Ciao, che tu sia un'estimatrice della cultura umanistica non avevo nessun dubbio. Ora comincia a venirmi il sospetto che i tuoi studi, passati o presenti, vertano alla filosofia. E'così? Quale ateneo hai frequentato o frequenti? Io, Pavia. ( Anni fa! :-) ) Comunque veniamo alle nostre "chiacchere". Due sono i punti che vorrei evidenziare alla tua attenzione. 1) Tu dici: "..è certo che ci sia una Verità univoca, ma è la conoscenza ad essere equivoca" Giusto. 2) Cosa intendevo per il luogo comune "presa di coscienza"? Per il primo punto, se ne hai voglia, ti inviterei a leggere questa faq http://www.magiaonline.net/FAQ/sogno_o_realt%e0.htm Il problema sta nel trovare quella sottile cerniera che divide l'oggettivo dal soggettivo. In sintesi: sono la stessa cosa, dipende solo dal punto dove si trova l'io. La magia sembra l'abbia trovato come ti ho delineato nella faq sopra citata. Per il secondo punto, quello della presa di coscienza, posso solo dirti che se non si attuano tecniche acconce si resta sempre nel campo della filosofia speculativa, mentre la magia è filosofia pratica. A tal proposito, mi permetto di trascrivere dei frammenti di un documento dal titolo: « La prattica dell'Estasí filosofica » pubblicato in appendice all'edizione delle opere di Tommaso Campanella. ..« Bisogna eleggere un luogo, nel quale non si senta strepito di alcuna maniera, all'oscuro o al barlume di un piccolo lume cosí dietro che non percuota negli occhi, o con occhi serrati. In un tempo quieto et quando l'uomo si senta spogliato d'ogni passione tanto del corpo quanto dell'animo. In quanto al corpo, non senta né freddo né caldo, non senta in alcuna parte dolore, la testa scarica di catarro e da fumi del cibo et da qualsivoglia umore; il corpo non sia gravato di cibo, né abbia appetito né di mangiare né di bere, né di purgarsi, né di qualsivoglia cosa; stia in luogo posato nella maniera piú comoda L'animo sia spogliato d'ogni minima passione o pensiero, non sia occupato né da mestizia o dolore o allegrezza o timore o speranza, non pensieri amorosi o di cure famigliari o di cose proprie o d'altri; non di memoria di cose passate o di oggetti presenti; ma essendosi accomodato il corpo come sopra, deve mettersi là, et scacciar dalla mente di mano in mano tutti i pensieri che gli cominciano a girar per la testa, et quando viene uno subito scacciarlo, et quando ne viene un altro, subito anco lui scacciare insino che non ne'venendo piú, non si pensi a niente al tutto, e che si resta del tutto insensibile interiormente et esteriormente, et diventi immobile come se fussi una pianta o una pietra naturale ».... Forse così il nostro povero Moscarda potrebbe dire..... così è se vi pare :-) p.s. Il degno, e per me migliore sucessore di Pirandello, è stato Italo Calvino. Ciao e a presto.