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E inoltre ancora il discepolo vigila presso i fenomeni sul manifestarsi dei sette risvegli. Quando il sapere in lui è desto, sa: « In me il sapere è desto », quando il sapere non è desto sa: « In me il sapere non è desto »; egli si accorge quando il sapere appunto si desta e quando il sapere, divenuto desto, con l'esercizio completamente si compie. Del raccoglimento della forza della serenità della calma dello sprofondamento  dell'equanimità egli egualmente sa quando in lui sono desti, quando in lui sono non desti, quando, divenuti desti, con l'esercizio completamente si compiono. Se egli ora scorge con la vista una forma, egli non concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse. Siccome brama ed avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto sopraffanno chi permane con la vista non vigilata, egli attende a questa vigilanza, egli guarda la vista, egli vigila attentamente sulla vista.

 Se egli ora ode con l'udito un suono, se egli ora odora con l'olfatto un profumo, se egli ora gusta col gusto un sapore, se egli ora tocca col tatto un contatto, se egli ora si rappresenta col pensiero una cosa, egli non concepisce alcuna inclinazione, non concepisce alcun interesse. Siccome brama ed avversione, dannosi e nocivi pensieri ben presto sopraffanno chi permane col pensiero non vigilato, egli attende a questa vigilanza, egli guarda il pensiero, egli vigila attentamente sul pensiero.

 Con l'adempimento di questo santo frenamento dei sensi egli prova un'intima, inalterata gioia. Ed egli raggiunge il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento della volontà, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento della forza, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento dell'animo, il mirabile sentiero prodotto dall'intensità, dalla costanza e dal raccoglimento dell'esame, e, per quinto, spirito d'eroe. E questo discepolo divenuto cosí quindici volte eroico, è capace della liberazione, è capace del risveglio, è capace di conseguire l'impareggiabile sicurezza

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Ben lungi da brame, ben lungi da cose non salutari, in senziente, pensante, nata di pace beata serenità, il discepolo raggiunge il grado della prima contemplazione. Dopo compimento del sentire e pensare il discepolo raggiunge l'intera calma serena, l'unità dell'animo, la libera da sentire e pensare, nata dal raccoglimento beata serenità, il grado della seconda contemplazione. In serena pace permanendo, equanime, savio, chiarocosciente, il discepolo prova nel corpo quella felicità di cui gli Ariya dicono: « L'equanime savio vive felice »; così egli raggiunge il grado della terza contemplazione.

 Dopo rigetto delle gioie e dei dolori, dopo annientamento della letizia e tristezza anteriori, il discepolo raggiunge la non triste, non lieta, equanime, savia perfetta purezza, il grado della quarta contemplazione.

 Con tale animo saldo, purificato, terso, schiarito di scorie, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli allora drizza l'animo alla memore cognizione di anteriori forme di esistenza: di una vita, poi di due, di tre, di quattro, di cinque vite ‑ di dieci, di venti, di trenta, di quaranta, di cinquanta, di cento vite ‑ di mille, di centomila, di epoche durante formazioni di mondi, trasformazioni di mondi, formazioni e trasformazioni di mondi. « Là ero io, avevo quel nome, appartenevo a quella famiglia, quello era il mio stato, quello il mio officio; tale bene e male provai, così fu la fine di mia vita; da là trapassato entrai io di nuovo altrove in esistenza ». Così egli si ricorda di molte diverse anteriori forme di esistenza, ognuna con i propri contrassegni, ognuna con le sue speciali relazioni. Questa scienza nelle prime ore della notte egli conquista per prima, dissipando l'ignoranza, acquistando la conoscenza, dissipando la tenebra, acquistando la luce, mentre così in serio, solerte, fervido sforzo permane.

 Con tale animo saldo, purificato, terso, schietto, schiarito di scorie, malleabile, duttile, compatto, incorruttibile, egli drizza l'animo alla cognizione dell'apparire e sparire degli esseri. Con l'occhio celeste, rischiarato, sopraterreno, egli vede gli esseri sparire e riapparire, volgari e nobili, belli e non belli, felici ed infelici, egli riconosce come gli esseri sempre secondo le azioni riappaiono. Questa scienza nelle medie ore della notte per seconda egli conquista, dissipando l'ignoranza, acquistando la conoscenza, dissipando la tenebra, acquistando la luce, mentre così in serio, solerte, fervido sforzo permane. E inoltre ancora: con completo superamento delle percezioni di forma, annientamento delle percezioni riflesse, rigetto delle percezioni multiple, il discepolo realizzando il pensiero: « Illimitato è lo spazio », si attua nel regno dello spazio illimitato.

Dopo completo superamento dell'illimitata sfera dello spazio, il discepolo realizzando il pensiero: « Illimitata è la coscienza », si attua nel regno della coscienza illimitata.

Dopo completo superamento dell'illimitata sfera della coscienza, il discepolo realizzando il pensiero: « Niente esiste », si attua nel regno del non-ente.

Dopo completo superamento della sfera del non-ente, il discepolo si attua nel limite delle possibilità di percezione.

Dopo completo superamento del limite delle possibilità di percezione, il discepolo consegue la dissoluzione della percettibilità, e la mania del savio veggente è distrutta. Costui ha accecato la natura, senza traccia distrutto lo sguardo suo, è svanito alla maligna, è sfuggito alla rete del mondo. Sicuro egli va, sicuro egli sta, sicuro egli siede, sicuro egli giace: in possesso di una interiore, inviolabile vacanza, egli sta fuori del dominio del danno.

Può operare magicamente in vario modo: essendo uno diviene multiplo, essendo multiplo diviene uno, e cosí via, avendo sempre il corpo in suo potere sin nei mondi di Brahmá. Con l'orecchio celeste, rischiarato, sovrumano, egli coglie le due specie di suoni: i divini e gli umani, i lontani ed i prossimi. Quasi come un uomo forte ripiega il suo braccio disteso o distende il suo braccio piegato, così anche egli appare e dispare dove vuole.

 L'animo del discepolo è ora redento dalla mania del desiderio, redento dalla mania dell'esistenza, redento dalla mania dell'errore. « Nel liberato è la liberazione », questo sapere sorge: « Esausta è la vita, compiuta la vita divina, operata l'opera, non esiste píú questo mondo » comprende egli allora.

Questa - viene chiamata l'orma del Compiuto, viene chiamata la pedata del Compiuto, viene chiamata la pesta del Compiuto, del Santo, del Perfetto Svegliato, il Provato di sapienza e di vita, il Benvenuto, il Conoscitore del mondo, l'impareggiabile Duce dell'umano animale il Maestro degli dèi e degli uomini, lo Svegliato, il Sublime.