Ciao a tutti. Leggevo oggi 24/XII un articolo apparso su “Il Giornale” firmato da C. Pavone nel quale dice che la festa del Natale fece la sua comparsa intorno al 330. Si fa anche un breve accenno al culto mithriaco precedente e si riporta anche qualche nota a proposito del presepe ( periodo di S.Francesco 1200) de dell’albero di natale che fece la propria comparsa intorno al 1600. Credendo di poter esser utile agli appassionati di culti antichi e pagani riporto alcune precisazioni in proposito. Poche persone sospettano che le feste di queste giorni, che ancor oggi, nel secolo di internet continuano una tradizione remota, riportanteci ai tempi ove, quasi all'aurora dell'umanità, s'iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria. Va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale dire, che in origine la data del Natale e quella dell'inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d'invemo. Il solstizio d'inverno cade infatti nel 25 dicembre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente "solare". Ciò appare ancora in Roma antica: la data natalizia in Roma antica era quella del risorgere del Sole, dio invitto Natalis solis invicti - Con essa, come giorno del sole nuovo - dies solis novi - nell'epoca imperiale prendeva inizio l'anno nuovo, il nuovo cielo. Ma questo “natale solare" di Roma del periodo imperiale a sua volta, rimanda ad una tradizione assai più remota di origine nordico-aria. Del resto, Sol, la divinità solare, appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la religione solare del periodo imperiale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rinascenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ario. Già la preistoria italica pre-romana è ricca di tracce del culto solare: carri solari, dischi, dischi radiati, stelle radiate, croci d'ogni tipo, non escluse le croci uncinate incise p. es. in ascie arcaiche rinvenute in Piemonte e nella Liguria forniscono testimonianze concordanti e univoche non solo circa la presenza di un culto solare unitario come centro della civiltà delle genti arie primordiali, ma altresì circa la speciale importanza che in esse aveva la data "natalizia", vale a dire quella del solstizio d'inverno, il 25 dicembre. Ad evitare degli equivoci, sarà però bene ricordare che in questo sede abbiamo già avuto occasione di rilevare, che parlando degli antichi non si deve per nulla pensare a forme inferiori di una religione “naturalistica" e” idolatria”. E' una menzogna, che l'antica umanità, divinificasse superstiziosamente i fenomeni naturali vero è invece, che l'antichità concepì i fenomeni naturali essenzialmente come simboli sensibili di significati superiori e spirituali - quindi, più o meno come sostegni spontaneamente offerti ai sensi dalla natura per poter presentire questi significati trascendenti. Il significato simbolico di espressioni arcaiche, come “Luce degli uomini", deve risultare chiaro, e si può anche comprendere, che lo stesso intero corso del sole nell'anno, con le sue fasi ascendenti e discendenti, si presentasse parimenti nei termini di un grandioso simbolo cosmico. In questa vicenda solare il solstizio d'inverno costituì una specie di punto critico, vissuto secondo una particolare drammaticità nel periodo in cui le stirpi originarie ancora non avevano lasciate regioni, nelle quali era sopravvenuto il clima artico e l'incubo di una lunga notte. In tali condizioni, il punto del solstizio d'inverno - il più basso dell'eclittica - apparve come quello in cui la "luce della vita" sembrava estinguersi, tramontare, sprofondarsi nella terra desolata e gelata o nelle acque o fra le cupe selve, da cui però ecco che subito di nuovo si rialza a risplendere di nuovo chiarore. Qui sorge una vita nuova, si pone un nuovo inizio, si apre un nuovo ciclo. La "luce della vita", si riaccende. Sorge o nasce dalle acque l' "eroe solare". Di là dall'oscurità e dal gelo mortale vien vissuta una liberazione. Il simbolico albero del mondo e della vita si anima di nuova forza. E' in relazione a tutti questi significati che già in tempi preistorici anteriori di millenni all'èra volgare una quantità di riti e di feste sacre andarono a celebrare la data del 25 dicembre, come data di nascita o rinascita, nel mondo così come nell'uomo, della forza "solare". Poco si sa che lo stesso tradizionale albero natalizio, ancora in uso in molti paesi e in parte anche in Italia, ma nella forma di una faccenda da bambini o, al massimo. da buone famiglie borghesi, è un'eco residuale proprio di quell'antichissima, severa tradizione aria e nordico-aria. Un tale albero, ricavato da un "sempre verde", semper virens, cioè da pianta che non muore nell'inverno, pino od abete, riproduce l'arcaico albero della vita o del mondo, che al solstizio d'inverno s'illumina di nuova luce, cosa espressa appunto dalle candelette che lo adornano e che vengono accese in quella data. E i "doni", di cui quell'albero è carico - oggi, semplici regali per bambini -raffiguravano effettivamente il simbolico "dono di vita" proprio alla forza solare che nasce o rinasce. Ma il momento in cui il semper virens, la pianta che non muore, si rinnova e si illumina nel simbolismo primordiale, anche quello in cui, come si è detto, l' "eroe solare" sorge dalle acque allo stesso modo che, secondo un mito continuatosi fino al Medioevo ghibellino dopo aver avuto una parte importante nelle leggende relative ad Alessandro Magno, l'albero cosmico è anche un albero "solare" avente una intima relazione col cosiddetto "albero dell'impero" - arbor solis, arbor imperii. Per quanto riguarda il mithracismo, o culto di Mithra, di cui Pavone accenna sul Giornale, come è noto, è la tarda forma assunta dall'antica religione ario-iranica (mazdea), in una formulazione particolarmente adatta per una mentalità guerriera. Diffusosi questo culto nella Romanità, sotto Aureliano la data del "natale solare" o solstizio d'inverno, il 25 dicembre, si identificò a quella della celebrazione del Natatis Invicti, cioè della nascita di Mithra considerato come un eroe solare. Nei riguardi della relazione che fu stabilita fra Mithra e il "natale solare" romano, un noto studioso ebbe a rilevare, che con questo non si venne ad una alterazione, ma piuttosto ad un rinnovamento del calendario romano secondo quel suo antico aspetto astronomico e cosmico, che esso aveva avuto ai tempi primi di Romolo e di Numa e che conferiva alle feste il significato di grandi simboli nella coincidenza delle date di esse con grandi epoche della vita del mondo. Nella antica settimana romana il "giorno del sole" era il "giorno del signore" - e questo significato è sopravvissuto nei tempi successivi col termine di domenica, da dominus, signore, così come nella designazione germanica sonntag o inglese sunday per lo stesso giorno di "festa" si è conservato letteralmente il significato di "giorno del sole" e, con esso, il riflesso dell'antica concezione solare ariana. Qualcosa della sapienza dei primordi sembra dunque essersi conservato, in un qualche modo, nella stessa festa annuale del Natale, per quanto la celebrazione dell'anno nuovo si sia da essa dissociata. Il simbolismo della luce vi si mantiene - si ricordino p. es. le parole del prologo del Vangelo di Giovanni: erat lux vera, quae illuminat omnem nominem venientem in hune mùndum Ciao e Buon Anno