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Il Sole di Mezzanotte |
Portare la consapevolezza nel Sogno.
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Vi è una pratica con cui si può andare abbastanza avanti nella direzione della conquista dei poteri magici, e da cui molte altre discipline riusciranno vivificate ed agevolate. Essa si scinde in due fasi che dovrebbero occupare, l’una i momenti precedenti l’addormentarsi, l’altra quelli che seguono il destarsi al mattino. Si tratta anzitutto di compenetrarsi intensamente di questo pensiero: che la cosiddetta vita di veglia degli uomini non è che uno stato di torpore, di stordimento; uno stato di nebbia e di irrealtà. E’ quando le voci violente del mondo esteriore, le impressioni e l’agitazione dei sensi, la risonanza dei sentimenti, dei pensieri e delle azioni cessano, è quando l’invisibile, occulta mano del sonno sospende con una fascia di silenzio interiore tutto ciò ‑ è allora che la via sarebbe aperta per la crescenza interiore, per il destarsi, il sorgere possente del sole della conoscenza e della realtà. Invece in quel momento noi veniamo meno. * * * Avendo in mente tutto ciò alla sera, prima di addormentarsi, in uno stato calmo, non stanco, tersa la mente da assilli, si realizzi meditativamente che ci si trova nelle prime ore della notte ai piedi di un monte e che si inizia l’ascesa ‑lentamente, mentre le caligini a poco a poco si dileguano e le prime luci, e poi il Sole, sorgono. Si continuerà ad ascendere pensando all’ascendere simultaneo del Sole in cielo, al crescente trionfare ed espandersi della sua luce sulle cose, e, nel momento di sentirsi sulla vetta del monte, si realizzi che il Sole è allo zenit, al vertice della sua ascesa, nel cielo sgombro e tutto luce. Si arresti la contemplazione a questo punto e si realizzi il tutto come senso di quel che effettivamente accadrà interiormente al di là della soglia del sonno, sino a metà delta notte. Naturalmente, l’ascendere di me sul monte e del Sole fino al meriggio debbono essere vissuti in stretta correlazione, e il tutto va assunto in una progressione di risveglio che, al limite della vetta, dovrebbe dar luogo ad un senso di identificazione con la stessa luce meridiana ‑ radiosa, silente, compiuta purità di luce nell’etere senza limiti. Alla mattina, appena desti, sgombra la mente da ogni residuo di sonnolenza, ci si riprenda contemplativamente dalla cima del monte al meriggio, in cui si era rimasti, e ci si veda discendere lentamente sino alla pianura. Nel contempo anche il Sole discende, volge al tramonto ed ogni luce sarà scomparsa quando la pianura sarà da noi raggiunta. Ciò sia immaginato, ricordato, come il significato del tratto fra la metà della notte e il mattino. Nell’oscurità del giorno, in cui ci si trova svegliandosi, permanga pertanto l’eco della Luce dall’alto, del Sole di mezzanotte, nel senso, che io sono il portatore di questa Luce, che essa ora è nel centro in me, nel cuore. Si potrà rilevare il senso nuovo, animato, secondo cui apparirà la luce del sole fisico quando si siano realizzate e vissute queste discipline. E, insieme a questo, si noti e si presti anche molta attenzione ad ogni altro significato nuovo che vada lampeggiando fra le comuni percezioni. Oltre che immaginarsi di ricordare, si cerchi infine di ricordare effettivamente qualcosa delle impressioni di quel tratto in cui, a parte i sogni, la coscienza è interrotta dal sonno. Si tenga però presente, che il volersi ricordare respinge i ricordi. Occorre invece attrarre il ricordo, invocarlo sottilmente. Allo stesso scopo, bisognerebbe far sì che il risveglio dal sonno avvenga spontaneamente, non per rumori, ancor meno per la presenza di altri nella vostra stanza. Propizia il ricordo anche un lieve profumo di muschio, rosa o iride fiorentina. |