Ciao. Secondo Evola una delle caratteristiche che deve acquisire l'uomo non-comune che vuole cavalcare la tigre ?uella, che ha indicato la Tradizione attraverso due massime fondamentali. La prima massima ?i agire senza guardare ai frutti, senza che sia determinante la prospettiva del successo o dell'insuccesso, della vittoria o della scon*****, del guadagno o della perdita, e nemmeno quella del piacere e del dolore, dell'approvazione e della disapprovazione altrui. Questa forma dell'azione ?tata chiamata "azione senza desiderio" e in essa, la dimensione superiore di cui si presuppone la presenza in s?si testimonia attraverso la capacit?i esercitarla con un'applicazione non minore, anzi maggiore, di quella di un diverso tipo umano pu??ttere nella forme ordinarie dell'azione condizionata. Qu?i pu??rlare di un "fare ci??e deve essere fatto" con impersonalit?br /> La seconda massima ?uella dell'"agire senza agire". E' un modo paradossale, estremo-orientale, di esprimere una forma di agire che non coninvolge e muove il principio superiore, l' Deve essere la "natura proria" dell'azione a determinare il risultato. Il lavoro ben fatto ?icompensa a se stesso e che il vero artigiano esegue con lo stesso impegno un lavoro che sar?eduto e un lavoro che non sar?eduto. Questo ?l modo che gi? stato descritto qu? http://www.magiaonline.net/corsi/saggezza_serpentina.htm Per Evola un punto fondamentale che merita di essere messo in evidenza riguarda il vero significato da attribuire all'idea che n?iacere n?olore debbono entrare in linea di conto come moventi quando si deve fare ci??e deve essere fatto. Infatti a chi agisce partendo dalle contingenze della "vita" e non dall'"essere", ruiscir?ifficile raffigurarsi la possibili?i un orientamento del genere quando non si accetti qualche norma astrata un "dovere", sovrapposto all'impulso naturale dell'indviduo perch?uesto impulso sarebbe invece di cercare il piacere e fuggire il dolore. Ma questo ?n luogo comune che deriva in realt?alla generalizzazione illecita di ci??e ?ropio solo a certe situaziioni, dove il piacere e il dolore vengono considerati a ragion dveduta nei termini di idee staccate a cui una preiminare considerazione razionale dia la parte di scopi e di moventi effettivi dell'agire, Ma in ogni natura "sana" situazioni del genere sono poi meno frequenti di quanto si creda: molti sono i casi in cui all'inizio non sta una rifelessione, ma un dato movimento vitale che, come conseguenza del propio sviluppo, avr?er risonanza il piacere o il dolore. E si pu??fettivamente parlare di una "decadenza" vitale quando nella propria condotta di vita i soli valori edonistici e eudemonistici vengono in primo piano. Evola precisa la fondamentale differenza tra Felicit? o piacere ) tramite Brama e la Felicit? o piacere ) di tipo Eroico. La distinzione la si nota fra due opposti atteggiamenti di due opposti tipi umani. Il primo genere di felicit? di piacere appartiene al piano naturalistico ed ?ontrassegnato dalla passivit?i fronte al mondo delgli impulsi, degli istinti , delle passioni e delle inclinazoni. Il fondo dell'esistenza naturalistica ?tato tradizionalmente indicato come desiderio e come sete, e piacere bramoso ?uello che si lega al soddisfacimentro del desiderio nei termini di un momentaneo lenimento dell'arsura che spinge avanti la vita. Il "piacere eroico" invece ?uello che accompagna un'azione decisa che parte dall'"essere", e dal piano superiore alla vita; in un certo modo, esso si confonde con la speciale ebrezza di stampo Dionisiaco. Il piacere e il dolore di cui, secondo la norma dell'agire puro, non devesi tenere conto sono solo quelli del primo tipo, cio?el tipo naturalistico. L'agire puro comporta invece il secondo genere di piacere o di felicit?er cui non ?ffatto detto che si svolga un un clima arido, astratto e disaminato; in esso pu??servi fuoco e slancio, ma di un genere specialissimo, con una costante presenza e trasparenza del principio superiore, calmo e distaccato che, qu? il vero principio agente. ( fine prima parte ) In questa seconda parte, Evola chiude con il consiglio di un orientamento che l'uomo non comune dovrebbe adottare. Si ?arlato di una azione per se stessa. Un'azione purgata dalle colle adesive dei nostri sentimenti, emozioni, e dei nostri tornaconto individualistici. Agire puro non significa agire cieco. Significa eliminare le conseguenze concernenti i movimenti affettivi individualistici. Non gi?erto la mancanza della conoscenza necessaria e quelle condizioni oggettive di cui l'azione deve tener conto per essere, per quanto ?ossibile, un'azione perfetta, impeccabile. Si potr?on riuscire ma questo ?econdario, ma non deve dipendere da una mancanza di conoscienza. Questo ordine di idee deve esser posto anche su tutti gli altri piani dell'essere, e pu??sere assunto dall'uomo integrato una volta eliminati i concetti correnti di bene e di male. Il superamento oggettivo, non patetico e polemico, del piano della morale cristiana, si realizza in effetti attraverso la conoscenza, ma una conoscenza delle cause e degli effetti dell'azione che solo una condotta di vita che abbia tale conoscenza come sua base pu??re. Di conseguenza alla nozione morale del "peccato" va a sostituirsi quella oggettiva della "colpa" o pi?cisamente dell'"errore". L'azione senza peccato ?'azione pura non contaminata dalla colpa o dall'errore. E'l'azione im-PECCA-bile. Per chi ha situato il centro di s?ella trascendenza, l'idea di "peccato" ha cos?oco senso quanto lo hanno le nozioni correnti, variamente razionalizzate, del bene e del male, del lecito e dell'illecito. C'?n antico proverbio spagnolo che esprime questa idea: - Dio disse: prendi quel che vuoi e p?ne il prezzo-, e anche un detto Coranico esprime la stessa idea: - Chi fa del male , lo fa solo a se stesso. Per questa strada si arriva a comprendere il Fato degli antichi o il Potere alla Castaneda. Si pu??che intuire le essenze delle leggi Karmiche - tolto il folclore che le accompagna. Il Karma come "sanzione naturale" libera da leggiucole morali nate da uomini degenerati che avevano il senso di s?ella vita e non nella conoscenza trascendentale. Nel presupposto di un alto grado di unificazione dell'essere, ?uscettibile di un'interpretazione in questi stessi termini. Anche tutto ci??e abbia una sembianza di una " sanzione interiore" - sentimenti positivi nel caso di una determinata linea di azione, sentimenti negativi nel caso di una linea di azione opposta, ossia conforme al "bene" o al "male" secondo il contenuto concreto che, realtivamente ad una data societ?a un dato stao sociale, ad una data civilt?ali concetti caso per caso si sono sviluppati. A parte le reazioni puramente esterne, sociali, si pu??ffrire, sentire rimorso, colpa o vergogna quando si agisce in contrasto con la tendenza che malgrado tutto prevale in fondo a s? per l'uomo comune, si tratta quasi sempre delle sue condizionalit?reditario-sociali agenti nel suo subcosciente ) e che solo apparentemente ?tata tacitata da altre tendenze e dell'arbitrio dell'"io fisico"; si avr?nvece un senso di soddisfazione e di appagamento quando ?uella la tendenza che si segue. Infine la sanzione interiore negativa pu??tervenire fino a provocare un crollo quando, partendo dalla vocazione che si riteneva essere la pi?fonda e autentica, si era eletto un dato ideale e una data linea di condotta, ma si ?eduto ad altre tendenze e si constata passivamente la propria debolezza e il proprio fallimento, lasciando sussistere la dissociazione interna dovuta alla pluralit?on coordinata delle tendenze. In tal proposito si pu??re riferimento ad un recente post nel quale si parlava di conseguenze deleteree delle "cadute di stile". Queste reazioni affettive hanno un carattere e una origine puramente psicologica; possono esere indifferenti alla qualit?ntrinseca degli atti, non hanno un significato trascendente, cio?n carattere di sanzioni morali. L'uomo non comune sa distinguere l'errore di chi ha tradotto i propri rimorsi, le proprie vergogne- insomma il peccato-, da traumi coscienziali in valori puri e assoluti. Non esiste il peccato ma solo l'errore di chi non conosce le cause e gli effetti del proprio agire. Il complesso del peccato ?na formazione patologica nata nel segno del Dio-persona, del Dio della morale. La conoscenza di un errore commesso al posto del peccato ?tato invece un tratto caratteristico delle tradizioni a carattere metafisico ed ?n tema che l'uomo superiore nell'epoca presente pu??r proprio. ( Evola - cavalcare a tigre ) Ciao