Ciao. Immagino che tu col termine Demone alluda a certi Enti disincarnati che sono soliti far bella mostra di se nella letteratura "nera". Mi riesce difficile pensare ad un "io-demone" cioè un'entità consapevole e non mossa da puro istinto che decide di apparire o agire nel dimensione umana. Ovviamente non ci scommetterei. Nella Bibbia il nome del demonio è "Legioni". Questo mi porta a pensare che si tratti di agglomerati fluidici, scariche potenti o meno, che attratte in particolari circostanze si manifestino nel nostro piano. Ebbi un paio di esperienze che potrebbero rientrare blandamente in questa categoria. Da giovinetto insieme ad altri pazzi della mia risma cercammo d'evocare qualcosa del genere. In una stanza satura di fumo proveniente da un apposito bracere cercò di materializzarsi una figura. Il fumo si concentrò nella forma come mosso da un vento ( stanza con finestre chiuse ). La paura prese il soppravvento e rinunciammo. Volarono solo un po' di supellettili. Nell'altra circostanza alimentai inconsapevolmente la paura del demonio. Era appena uscito il film l'Esorcista ( credo nel 69/70 ) La paura mi prendeva sempre quando ero in cantina da solo. Alla fine cominciai ad avvertire un sempre più forte odore di zolfo. Chiesi ad altri di accompagnarmi in cantina. Loro non sapevano delle mie "paranoie" ma, mio malgrado, avvertirono la puzza di zolfo. Mi decisi allora di chiamare la persona che mi aveva instradato sulle vie magiche. Arrivò, fiutò, sorrise: fece un cenno con la mano nell'aria e per qualche giorno sentii solo profumo di rose. Se t'interessa l'interpretazione tradizionale-magica del problema continua a leggere Che ci può essere di vero in cose del genere? In via di principio, ci si può riferire ad una bassa magia avente relazione con il mondo delle passioni. La premessa è l'idea, che ogni passione umana ha il suo « dèmone », ossia: ciò che nell'uomo si manifesta come passione esiste anche oggettivamente, come una forza super personale. Tale forza è ubiqua, non costretta alle leggi tempo-spazio e univocamente qualificata: il dèmone di una passione non HA quella passione, come un uomo che può anche non averla o averne altre, bensì E’ quella passione: tutto il suo essere è fatto di essa. Quando un uomo alimenta una passione, il « dèmone » corrispondente affiora in lui e cerca di mescolarsi alla sua anima come vino ad acqua. Le passioni degli uomini costituiscono la vita dei dèmoni, che se ne nutrono, in senso letterale; e per tal via hanno modo di prender corpo (espressioni comuni, come: « In tale è l'incarnazione dell'odio, dell'amore, dell'avarizia, ecc. » sono spesso di un'esattezza letterale) così come vuole la loro sete. Accendere in sé e aderirvi, è, occultamente, evocare: il proprio « corpo di vita » per simpatia entra in rapporto con un dato ordine di vibrazioni e spontaneamente si dispone a strumento per il manifestarsi e l'agire qui del dèmone. Nulla sapendo della dinamica segreta che agisce negli stati « affettivi » dell'essere umano, tali idee sembreranno ai più quanto meno stravaganti. Coloro che invece hanno occhi comprendono, su tale base, certe possibilità, che ancor oggi si palesano sporadicamente nella magia delle campagne. Chi brama il soddisfacimento di una sua passione, e a ciò cerca mezzi estranomali, se non ha la « dignità » richiesta per operare con la sua sola forza, ricorre a chi, per la legge stessa del proprio essere, ha tutto l'interesse a che la passione sia soddisfatta: al dèmone corrispondente. Si tratta di trovare un metodo qualsiasi per aprirgli interamente il « corpo vitale »: in questo corpo si stabilisce allora il rapporto con una forza che, essendo libera dalle condizioni del corpo fisico, può mediare varie possibilità estranormali. I modi di questo contatto possono essere assai vari, persino drammatizzati da apparizioni, apparati cerimoniali, comandi, firme di sangue, ecc., ma il concetto resta sempre quello ora indicato. Pertanto il fatto stesso di tale congiunzione nel « corpo vitale » crea un patto e dà un certo significato alla espressione popolare, che il prezzo del patto è un « cedere la propria anima ». Non escludendo, anche per questo, la possibilità di drammatizzazioni, che però restano puramente simboliche, il significato è: che il rapporto stabilito nel corpo di vita, specie se « suggellato » con una formula di potenza, costituisce una vera e propria intossicazione occulta, che tende ad espandersi. La soddisfazione estranormale di una passione la moltiplica fatalmente, appunto perché l'« apertura » che essa ha richiesto ha portato il dèmone dentro la « vita » di quell'uomo in una misura altrimenti non possibile. Così, al limite, si può dire che una simile persona non vive più per sé stessa, ma per colui che essa ha invocato: o si accorge, terrorizzata, dell'« invasamento » della passione che divampa e contro cui essa poco può, essendo quella divenuta una qualità che compenetra la sua stessa vita; ovvero se ne fa lo strumento, così da divenire davvero l'« incarnazione » di un dèmone. Nel « prendere un'anima », pertanto, non si deve vedere nulla più che l'impulso naturale di una forza che non ha corpo, e brama di averne; che non ha una coscienza, e brama di assumerne una per potersi manifestare su un piano, in una condizione di esistenza, che, in una certa misura, le è precluso. Così, di rigore, non si può parlare di una intenzionalità e di « malvagità »: l'azione procede dalla « natura propria » di una certa categoria di esseri incorporei. Tutto ciò, tuttavia, viene considerato in margine alla « magia nera ». Ogni idea congiunta ad uno stato affettivo modifica il ritmo del « corpo di vita » e lo sintonizza, secondo la propria natura, con questo o quel campo di influenza occulta. Chi si dà a pratiche esoteriche, deve essere consapevole di questo fatto. Così la paura « apre », allo stesso modo che il desiderio. Per esempio: una persona sa di una azione magica contro di lei: di maledizione, di odio, di incantesimo. Se essa ci «crede », e comincia ad aver paura, facilita grandemente quell'azione. Uno spirito « positivo-razionalista » al constatare effetti reali, direbbe naturalmente che è stata l'« autosuggestione » a crearli. Ma si tratta di altro: il pensiero della possibilità dell'effetto minacciato, per tramite dello stato di paura, ha esso stesso aperta la porta all'azione oggettiva dell'avversario: esso ha infuso nel corpo sottile una vibrazione in simpatia con quella dell'azione stessa. Non ha determinato il risultato (tesi unilaterale dell'autosuggestione, che peraltro fallisce quando gli effetti vanno ad investire anche il mondo esteriore), ma ha condotto la forza che lo produce e che forse, altrimenti, avrebbe anche potuto non trovare la via per giungere a tanto. Per quanto riguarda le Calende non mi pronuncio perché a me questa parola riporta solo alla mente un determinato momento del calendario Romano e non è escluso che in questi periodi si celebrassero determinati riti ma dovrei documentarmi meglio. Ciao