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Via Buddistica |
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Qui vengono riportati alcuni passi caratteristici di un testo dell'antico canone buddhista, il Majjhima-nikâjo, relativi alle discipline miranti alla realizzazione dello stato di nirvâna. Speriamo di non aver bisogno di rilevare che il nirvâna non è il « nulla », l'annientamento ma lo stato di nirvâna subentra, quando sono rimosse la « mania », la brama e l'« ignoranza ». Esso è identico allo stato di risveglio; e « Buddha », come è noto, non è un nome, ma un attributo, significa appunto «lo Svegliato ». I passi che seguono
trattano di discipline, di attitudini e di prime realizzazioni di un
distacco, suscettibile, in un secondo momento, ad essere utilizzato sia
nella direzione « ascetica », che in quella « magica », essendo
presupposto dall'una quanto dall'altra in una via regolare ed ordinata.
Sono dunque indicate: 1)
Una fase di propiziazione: aprirsi ad un senso universale, di simpatia e
di non-dualità con le cose e gli esseri. 2)
Una disciplina del distacco e di ferma, continua presenza a sé. Si tratta
di isolare e potenziare l'atto puro di ogni processo cosciente dal suo
contenuto. In Occidente si è chiamata appercezione la percezione attiva,
particolarmente cosciente, che però nell'esperienza comune ha una parte
quasi trascurabile (percezione passiva); è nei processi di pensiero
profondo, di immaginazione creatrice, ecc., che essa, invece, ha una parte
essenziale. Nel metodo buddista si tratta anzitutto di rinforzare in
qualsiasi esperienza o atto questa coscienza attiva. E' questo il mezzo
per isolare, alla fine, un elemento libero da tutti gli altri elementi
della vita e della coscienza che sottostanno alla legge di contingenza e
di mutabilità del samsâra. Questo elemento-base per la nuova
coscienza, l'appercezione, esistendo già nell'esperienza comune, la via
indicata è tale che, in via di principio, chiunque abbia costanza può
percorrerne un buon tratto con i propri mezzi. 3)
Seguono manifestazioni di poteri, di forze trascendenti della personalità,
detti « risvegli », congiunte ad una estinzione graduale dell'elemento
desiderio, cioè dell'elemento passivo e di « ignoranza » in ogni
percezione. 4)
Infine sono date le quattro grandi contemplazioni (jhâna), le
risoluzioni, interiorizzazioni e semplificazioni graduali della
specificazione dell'esperienza pura che culminano nella Grande Liberazione
o nirvâna. Si noterà lo stile delle ripetizioni, comune a tutto l'antico canone buddista. Tali ripetizioni sono intenzionali, tendono a portare dalla semplice lettura ad un certo grado di ritmizzazione degli insegnamenti. 1 Nell'interno di una foresta, o
sotto un grande albero, o in un luogo solitario, il discepolo si asside
con le gambe incrociate e il corpo eretto. Con animo amorevole dimorando
egli irradia verso una direzione, poi verso una seconda, poi verso la
terza, poi verso la quarta, così come anche verso l'alto e verso il
basso. Da per tutto in tutto riconoscendosi, egli irradia il mondo intero
con animo amorevole, con vasto, profondo, infinito animo deterso da odio e
da rancore. Con
animo compassionevole con animo lieto con animo immoto dimorando, egli
irradia verso una direzione, poi verso una seconda, poi verso la terza,
poi verso la quarta, così come anche verso l'alto e verso il basso. Da
per tutto in tutto riconoscendosi, egli irradia il mondo intero con animo
compassionevole, con vasto, profondo, illimitato animo deterso da odio e
da rancore. 2 Il
discepolo vigila presso il corpo sul corpo, instancabile, chiarocosciente,
senziente, dopo aver superate le brame e le cure del mondo. Cosciente egli
inspira, cosciente egli espira. Se inspira profondamente, egli sa: «
Inspiro profondamente »; se inspira brevemente egli sa: « Inspiro
brevemente ». « Voglio inspirare sentendo tutto il corpo »: così egli
si esercita. « Voglio espirare sentendo tutto il corpo »: così egli si
esercita. « Voglio inspirare calmando questa combinazione del corpo »,
« Voglio espirare calmando questa combinazione del corpo »: così egli
si esercita. Cosi come quasi un accorto tornitore tirando fortemente sa:
« Io tiro fortemente », tirando lentamente sa: «Io tiro lentamente »,
del pari il discepolo è consapevole dell'inspirazione lunga o corta come
di una inspirazione lunga o corta dell'espirazione lunga o corta come di
una espirazione lunga o corta. Così egli vigila presso il corpo
interno sul corpo, cosí egli vigila presso il corpo esterno sul corpo, di
dentro e di fuori egli vigila presso il corpo sul corpo. Osserva come il
corpo si forma, come il corpo trapassa, osserva come il corpo si forma e
trapassa. « Ecco il corpo » questa conoscenza diviene suo sostegno perché
essa serve al sapere, all'autocoscienza. Egli permane indipendente, nulla
bramando al mondo. Così vigila il discepolo presso il corpo sul corpo. E
inoltre: il discepolo quando cammina sa: « Io cammino », quando sta sa:
« Io sto », quando siede sa: « lo siedo », quando giace sa: « Io
giaccio ». Qualunque sia la posizione in cui si trovi il suo corpo, di
essa è cosciente. Chiarocosciente egli viene e va, chiarocosciente guarda
e distoglie lo sguardo, chiarocosciente si china e si leva,
chiarocosciente porta l'abito e la ciotola, chiarocosciente mangia e beve,
mastica e gusta, chiarocosciente si vuota di feci ed urina,
chiarocosciente cammina e sta e siede, si addormenta e si desta, parla e
tace. Così egli vigila presso il corpo interno sul corpo, così egli
vigila presso il corpo esterno sul corpo, di dentro e di fuori egli vigila
presso il corpo sul corpo. Osserva come il corpo si forma, come il corpo
trapassa, osserva come il corpo si forma e trapassa. « Ecco il corpo »
questa conoscenza diviene suo sostegno, perché essa serve al sapere,
all'autocoscienza. Permane, indipendente, nulla bramando al mondo. Così
vigila il discepolo presso il corpo sul corpo. E vigila il discepolo
presso le sensazioni sulla sensazione. Egli sa, quando prova una
sensazione piacevole: «
Io provo una sensazione piacevole »; sa, quando prova una sensazione
dolorosa: « Io provo una sensazione dolorosa »; sa, quando prova una
sensazione né piacevole né dolorosa: «Io provo una sensazione né
piacevole né dolorosa ». Vigila
presso l'animo sull'animo: conosce, il discepolo, l'animo bramoso come
bramoso e l'animo non bramoso come non bramoso, l'animo astioso come animo
astioso e l'animo non astioso come animo non astioso, l'animo illuso come
animo illuso e l'animo senza illusione come senza illusione, l'animo
raccolto e l'animo distratto, l'animo tendente all'alto e l'animo di basso
sentire, l'animo nobile e l'animo volgare, l'animo calmo e l'animo
inquieto, l'animo redento e l'animo vincolato, tutto ciò tale quale è,
chiarocosciente, egli lo conosce. «
In me vi è brama » « In me non vi è brama »: egli osserva quando la
brama comincia a svilupparsi, osserva quando, divenuta palese, essa viene
rinnegata, osserva quando la rinnegata brama in avvenire più non risorge.
« In me vi è avversione » « In me non vi è avversione » « In me vi
è accidia » « In me non vi è accidia » « In me vi è superbia » «
In me non vi è superbia » « In me vi è dubbio » «
In me non vi è dubbio »: egli osserva quando questi cinque impedimenti
cominciano a svilupparsi, osserva quando, divenuti palesi, vengono
rinnegati, osserva quando questi cinque rinnegati impedimenti in avvenire
più non risorgono. « Ecco la sensazione » « Ecco l'animo » « Ecco gli impedimenti »: queste conoscenze divengono suoi sostegni, perché esse servono al sapere, all'autocoscienza. Egli permane, indipendente, nulla bramando al mondo. Così vigila il discepolo presso le sensazioni sulla sensazione, presso l'animo sull'animo, presso i cinque impedimenti sui cinque impedimenti all'interno e all'esterno. Osserva come si formano, come trapassano, osserva come si formano e trapassano. |