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Liberazione delle Facoltà |
Le forze che possono avviare alla realizzazione iniziatica non possono entrare in azione prima che siano liberate da impedimenti di ordine sia esteriore, sia interiore. Nel presente scritto sono considerati solo gli impedimenti di carattere esteriore e vengono indicate alcune regole di vita, mediante le quali si può procedere alla loro rimozione.
1
La prima condizione
consiste nella conquista di un pensiero perfettamente chiaro. A tal fine occorre
liberarsi, sia pure per un brevissimo spazio di tempo - anche per pochi minuti
(tanto meglio, poi, se per di più) - dal vagabondaggio del pensiero.
Bisogna rendersi padroni del mondo dei propri pensieri. Non ne siamo padroni, se
le circostanze esteriori, la professione, i costumi, le contingenze sociali,
l'ora del giorno, date occupazioni ecc. c'impongono un dato pensiero e il modo
di svolgerlo.
Nel periodo di tempo sopra accennato bisogna dunque di propria libera volontà
sgombrare la mente dal corso ordinario quotidiano dei pensieri, prendere un dato
pensiero e collocarlo di propria iniziativa nel centro dell'anima. Non occorre
che questo pensiero sia elevato o interessante. Anzi, gioverà meglio, pel fine a
cui si tende, scegliere da principio un pensiero possibilmente non interessante
e poco importante. In tal caso viene maggiormente stimolata l'attività autonoma
del pensare, il che è quel che importa; invece, trattandosi d'un pensiero
interessante, questo pensiero stesso trascina con sé la nostra mente. E' meglio
adempire a questa disciplina di controllo del pensiero pensando a uno spillo,
che non ad un Napoleone. Bisogna dire a se stessi: << Ora io prendo le mosse da
questo pensiero e, per una spontanea iniziativa, collego ad esso tutto quello
che può, oggettivamente, avervi attinenza >>. Il pensiero scelto deve poi, alla
fine, stare davanti all'anima con altrettanta evidenza e vivacità come al
principio. Questo esercizio va fatto quotidianamente, almeno per un mese. Si può
prendere ogni giorno un pensiero nuovo, ma ci si può anche soffermare per
parecchi giorni sullo stesso pensiero.
Avendo fatto quanto sopra, si cerchi, in un secondo tempo, di portare a piena
coscienza quell'interiore sentimento di fermezza e si sicurezza che, osservando
attentamente la propria anima, si affaccerà ben presto.
Si conchiuda poi (terzo tempo) l'esercizio concentrando la propria coscienza in
un punto situato un po' al di sopra della radice del naso, in mezzo agli occhi,
da lì facendo fluire per visualizzazione animata quel sentimento da ambo i lati,
orizzontalmente, dalla fronte fino alla parte posteriore del capo, per da lì
discendere nel mezzo della schiena lungo la spina dorsale, riversando il
sentimento conquistato in quelle parti del corpo, collegandolo con le parole:
FERMEZZA E SICUREZZA.
2
Dopo essersi
esercitati come sopra per lo spazio di circa un mese, si aggiunga una seconda
disciplina. Si scelga una qualunque azione che di certo non si sarebbe fatta
secondo il corso normale del proprio tenore di vita, e ogni giorno s'imponga a
noi stessi quest'azione, spontaneamente, a guisa d'un dovere. Sarà bene
scegliere un'azione che possa essere ripetuta ogni giorno, per un periodo
piuttosto lungo. Anche qui è meglio cominciare con un'azione insignificante, che
altrimenti non si sarebbe fatta e che noi dobbiamo imporci. Per esempio, ci si
proponga di innaffiare ad una data ora del giorno una pianta di un vaso. Dopo
qualche tempo, si aggiunga una seconda azione di questo genere, poi una terza, e
così via: tante, insomma, quante se ne possono compiere, senza venir meno alle
abituali occupazioni. Anche questa disciplina potrà durare circa un mese.
Per quanto possibile, si continui però il primo esercizio anche durante il
secondo mese, senza farsene un dovere assoluto come nel primo periodo, ma,
anche, senza trascurarlo, altrimenti si osserverà come presto andranno perduti i
frutti del primo mese e si ricada nella trascuratezza indolente dei pensieri
incontrollati. Bisogna assolutamente provvedere a che i frutti, una volta
conquistati, non vadano più perduti.
Compiuta, con questa seconda disciplina, una siffatta azione d'iniziativa
spontanea, ci si renda coscienti, attraverso un'osservazione sottile della
propria anima (secondo tempo), dell'acquistato sentimento d'interiore impulso
all'attività e si diffonda poi questo sentimento nel corpo, riversandolo dal
capo fin sopra il cuore.
3
Nel terzo mese deve
venir posta al centro della propria vita una nuova disciplina mirante al
conseguimento di un certo equilibrio dell'anima di fronte alle oscillazioni di
piacere e di dispiacere, gioia e dolore. Dobbiamo sostituire coscientemente uno
stato d'animo equilibrato ad eventuali alternative di esaltazione e di
depressione. Si tratta di sorvegliarsi, affinché nessuna gioia ci trasporti
troppo, nessun dolore ci abbatta, nessuna esperienza ci faccia adirare
smoderatamente, nessuna aspettativa ci riempia di speranza o di paura, nessuna
situazione ci sconcerti e ci faccia perdere la presenza di spirito, e via
dicendo. Non si tema che tale esercizio vada a renderci indifferenti; anzi
osserveremo presto come al posto di ciò che si perde mediante questa disciplina
sorgano nell'anima delle facoltà purificate.
Soprattutto potremo sentire un giorno, osservando con sottile attenzione, una
calma interiore fin dentro il corpo (secondo tempo). Il sentimento deve sempre
di nuovo essere ricondotto al cuore e da quel centro esser fatto nuovamente
irradiare. Naturalmente, ciò non può venir fatto dopo ogni singolo esercizio,
poiché, in fondo, qui non si tratta di un singolo esercizio, bensì di
un'attenzione continuamente rivolta alla propria vita interiore. Ma almeno una
volta al giorno bisogna rendersi presente all'animo questa calma interiore e far
poi l'esercizio di irradiarla dal cuore. Come risulta dalla figura,
l'irradiazione va a tracciare la linea del pentagramma.
Questa serie di esercizi prosegue sul CD ...