|
3 E
inoltre ancora il discepolo vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei
sette risvegli. Quando il sapere in lui è desto, sa: « In me il sapere
è desto », quando il sapere non è desto sa: « In me il sapere non è
desto »; egli si accorge quando il sapere appunto si desta e quando il
sapere, divenuto desto, con l'esercizio completamente si compie. Del
raccoglimento della forza della serenità della calma dello sprofondamento
dell'equanimità egli egualmente sa quando in lui sono desti, quando in
lui sono non desti, quando, divenuti desti, con l'esercizio completamente
si compiono. Se egli ora scorge con la vista una forma, egli non
concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse. Siccome
brama ed avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto sopraffanno chi
permane con la vista non vigilata, egli attende a questa vigilanza, egli
guarda la vista, egli vigila attentamente sulla vista. Se
egli ora ode con l'udito un suono, se egli ora odora con l'olfatto un
profumo, se egli ora gusta col gusto un sapore, se egli ora tocca col
tatto un contatto, se egli ora si rappresenta col pensiero una cosa, egli
non concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse.
Siccome brama ed avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto
sopraffanno chi permane col
pensiero non vigilato, egli attende a questa vigilanza, egli guarda il
pensiero, egli vigila attentamente sul pensiero. Con l'adempimento di questo santo frenamento dei sensi egli prova un'intima, inalterata gioia. Ed egli raggiunge il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento della volontà, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento della forza, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento dell'animo, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento dell'esame, e, per quinto, spirito d'eroe. E questo discepolo divenuto cosí quindici volte eroico, è capace della liberazione, è capace del risveglio, è capace di conseguire l'impareggiabile sicurezza 4 Ben
lungi da brame, ben lungi da cose non salutari, in senziente, pensante, nata
di pace beata serenità, il discepolo raggiunge il grado della prima
contemplazione. Dopo compimento del sentire e pensare il discepolo raggiunge
l'intera calma serena, l'unità dell'animo, la libera da sentire e pensare,
nata dal raccoglimento beata serenità, il grado della seconda
contemplazione. In serena pace permanendo, equanime, savio, chiarocosciente,
il discepolo prova nel corpo quella felicità di cui gli Ariya dicono: «
L'equanime savio vive felice »; così egli raggiunge il grado della terza
contemplazione. Dopo
rigetto delle gioie e dei dolori, dopo annientamento della letizia e
tristezza anteriori, il discepolo raggiunge la non triste, non lieta,
equanime, savia perfetta purezza, il grado della quarta contemplazione. Con
tale animo saldo, purificato, terso, schiarito di scorie, malleabile,
duttile, compatto, incorruttibile, egli allora drizza l'animo alla memore
cognizione di anteriori forme di esistenza: di una vita, poi di due, di tre,
di quattro, di cinque vite ‑ di dieci, di venti, di trenta, di
quaranta, di cinquanta, di cento vite ‑ di mille, di centomila, di
epoche durante formazioni di mondi, trasformazioni di mondi, formazioni e
trasformazioni di mondi. « Là ero io, avevo quel nome, appartenevo a
quella famiglia, quello era il mio stato, quello il mio officio; tale bene e
male provai, così fu la fine di mia vita; da là trapassato entrai io di
nuovo altrove in esistenza ». Così egli si ricorda di molte diverse
anteriori forme di esistenza, ognuna con i propri contrassegni, ognuna con
le sue speciali relazioni. Questa scienza nelle prime ore della notte egli
conquista per prima, dissipando l'ignoranza, acquistando la conoscenza,
dissipando la tenebra, acquistando la luce, mentre così in serio, solerte,
fervido sforzo permane. Con
tale animo saldo, purificato, terso, schietto, schiarito di scorie,
malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli drizza l'animo alla
cognizione dell'apparire e sparire degli esseri. Con l'occhio celeste,
rischiarato, sopraterreno, egli vede gli esseri sparire e riapparire,
volgari e nobili, belli e non belli, felici ed infelici, egli riconosce come
gli esseri sempre secondo le azioni riappaiono. Questa scienza nelle medie
ore della notte per seconda egli conquista, dissipando l'ignoranza,
acquistando la conoscenza, dissipando la tenebra, acquistando la luce,
mentre così in serio, solerte, fervido sforzo permane. E inoltre ancora:
con completo superamento delle percezioni di forma, annientamento delle
percezioni riflesse, rigetto delle percezioni multiple, il discepolo
realizzando il pensiero: « Illimitato è lo spazio », si attua nel regno
dello spazio illimitato. Dopo
completo superamento dell'illimitata sfera dello spazio, il discepolo
realizzando il pensiero: « Illimitata è la coscienza », si attua nel
regno della coscienza illimitata. Dopo
completo superamento dell'illimitata sfera della coscienza, il discepolo
realizzando il pensiero: « Niente esiste », si attua nel regno del
non-ente. Dopo
completo superamento della sfera del non-ente, il discepolo si attua nel
limite delle possibilità di percezione. Dopo
completo superamento del limite delle possibilità di percezione, il
discepolo consegue la dissoluzione della percettibilità, e la mania del
savio veggente è distrutta. Costui ha accecato la natura, senza traccia
distrutto lo sguardo suo, è svanito alla maligna, è sfuggito alla rete del
mondo. Sicuro egli va, sicuro egli sta, sicuro egli siede, sicuro egli
giace: in possesso di una interiore, inviolabile vacanza, egli sta fuori del
dominio del danno. Può
operare magicamente in vario modo: essendo uno diviene multiplo, essendo
multiplo diviene uno, e cosí via, avendo sempre il corpo in suo potere sin
nei mondi di Brahmá. Con l'orecchio celeste, rischiarato, sovrumano, egli
coglie le due specie di suoni: i divini e gli umani, i lontani ed i
prossimi. Quasi come un uomo forte ripiega il suo braccio disteso o distende
il suo braccio piegato, così anche egli appare e dispare dove vuole. L'animo
del discepolo è ora redento dalla mania del desiderio, redento dalla mania
dell'esistenza, redento dalla mania dell'errore. « Nel liberato è la
liberazione », questo sapere sorge: « Esausta è la vita, compiuta la vita
divina, operata l'opera, non esiste píú questo mondo » comprende egli
allora. Questa - viene chiamata l'orma del Compiuto, viene chiamata la pedata del Compiuto, viene chiamata la pesta del Compiuto, del Santo, del Perfetto Svegliato, il Provato di sapienza e di vita, il Benvenuto, il Conoscitore del mondo, l'impareggiabile Duce dell'umano animale il Maestro degli dèi e degli uomini, lo Svegliato, il Sublime. |