Ultimamente, anche in queste pagine del forum di luna, mi sono state rivolte ripetute domande sul Rede e sul fatto che sia giusto o no compiere sortilegi e se ci sono sortilegi cattivi ed altri buoni, sortilegi che non si devono fare ed altri lecito fare, e che se poi mi torna indietro ecc. Se ci si ferma un attimo sulla stessa domanda si ha subito la soluzione. Che cos’è un sortilegio? E’ un opera di magia elementare che usa forze che i “comuni mortali “ non conoscono e che per tanto non possono difendersi. Già questo la dice lunga su certi perbenismi striscianti e mal celati.. Ma io non prendo posizione ne a favore del sortilegio “buono” ne su quello “cattivo” io qui vorrei che si capisse il punto di vista della tradizione magica alla quale anche la religione Wicca discende. E’ stato ripetutamente rilevato che l'insegnamento magico ha, come la sua stessa tradizione, un carattere non-umano e che esso si giustifica unicamente dal punto di vista della realtà, non da quello delle credenze, dei valori e dei sentimenti umani. Ciò malgrado, nelle correnti e nei gruppi che oggi vorrebbero più o meno rifarsi alla magia sono presenti quasi sempre confusioni tali da velare appunto il carattere di trascendenza di quell'insegnamento. Una delle più deprecabili è sicuramente quella di chi si rifà al moralismo, coi tentativi di far valere l'esigenza moralistica del dominio della pura spiritualità. Da qui il parlare dei vari « colori » (bianco, nero o grigio) della magia, e di egoismo e altruismo nel sentiero iniziatico; da qui l'introduzione delle fisime dei « progresso » e dell'« evoluzione » nel campo esoterico e, infine, la creazione di un figurino ad boc del « vero iniziato », che dovrebbe esser umanitario, apostolo della fratellanza universale, possibilmente vegetariano, femminista, pacifista e, fors'anche, membro della « Società per la protezione degli animali » e della « Lega per la protezione della giovane » non meno che della cosidetta ipotetica « Loggia bianca ». Per prima cosa, bisogna rilevare che nel mondo antico tradizionale al quale sicuramente la tradizione wicca si appoggiava ( mi dicono che questa religione abbia almeno 2000 anni e quindi non può che essere così ), tale mondonon ebbe mai al suo centro una « morale » come oggi la si concepisce; è cosa nota alla stessa storiografia profana di oggi che la legge antica non veniva seguita perché « buona » o « utile », ma unicamente perché legge divina. Non il bene e il male, l'utile e il dannoso, il buono o il cattivo nel riferimento alla vita consociata, ma il suo esser dall'alto costituiva il fondamento della legge e ciò che ad essa conferiva un carattere vincolante. E, come era « dall'alto », così la legge tradizionale era anche « verso l'alto »; il suo fine era un certo collegamento del singolo ad un ordine trascendente e per ciò stesso non?umano. Opportunamente è stato dunque rilevato che il precetto «di fare o non fare una certa cosa, al quale alcuni obbediscono per ragioni morali, può esser parimenti osservato da altri per ragioni affatto differenti », ( per i Romani erano giusto e lecito massacrare qualche centinaia di migliaia di cristiani ) quindi anche seguendo una diversa intenzione. Questa intenzione, in genere, era il conferire un carattere di rito all'azione e alla vita. Tutto ciò nei tempi successivi è andato perduto per via di quella umanizzazione che caratterizza il corso più recente della storia. Così si è costituita una « morale » come un dominio a sé, che però come tale doveva esser destituita da ogni giustificazione profonda. Dopo aver accennato rapidamente a tutto ciò, vediamo come le cose si presentano dal punto di vista della Magia. La tradizione magica ha per base la conoscenza; questa verte sulla cosi detta legge delle azioni e delle reazioni concordanti, cioè su di un insieme di rapporti causali ( causa-effetto) che hanno un carattere impersonale come le stesse leggi dei fenomeni fisici. Ciò posto, l'uomo va trattato come uomo, ossia come un essere capace di guidarsi col suo giudizio e di prendere su sé la responsabilità di quel che fa, senza bisogno di spauracchi, di precetti e di suggestioni. Una volta indicate le leggi in virtù delle quali quando uno fa questo, gli succederà questo, e quando fa quest'altro, ciò che egli deve attendersi sarà quest'altro, ognuno può regolarsi come meglio crede; egli non raccoglierà che il frutto della propria azione ? per azione si intendendono naturalmente non solo l'atto materiale ma anche ogni atto dello spirito, ogni sentimento, ogni identificazione. Il bruciarsi non è una « punizione » per il carattere « malvagio » proprio al fatto di avvicinare la mano ad una fiamma, ma la conseguenza prevedibile di una legge naturale; un essere è libero di bruciarsi la mano o meno, e il bruciarsela non lo fa certo più « cattivo ». Del pari, egli è arbitro di dar luogo o meno a certe reazioni che egli, agendo in un dato modo, può destare sia nel campo umano (individuale e collettivo), sia in quello occulto. Nell'un caso come nell'altro un mago si asterrà dall'usare le parole « bene » e « male » e considererà con uno stesso sguardo gli esseri, sia che la loro azione li spinga verso le regioni superiori, sia che essa invece li conduca in quelle infere del mondo manifestato, sia che compia sortilegi atroci che elevi il proprio spirito all’empireo dello spirito. La sfera « morale » non esiste; vale solo la legge Naturale che rappresenta la perfezione dell’impersonalità. Lo scopo più immediato delle norme tradizionali, alle quali sono pronto a scommettere si attenevano anche i wiccan, era il far sì che ognuno fosse sé stesso, realizzasse sé stesso, la sua natura propria. Tale è il senso della massima ellenica « divieni ciò che sei », tale è, nel Taoismo, quel seguire la propria legge interna, la propria « via », senza intrusione di precetti estranei e di norme stereotipe, che riproduce la stessa « Via del Cielo », la quale non sa né del « bene » né del « male ». Invece la direzione di efficacia di ciò che oggi si intende per morale è proprio l'opposta: non è il realizzare la propria natura e la propria via, ma piuttosto subordinarla a qualcosa di collettivo, di sodale, di senza volto. Così, quanto ad una specie di « moralizzazione » che, secondo alcuni, sarebbe indispensabile e preliminare condizione per ogni sviluppo magico della personalità, questo è un puro nonsenso o, nuovamente, un confondere cose distinte. Riassumendo. Abbiamo due punti di vista ben distinti: quello morale afferma che certe cose sono da farsi ed altre no in via assoluta, per una legge di bene e di male che dovrebbe valere in sé stessa; quello magico ( e credo proprio wicca ) considera invece un insieme di norme a cui si riconosce il solo valore di condizioni tecniche e di strumenti per la realizzazione di se stessi. Come esemplificazione: dal punto di vista morale si dice: non devi mentire, perché mentire è male, dire la verità è bene. Dal punto di vista magico si fà invece semplicemente presente che la menzogna provoca una specie di lesione e di contraddizione nell'unità dell'essere, il che rappresenta una condizione opposta a quella di una qualificazione magica. Se volete che riescano i sortilegi non mentite, non perché è amorale ma crea dei corto circuiti spirituali e dissipa energia. Con questo credo di aver chiarito il mio pensiero a riguardo degli incantesimi “buoni” “cattivi” e “il che mi ritorna 3 volte tanto” ecc.