabili nello spazio lo spirito consiste, più denso e luminoso, più caldo. Malgrado che manchi la percezione di spazio corporeo, ha coscienza del suo localizzarsi in esso - un’onda di calda luce fluttua - il corpo diviene vieppiù denso mentre lo spirito si dirige verso il cuore, atto di coscienza: «Sono nel cuore, lo sento, lo vivo »  di esso si è ora coscienti come di una nuova meravigliosa immensità, di cui pure ben pochi hanno coscienza, non più ristretta nell’abituale limite fisico, estendente la sua massa ignea fino ai confini della tenebra.

Fissato lo spirito nel cuore, che appare quale massa ignea, come si è detto, affiorano alla coscienza, di là dai confini della tenebra, onde e bagliori luminosi, simboli e mezzi della informe vita passiva. Nel cuore lo spirito crei una fiammella, mutui la sua essenza nella natura di quella. La fiamma arda, ed arda da sé stessa, senza altro alimento che non sia il suo meraviglioso potere di compiersi luce splendente nel rosso cupo del cuore.

Senza tempo.

Poi la fiamma-spirito-coscienza aumenti sé stessa, a poco a poco, si faccia più grande, maggiore nello splendore e nell’ardore, più forte, più tenace, più viva e vivida, più dura dell’adamantina durezza...

Sempre, sempre più.

Ed oltre i limiti del cuore arda e consumi, si espanda fino a pervadere l’intero essere corporeo e dissolverlo in sé.

Dopo avere raggiunto ed avere fissato l’ultimo stato accennato, si proceda inversamente per un ritorno alla normale coscienza, seguendo lo spontaneo succedersi delle fasi, analoghe alle precedenti, fino alla forma di una piccola fiamma nel cuore. Allora, bruscamente, si interrompa il rito, così permanendo.

Dopo alcun tempo sarà facile portarsi rapidamente nel cuore e suscitarvi la fiamma, che, infine, permarrà, come un atto interiore, in tutto il corso della giornata; come anche sarà facile, partendo dal cuore, penetrare qualsiasi parte del corpo e viverla nelle sue complesse funzioni.

E’ opportuno che il rito esposto sia eseguito nel mezzo della giornata, quando il sole è al vertice.