30/XII/01 chiedo umilmente perdono per il lungo periodo di "latitanza" il fatto e' che ho rivoluzionato (smontato e rimontato) il mio pc, e nel percorso ho fatto un sacco di pasticci, in parte risolti e in part no. ho un'altro problema (ancora!!) quando faccio il rito sembra che l'universo mondo si metta d'impegno per distrarmi....sigh! rumari, luci, persone, animali.....che fallimento...e sempre quando sto per vedere qualcosa....a volte mi pare di vedere luoghi sconosciuti, del presente (credo) e del passato, una volta ho visto solo un fuoco...come fosse un falo', a volte ho come l'impressione che il luogo che in cui mi trovo si stia dissolvendo...(nel senso che sbiadisce e lo sento meno reale....)ma non riesco ad andare oltre. a volte invece mi prende una tristezza, una depressione, non so come definirle ma ne esco stremata e, mi vergogno a dirlo, demotivata....mi sento un'incapace. aiuto! Ciaooooo! mi fa piacere risentirti. Immagino che tu sappia che quegli inconvenienti che riferisci non li provi solo tu. In ogni caso, di seguito riporto uno stralcio di una lettera del 1925 scritta da chi, suppongo, sia arrivato molto in la. In essa si parla proprio di questi fastidiosi inconvenienti. Qui, nella fattispecie si parla di un'atro rito mirato a varcare la soglia del SILENZIO RITUALE ( ne parleremo ) ma gli inconvenienti sono gli stessi perchè unica ne è la radice. .....E vi è da osservare che, mentre nel caso del sonno la stanchezza finisce con l'attutire ogni sensibilità, sicché è possibile dormire nonostante la molestia degli insetti e persino in mezzo all'inferno scatenato da una incursione di aeroplani; invece, quando, nel rilassamento e nell'immobilità assoluta del corpo, la coscienza si sprofonda nel silenzio rituale, LA SENSIBILITA' NON SI ATTUITISCE NEL RITO ; AL CONTRARIO SI AFFINA ESASPERA e se l'attenzione si lascia deviare da un qualunque richiamo del mondo esteriore non è evidentemente possibile raggiungere simultaneamente la condizione necessaria per ottenere i migliori risultati dal rito . Una volta raggiuntolo, per altro, l'inconveniente dei rumori non è piú tanto grave, perché, a somiglianza di quanto accade nel sonno, le sensazioni uditive, o non sono neppure avvertite, o non turbano la coscienza, che non se ne interessa e non accorre piú all'istintivo richiamo. Questo inconveniente dei rumori è specialmente sentito da chi dimora in una grande città dove non ha mai requie la tempesta infernale dei rumori improvvisi e laceranti congegnati di proposito in modo da richiamar per forza l'attenzione: trombe, fischi, campanelli, campane, sirene e simili diavolerie. Eppure questo è ancor nulla in paragone al fastidio della musica; oltre al rumore, entra allora in campo l'azione magica del suono e il ritmo della melodia interviene a turbare l'andamento regolare della respirazione basato sul ritmo delle pulsazioni. La faccenda si aggrava per chi abbia la disgrazia di avere un temperamento musicale; figuratevi di esser riusciti, superando il fastidio del chiasso stradale, ad assorbirvi o quasi nelle operazioni del rito e di sentire all'improvviso, nell'appartamento vicino, scatenarsi i ritmi assurdi di una radio o di un giradischi; c'è poco da fare e non serve a nulla sfogarsi pensando che il principale difetto del prossimo è quello di esistere. E se anche si riesce a superare il ritmo e la trascinante melodia, quali sforzi e quante... ave marie! In campagna, sotto questo rispetto, le cose vanno assai meglio; ma anche in campagna non si può impedire ai cani di abbaiare insistentemente alla luna, ed al chiù di venirsi a ficcare proprio sotto la vostra finestra per lanciare nella pace notturna la tristezza solitaria del suo intermittente richiamo. Sono le infinite ed incessanti manifestazioni della vita fisica che per loro natura vengono a disturbare ed a richiamare chi si accinge a ritrarre da questa forma di vita la propria coscienza. Altro guaio: gli insetti. Con la sensibilità acuita dal rito la mosca che cammina sul lino del camice sembra una cavalletta; e si sente distintamente il rumore fatto dalla pulce che nel saltare urta nel camice o nel muro. Anni sono facevamo il rito in una stanza interna di una vecchia torre isolata sul mare, con le pareti di enorme spessore. Condizioni ideali; unico bipede all'ingiro il falco che di quando in quando si levava a volo su con rapaci strida. Sola apertura un piccolo finestrino nella spessa muraglia; ma tra la sua intelaiatura sconnessa dalle intemperie ed il muro eravi un piccolo interstizio, attraverso il quale, attirato probabilmente dall'odore dei profumi, una volta penetrò un calabrone. Ce ne accorgemmo, all'inizio del rito, a cagione del rumore che faceva con le zampette camminando sul pavimento! E disgraziatamente gli insetti non si limitano a fare rumore, vi toccano e vi pungono. L'abitudine e l'istinto vi spingono allora a cacciarli ed a grattarvi nella parte offesa; ma durante il rito non si può farlo senza troncare; e conviene rimanere immobili vincendo l'insostenibile prurito e la voglia prepotente di accompagnar la prudenza colla grattitudine. Questi sono alcuni degli ostacoli, meschini ma noiosissimi, che la vita quotidiana frappone alla pratica del rito, e che è difficile eliminare. L'otium religiosorum richiede, o richiederebbe, anche per questo motivo un'oasi di pace e di silenzio e gli eremiti, i monaci e tutti coloro che amano il prossimo quando è... distante, godono sotto questo rispetto di condizioni privilegiate. Questi ostacoli si presentano subito e la loro derivazione dal mondo esteriore è chiara ed evidente. Ve ne sono altri in cui questa connessione è meno diretta, pur essendo essi sempre il risultato dell'intervento dell'istinto di conservazione. Per esempio, durante il rito avvengono talora delle specie di slittamenti bruschi ed inaspettati, sopravvengono nel profondo sottili e non peranco note sensazioni ed esperienze; e non sempre si riesce a dominarsi così prontamente e sicuramente da eliminare il turbamento della sorpresa e la paura istintiva che ne paralizzano e ne troncano lo svolgimento. Lo sviluppo spirituale, lungi dall'essere un portato naturale della vita, non è affatto favorito dalle ordinarie circostanze esteriori e dalle tendenze acquisite. Esso è il frutto del lavoro e dell'arte: è l'opera per eccellenza, la grande opera cui lavorano ritualmente secondo le norme dell'Arte Regia tutti gli edificatori e tutti i veri alchimisti.... Veniamo a noi. Cerchiamo di entrare un po' in profondità. Sai bene, che la nostra personalità è la somma di vari elementi, elementi che creano un supporto all'io, cioè, l'io si aggrappa ad essi per esistere; come ti dissi in quelli scritti delle lezioni del corso di magia. Ora se cominci a purificarli, a togliere tramite il comportamento ( osserva tutto :-) e il rito e gli altri esercizi è ovvio che l'io comincia a ..... MORIRE! Si chiama DISTACCO. Adesso prova a vedere questa tua frase "mi prende una tristezza, una depressione, non so come definirle ma ne esco stremata e, mi vergogno a dirlo, demotivata....mi sento un'incapace"Cominci a capire? Consiglio? Devi creare una forza simile a quella che applichi la mattina quando ti svegli e sai che devi alzarti per portare avanti il tuo lavoro, una forza che oltre avere la virtù della volontà deve essere scadata col fuoco dell'amore. Ama il rito e ama anche gli inconvenienti. la tua mente diventerà un cagnolino ubbidente a tuoi piedi. Se porterai avanti ciò che ti dico sperimenterai una propensione a riposare in te, e da questo riposo calmo ed illuminato scaturirà un senso di spirituale e liberata contentezza. Spia questa sensazione e trattienila. Quando te ne sarai impadronita interamente, con un atto interiore su cui non posso dirti nulla, perché lo apprenderai solo dopo averlo inventato, cerca di connetterla col corpo così che, come calore nell'acqua, vi si diffonda ed alla fine dei due non risulti che una sola cosa, che un solo stato. Questo stato è lo stato fluidico. Il corpo astrale. In conclusione. Sei stata molto brava! Sono veramente contento. CONTINUA!! Caoooo